Brividi d'acqua: in tv "Dark Water" di Hideo Nakata
Occasione ghiotta per gli spettatori italiani di vedere nel nostro paese un esempio di Horror giapponese delle ultime generazioni: Tele+ grigio propone venerdì 31 gennaio alle 22.50, "Dark Water", dell'acclamato regista di "Ring" Hideo Nakata. Sentieri Selvaggi ne parla in anteprima
Se l'Occidente langue, l'Oriente si dimostra fertile terreno di estreme visioni, di ghost story allucinate, capaci di riflettere sul presente, di esplodere in amplessi sanguinolenti, ma anche di instillare il più genuino senso del terrore giocando con meccanismi più classici. In questo mare magnum, ancora in attesa di essere scoperto per bene, un regista come Hideo Nakata ha già raggiunto uno status invidiabile: merito soprattutto del celebre (anche per i profani) Ring, primo di una fortunata serie. Più di recente, abbandonate le peripezie dell'"anello", Nakata ha rescisso il suo contratto con la Nikkatsu e, trasferitosi altrove, ha realizzato Dark Water (in originale Honogurai mizuno sokokara), visto al recente Torino Film Festival e - la notizia non può che scatenare il nostro giubilo - prossimo ad essere reso visibile anche al pubblico italiano grazie a Tele+ grigio, che lo trasmetterà in prima visione la notte di Venerdì 31 gennaio alle 22.50.
Ritenuto ingiustamente "minore", il film può comunque dire molto su come si possa pensare oggi l'Horror: Nakata infatti non abbonda nel sangue (praticamente assente) e lavora sulle atmosfere, narrandoci la storia di uno scomposto nucleo familiare (una madre sola con la sua bimba) che prende casa in un condominio periferico: un mostruoso gigante di cemento, capace di generare, con la sua sola presenza glabra e pesante, un senso di solitudine incipiente. La solitudine, del resto, è la chiave del film: senza rivelare il finale diciamo infatti che trattasi di ghost story dove il "male" si manifesta attraverso progressive infiltrazioni d'acqua. Geniale rovesciamento di prospettiva che vede l'elemento vitale per eccellenza diventare conduttore di morte e che permette al regista di giocare con originalità le sue carte attraverso l'inedito catalizzatore "liquido". Acqua che come il sangue dell'Overlook Hotel finisce pian piano per invadere la tranquillità domestica, silenziosa e priva di calore. Perché sottotraccia questo è un film sulla friabilità della famiglia moderna, sulla solitudine dei bambini in un mondo di grandi sempre altrove affaccendati. L'immagine principale del film, così, non è tanto quella dell'acqua che gronda minacciosa dalle pareti, ma quella dei bambini che attendono, all'uscita della scuola, che la madre li venga a prendere (sotto la pioggia per l'appunto). Problema che in Giappone è molto sentito, come ci viene testimoniato spesso anche dai cartoons: una nazione di eroi giovani e orfani, si diceva un tempo fra i mangafan; e non certo per lo sterminio di padri causati dalla bomba e dalla guerra mondiale. Quanto per una gestione dissennata della società, basata su una competizione spietata in ossequio al capitalismo più spinto, alla dedizione più masochistica nei confronti del superlavoro, che trattiene molti genitori lontano da casa e dai figli. E chi conosce le leggi dell'Horror, ha già capito dove Nakata voglia andare a parare. Così il film si dispiega lentamente, in maniera ipnotica, con un'eleganza e un rigore che non solo lascia piacevolmente sorpresi e atterriti sulla poltrona, ma lascia contestualmente esterrefatti (oggi) per la radicalità politica del suo discorso. E dimostra come il torpore di noi occidentali nel genere non sia certo dovuto alla censura, ma a una mancanza di volontà di osare, di raccontare storie sincere con le armi offerte dal grimaldello irresistibile della paura.
Così la regia di Nakata, in questo davvero molto classica e scevra dagli avanguardismi che potremmo aspettarci da un Horror del terzo millennio, utilizza i cari, vecchi cliché di sempre: il buio, gli sbalzi sonori, l'attesa e la dilatazione temporale nei confronti del "qualcosa" che si annida oltre il corridoio, nell'ascensore o dietro la famigerata "porta chiusa", tutti incorniciati dall'ossessivo rumore dell'acqua che scorre. La precisione della sceneggiatura, che si compone secondo un meccanismo di whodonuit fino alla finale rivelazione sulla natura del fantasma, si unisce così a un senso dell'inquadratura molto consapevole dei propri intenti, e ci regala un prodotto per nulla "ammuffito", ma fresco e originale.
Per il resto noi occidentali possiamo solo continuare a disperare: gli studios Usa hanno infatti già trovato la loro soluzione al problema originalità mettendo in cantiere i remake delle opere di Nakata e soci. Onore dunque a Tele+ che ci permetterà di rivedere e amare sempre questo cult così come il regista nipponico lo ha pensato e realizzato. Per il futuro, invece, attendiamo di conoscere gli sviluppi del progetto "dip", pensato dalla Dynamic Italia, la celebre casa di distribuzione bolognese, che prevede l'uscita in video (ma si vocifera anche nelle sale) di altre opere del genere, fra le quali c'è anche la citata serie dei Ring.
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