BERLINALE 59 - "Alle Anderen (Everyone Else)", di Maren Ade (Concorso)
Una coppia tedesca in crisi e l'amore che sembra inesorabilmente sfiorito. Opera seconda della giovane regista tedesca. E’ solo un “divertissement” in cui non interessa raccontare il vuoto della contemporaneità e magari sentenziare sulla morte dei rapporti personali. Cinema con poche pretese, neanche quella di ragionare ancora una volta sull'incomunicabilità
Una giovane coppia tedesca decide di trascorrere le vacanze nella villa di famiglia in Sardegna. Fra i loro giochi d’amore si insinuano strane abitudini personali e rituali bizzarri. Gitti non riesce fino in fondo ad esprimere il suo amore per Chris che lentamente sembra prendere le distanze da questa relazione. A compromettere il loro futuro insieme giunge l’incontro casuale con un’altra coppia tedesca che e’ apparentemente piu’ felice e consolidata. In Chris scatta uno strano meccanismo psicologico: improvvisamente si mostrera’ piu’ duro con Gitti dinanzi agli ospiti fino a far perdere la fiducia di quest’ultima per il suo uomo. Quel tentativo di esibire mascolinita’ agli occhi della sua ragazza, portera’ quindi a incrinare il rapporto.
La giovane regista tedesca, Maren Ade, e’ al suo secondo lungomtraggio di fiction, dopo aver realizzato vari cortometraggi e continuando a lavorare come produttrice cinematografica. Ancora un debole film in concorso, ma essendo un film tedesco c’e’ da aspettarselo ogni anno. Succede a Venezia con gli italiani e a Cannes con i francesi. Tutto gira praticamente intorno alla coppia e questo fa perdere di respiro al film, che avrebbe potuto magari sfruttare meglio la location meravigliosa, assai raramente parte integrante della storia. All’autrice e’ evidente che interessa soprattutto tutto cio’ che comporta vivere insieme e quindi pensare per due in ogni istante del quotidiano. E’ un “divertissement” in cui non interessa invece raccontare il vuoto della contemporaneita’ e magari sentenziare sulla morte dei rapporti personali: Maren Ade non li fa neanche scontrare completamente i due giovani in difficolta’: piuttosto e’ in un vicolo cieco che va a terminare la corsa Alle Anderen.
Cinema stanco, come l’amore tra i due, che si perde in retoriche ossessioni. Probabilmente e’ giusto che sia così: il film non ha grandi pretese, neanche quella di ragionare sull’incomunicabilita’. Altrimenti i suoi protagonisti avrebbero dovuto mostrare quanto lentamente e’ possibile, senza accorgersene quasi, perdere la propria identità, e l'impossibilità di conoscere una verità assoluta. Le conseguenze dell’amore sarebbero state: un uomo incapace di comunicare con gli altri e i rapporti col prossimo falsi perché non risultano basati su ciò che l’individuo è, ma sulla maschera che porta. Sarebbe dovuto crescere così anche il senso di solitudine e cominciare a sentirsi nessuno. Ma questo evidentemente e’ un altro film.
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