HORROR & SF - Le tribù corrotte di Tobe Hooper
Famiglie alienate con personaggi malsani e corrotti ma governate da un ordine sociale solido. Comunità deviate spesso presenti nei suoi film, piccole tribù intessute di gerarchia e norme da rispettare, alla cui mancanza o ribellione corrisponde l'avvento della follia. Un viaggio nel cinema del regista texano in attesa di "The Toolbox Murders"

Il gusto del grottesco, della rappresentazione del macabro virata verso i lidi del parossismo, dello splatter portato al limite dell'irriverenza. Tobe Hooper, da Austin, Texas, uno dei registi più scomodi dell'ultimo trentennio. Nelle sue opere le frequenti debolezze delle sceneggiature vengono mascherate dalla capacità di creare e mostrare personaggi malsani e corrotti, anti-convenzionali e inquietanti nella loro ingenua follia, che si muovono attraverso scenografie spesso rozze e ridotte all'osso, prive di grandiosità stilistica ma efficaci nel porsi come elemento fondante del clima disturbante che ricopre e avvolge le sue opere migliori. Uno stile immediato, personale, non in grado di unirsi con produzioni di alto livello (Poltergeist, prodotto commerciale di buon effetto ma ben lontano dal tocco hooperiano), bensì perfetto per lavorazioni cosiddette minori in cui però il regista trova modo di esprimere il suo viscerale interesse per realtà periferiche, disconnesse dalla centralità della metropoli, personificazioni di mondi paralleli e nascosti in cui l'orrore germoglia e cresce incontrollato e indisturbato.
Partendo dal suo capolavoro per eccellenza, Non Aprite Quella Porta, e arrivando alla sua pellicola più recente, The Toolbox Murders, presentata in anteprima italiana allo scorso Torino Film Festival e (ahimè) ancora inedita nelle sale, un elemento percorre e accomuna la carriera di Hooper, alle volte ponendosi come fulcro della narrazione, altre come elemento strisciante e solo apparentemente secondario: il concetto di comunità deviata, entro il quale si dipanano storie raccapriccianti in cui realismo filmico e componenti sovrannaturali si incrociano e alternano avvolte in una spirale senza uscita.

Dalla famiglia di assassini di The Texas Chainsaw Massacre I e II, ai gestori del parco di divertimenti de Il Tunnel dell'Orrore (The Funhouse), al rapporto incestuoso tra padre e figlia in The Mangler, al legame vampirico della comunità di Salem's Lot ne Le Notti di Salem, ai personaggi affini e complici dello stesso The Toolbox Murders, nei film di Hooper trova spazio la rappresentazione di un nucleo familiare, con le proprie regole, guidato da un ordine sociale stabilito, nella cui tela finiscono imprigionati personaggi innocenti finiti nelle fauci del nemico solo per una casualità. Nella comunità hooperiana vi è solitamente un capofamiglia, al cui comando ubbidiscono figli, geneticamente o metaforicamente parlando, malati e spesso afflitti da deformità fisiche oltrechè mentali (Leatherface, il mostro di Funhouse, l'addetto alle riparazioni di Toolbox), a porre in essere un sottoinsieme di comando e una gerarchia di ruoli, alla cui eventuale variazione o ribellione corrisponde uno scoppio di follia, non esterna ma implosa all'interno del nucleo. Quest'implosione fa sì che la nevrosi controllata e dormiente in seno alla comunità si risvegli improvvisamente per dar vita al climax narrativo delle pellicole, finendo per trasferire in secondo ruolo la lotta per la sopravvivenza degli buoni intrappolati nelle viscere della pazzia.
Il concetto di comunità è dunque per Hooper un elemento imprescindibile nella sua personalissima analisi dei rapporti che intercorrono tra gli esseri umani, e l'esistenza stessa di queste piccole tribù deviate si pone come rappresentazione della corruzione della società, evidentemente marcia al suo interno. Nelle sue storie il regista texano ci porta attivamente al cuore di queste famiglie, di queste collettività, in grado di darsi un codice di comportamento e di mantenerlo costante per periodi di tempo affatto brevi, sottolineando una sorta di lieve deferenza verso personaggi genuinamente ignari dei loro atti, sostanzialmente incapaci di commisurare le loro azioni alle leggi che regolano la società di tutti i giorni, e dunque colpevoli solo nel momento in cui l'ordine viene infranto, per motivazioni e bisogni tanto umani (gli innamoramenti, di carattere solo in parte sessuale, di Leatherface in The Texas II o dell'uomo-mostro in Funhouse) quanto nuovi per personaggi vissuti da sempre nell'ombra della propria isola.

Lusman Arms si permea di complicità e accordi sottintesi, regole immodificabili e rapporti predefiniti, e lo stupore che attanaglia Nell Barrows allo scoprire gradualmente i segreti dell'hotel, altro non è se non la reazione istintiva di chi essendo estraneo ad un corpo sociale costruito e solido non è in grado di capirne le norme primigenie, e non è degno di farne parte.
Le comunità deviate dei film di Tobe Hooper vivono una vita propria, una realtà altra, diversificata in una sorta di ordinata schizofrenia, felici nella loro malsana concretezza, e l'uomo comune, per non essere divorato dal ragno (o dal coccodrillo, come in Quel Motel Vicino alla Palude) non può far altro che tentare di starne lontano, o fuggire da ciò che non può essere compreso, e da una malattia alla quale la società non è ancora riuscita a trovare un antidoto.
LINK
www.open.org/~glennab/tobehooperbiography.htm
(breve biografia)
www.theavclub.com/feature/index.php?issue=3636&f=1
(interessante intervista in cui Hooper parla dell'horror e della sua carriera)
LA FOTO DEL GIORNO - L'America: la casa degli orrori
TORINO 22 - Un nuovo massacro per Tobe Hooper
(da Sentieri selvaggi)
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