BERLINALE 59 - "The Reader", di Stephen Daldry (Fuori Concorso)

  

Malgrado la bravura di Kate Winslet, Daldry dirige un film accademico e senza cuore, lasciando prevalere il trucco rispetto al corpo, la figura rispetto al movimento, lo scatto istantaneo, quasi fotografico, rispetto alla vita. Una delusione totale da un cinema che scappa dalla vita dei loro personaggi e per farlo cerca solo di ingabbiarli

the readerThe Reader è la storia di un’iniziazione. Al corpo e alla parola. C’è un’estraneità, una mancanza, un vuoto che avvicina i due protagonisti. Daldry però sembra disperdere i frammenti essenziali: una pagina vuota dove firmare durante il processo, il ragazzo nudo che si sta per fare il bagno nella casa della donna ma poi viene guardato attraverso la tenda da lei. Tratto dal romanzo A voce alta di Bernard Schlink, The Reader frantuma tutte le ambiguità e la potenziale forza di questa vicenda in un cinema accademico e senza cuore, dove le situazioni, gli stati d’animo provvisori e le emozioni che gradualmente si manifestano nella loro istintività vengono filmati come elementi già sviluppati, senza permettere così di entrare in quel clima proprio perché è già stato artificialmente creato. La pellicola copre un arco temporale che va dagli anni Cinquanta al 1995 e vede protagonisti il quindicenne Michael (David Kross) e la trentenne Hanna (Kate Winslet) che vivono un breve ma intensa relazione. Poi la donna scompare e il ragazzo, che non sa niente di lei, è convinto di non rivederla mai più. Alcuni anni dopo la ritroverà in un’aula di tribunale coinvolta in un processo ai criminali nazisti. Michael è così diviso tra l’orrore che prova per gli atti commessi da Anna e l’amore che lo ha legato a lei quando era più giovane.

La sessualità, l’erotismo della storia, sono come imbalsamati. Il vibrante Malle di Soffio al cuore è lontano anni luce. E allo stesso modo il regista, come aveva già dimostrato in Billy Elliot e soprattutto nel sopravvalutato The Hours, lascia prevalere il trucco rispetto al corpo, la figura rispetto al movimento, lo scatto istantaneo quasi fotografico rispetto alla vita. Di conseguenza la parola non diventa mai oggetto di seduzione e desiderio (come poteva avvenire nel pur compassato La lettrice di Michel Deville), ma è un elemento che resta incastrato nelle pagine di Omero e di La signora col cagnolino di Cechov (è attraverso questo libro che Hanna impara a scrivere), chiusa nei nastri o nelle parole di Michael giovane (“the reader” appunto) quando legge alla donna romanzi di tutti i generi. Le reazioni di lei sono immediate: rapita, commossa, disgustata. Altre istantanee, dove la reazione è già tutta costruita e deve essere soltanto filmata. Eppure The Reader possiede anche quei colori vitali della fotografia di Menges (evidenti nella scena en plein-air quando i due vanno a fare una gita in bicicletta e a mangiare fuori) e soprattutto un'altra grande interpretazione di Kate Winslet; chissà perché però è stata candidata all’Oscar per questo film e non per Revolutionary Road. Ma alla fine Daldry prova a soffocare anche lei, mettendogli addosso le cicatrici del tempo e invecchiandola con un trucco quasi per renderla irriconoscibile come aveva fatto con Nicole Kidman in The Hours. Ma c’è un momento, un sussulto, un tic che la lascia emergere nella scene in cui rivede Michael dopo molti anni. Un sorriso accennato, un lampo negli occhi. Le uniche cose spontanee di questo film.

 

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