HORROR & SF - Mum & Dad
Dopo “Eden Lake” e “Donkey Punch” un altro horror di buona fattura che arriva dall’Inghilterra: “Mum & Dad”, brutale e soffocante storia di dolore, sevizie e sopraffazione.
É ormai fatto chiaro e (quasi) universalmente riconosciuto come attualmente sia la Francia la nazione che sta veleggiando davanti a tutti nel mondo dell’horror. La nouvelle vague transalpina ha mietuto tante vittime, e l’ultimo, straordinario Martyrs ne è l’ennesima e definitiva controprova.
C’è però un’altra nazione che sta uscendo fuori con discreta continuità d’intenti e risultati, l’Inghilterra. Non si può ancora parlare di “brit horror”, di vero e proprio movimento, perchè i film per ora sono ancora pochi e molto slegati tra loro, sia a livello produttivo sia per quanto concerne le tematiche espresse. Ma i segnali sono positivi e intriganti.
Così, dopo l’ottimo Eden Lake e l’apprezzabile Donkey Punch, arriva dall’Inghilterra anche Mum & Dad, uscito nelle sale della madrepatria lo scorso 26 dicembre (cosa assolutamente e tristemente improponibile nelle nefaste terre italiche), scritto e diretto da un giovane esordiente, Steven Sheil. Un film duro, di difficile sopportazione, destinato a sconquassare gli animi più sensibili, e di certo non mancante di coraggio.
Lena è una giovane immigrata polacca, che per guadagnarsi il pane lavora facendo le pulizie nell’aereoporto di Heathrow, a Londra. Conosce altri due ragazzi, fratello e sorella, muto lui e logorroica lei, che si fingono suoi amici, e poi con un piccolo stratagemma le fanno perdere l’ultimo pullman che l’avrebbe riportata a casa. Per farsi perdonare le offrono di passare la notte da loro, dato che abitano insieme ai genitori a due passi dall’aeroporto.
Non appena giunta in quella che scoprirà essere una casa maledetta, Lena viene colpita alla testa. Quando si risveglia è legata a un letto con corde e cinghie. Da lì ha inizio il suo incubo, in cui si troverà ad avere a che fare con una strana “famiglia” (mamma, papà e figli), che la terrà prigioniera e la sottoporrà a una lunga serie di umiliazioni fisiche e psicologiche, giochi sadici e sevizie assortite.
Chiaramente Mum & Dad si poggia su di una tesi di fondo atta a denunciare il marcio che spesso si annida dietro le pareti delle case borghesi, in cui vivono individui folli e feroci che nel proprio habitat protettivo smettono di comportarsi da esseri umani per divenire bestie senza scrupoli. Sheil sottolinea e amplifica il tutto girando quasi interamente il film all’interno di quelle demoniache pareti domestiche, inglobando l’incedere degli eventi in scenografie strette e soffocanti, in cui trasandatezza e sporcizia dominano in un microcosmo permeato da regole malsane. Fuori dalla casa gli aerei continuano indifferenti a passare sopra la testa di Lena, e il rumore dei loro motori è l’unico effetto sonoro esterno a ciò che accade dentro quelle mura, in cui si consumano atrocità di ogni tipo, ai danni sia della sventurata protagonista, sia degli altri “figli” rapiti e inesorabilmente corrotti prima di lei.

Sheil ci va giù pesante, senza alcun timore, e strozza l’atmosfera eliminando ogni tipo di colonna sonora, costringendo la protagonista a non poter nemmeno urlare (in perfetta antitesi con le grida disperate e reiterate di Martyrs), e dilatando l’angoscia tra un ineffabile silenzio e rumori sordi e ovattati che spiegano tutto anche senza che lo si veda.
I momenti ad alto tasso di crudeltà e perversione peraltro non mancano (dal padre che si masturba utilizzando un pezzo di carne umana, da cui poi cola lo sperma, alla durissima sequenza in cui Lena è rinchiusa in una valigia e presa letteralmente a martellate, fino a un incesto più che suggerito), e se in realtà lo splatter non è poi eccessivo, sono le significazioni situazionali a rendere Mum & Dad un Inferno visivo certamente non adatto a chi non è avvezzo a pellicole di questo tipo.
Il regista va avanti per la sua strada, preoccupandosi solo del presente, senza un prima e senza un dopo. Non cerca scorciatoie simboliche di facile consumo, ma racconta con semplicità una storia di realistico orrore, ancor più inquietante se si pensa che eventi del genere, in qualche modo, da qualche parte, accadono davvero (difatti la pellicola è liberamente tratta dalla vera storia di Fred e Rosemary West).
Certo, in qualche momento l’autore si lascia prendere la mano, cita un po’ troppo direttamente gli archetipi da cui ha tratto ispirazione (da Non Aprite Quella Porta a La Casa dei 1000 Corpi, fino a La Casa Nera di Craven), ed esagera inserendo qualche buffoneria decisamente superflua (la Tv che trasmette un film porno durante la colazione della famiglia, o la macabra statua vivente appesa alla parete nel giorno di Natale). C’è poi da dire che comunque, nonostante tutto, il film non raggiunge le disumane e insostenibili vette di violenza del suddetto Martyrs o dell’incredibile The Girl Next Door, nè la sublime sconcezza dei capolavori di Rob Zombie, e in qualche punto pare rifiatare e autocompiacersi perdendo un po’ d’intensità narrativa.
Il risultato finale resta comunque interessante e tutt’altro che banale, per merito anche degli attori, in particolare la bravissima e convincente protagonista Olga Fedori (25 anni, semi-debuttante, laureata ad Harvard) e lo sciatto e brutale Perry Benson.
Mum & Dad è ovviamente inedito in Italia, ma è reperibile in Dvd edito da Revolver Entertainment. Pare che sia stato realizzato in soli 17 giorni, con un limitato budget di centomila sterline; in Italia tutti si lamentano che non hanno i soldi per girare... non è che invece a mancare sono il coraggio e le idee?
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