CIELO E TERRA – Vidocq, feuilleton tecnologico
Vidocq è potente dal punto di vista estetico ed è il primo al mondo realizzato dell’ex “artigiano” degli effetti speciali Pitof con l’avveniristica camera digitale Sony HDW-F900, con la quale è stato girato il prossimo Star Wars
Se in Italia il solo che persevera nella produzione di cinema fantastico è Dario Argento, in Francia si susseguono i progetti di film dell’orrore o più specificamente “di genere”. Dopo il grande successo di Le pacte des loups (imminente anche da noi) esce nelle sale dell’esagono (e supera subito la soglia fatidica del milione di spettatori) Vidocq dell’ex “artigiano” degli effetti speciali Pitof. Vidocq: chi era costui? Un ex ladrone della Parigi d’inizio ’800, noto puttaniere, che un bel giorno decise di sfruttare la sua intima conoscenza del milieu per combatterlo. Divenne il poliziotto (prima pubblico poi privato) più famoso di Francia e scrisse un libro di memorie (Les Memoires) che divenne fra l’altro un best seller nella categoria “feuilleton”, nonché la matrice di tutti i polar letterari successivi. Vidocq sta alla Francia come Sherlock Holmes alla Gran Bretagna. Per i cugini d’Oltralpe è icona dell’immaginario anche televisivo, grazie a un serial con Claude Brasseur; tuttavia Pitof e lo sceneggiatore Jean-Cristophe Grangé (autore di I fiumi di porpora) si sono poco ispirati alla Storia e alla memorabilia catodica, perché il loro investigatore è figlio dei tempi. Vidocq è potente dal punto di vista estetico, per intenderci rimanda all’accumulo visivo dei primi lavori di Jeunet e Caro (tipo Delicatessen e soprattutto La cité des enfants perdus); non è un caso che proprio Marc Caro sia autore dei “concept” del film, cioè dei bozzetti grafici che hanno definito i personaggi e molti dei luoghi più caratteristici e oscuri della Parigi ottocentesca. Alla visionarietà del cineasta-disegnatore si aggiunge la preparazione tecnica di Pitof, esperto degli effetti digitali numerici, che per Vidocq ha soffiato un primato nientemeno che a George Lucas: il suo film è il primo al mondo realizzato con l’avveniristica camera digitale Sony HDW-F900, con la quale è stato girato il prossimo episodio di Star Wars.
Esteticamente e tecnicamente interessante, Vidocq soffre a causa della pessima storia di Grangé, che si immagina la battaglia tra l’investigatore (un sempre più ingombrante e splendidamente laido Gerard Depardieu) e un misterioso assassino che ha uno specchio al posto della faccia. La vicenda procede per flashback perché il giornalista Guillaume Canet, insieme all’esotica Inès Sastre, la ricostruiscono a posteriori. Ma i rimandi storici sono un pretesto per contestualizzare una specie di videogame in cui Vidocq combatte a colpi di kung fu. E in cui gli effetti speciali fanno baccano come neppure in Tomb Raider.
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