BERLINALE 59 - "Eden is West", di Costa-Gavras (Fuori Concorso)
Se il West è l´Eden, per forza di cose si tratta di un Eden televisivo: seguendo l´immaginario dei sorridenti e benevolenti spot in tv che tanto fanno sognare gli immigranti che tentano i disperati viaggi via mare verso il nostro Paese, magari si potrebbe leggere l´intera parabola on the road del film come il progressivo disvelamento dell´immaginario interiore da piccolo schermo del protagonista Riccardo Scamarcio.
Il viaggio into the wild attraverso l´Europa del clandestino Riccardo Scamarcio, il supertramp che Costa-Gavras vorrebbe perennemente basito e straniato ma che in faccia all´attore italiano pare solo perennemente distratto, si rivela ben presto come una progressiva restrizione dell´immaginario del personaggio e della messinscena attuata dal regista – di sequenza in sequenza (verrebbe da dire: “di puntata in puntata”) si vanno perdendo piano piano ma implacabilmente tutti i riferimenti cinematografici, sino a finire – alla stregua degli sviluppi sempre più sconfortanti della vicenda – increduli di fronte ad un impianto che malauguratamente si dovrebbe dire “televisivo”: la metafora ´magica´ del finale con incantesimo sulla Torre Eiffel, allora, pare in qualche modo maggiormente efficace se vista come definitivo scavalcamento e invasione delle scorie del piccolo schermo all´interno della struttura filmica (le minacciose truppe antisommossa che sempre più spesso abbiamo imparato ad aspettarci tra le immagini dei tg). Ma andiamo con ordine: Elias Camarcio sta attraversando l´Oceano con uno scafo malandato sovrappopolato di immigranti che hanno appena buttato in acqua i propri documenti. Per sfuggire alla motovedetta della Guardia di Finanza, si butta in acqua e in piena notte guadagna a nuoto le rive della spiaggia privata di un surreale villaggio vacanze extra-lusso, l´Eden Village. Questa è senza dubbio la parte migliore del film: l´inserimento del personaggio imbambolato, involontariamente busterkeatoniano (per esagerare un po´) e fuori dal mondo di Scamarcio, scambiato prima per inserviente, e successivamente assurto al rango di amante di una annoiata e canteiana donna di mezza età in villeggiatura, permette a Costa-Gavras di mettere a segno un paio di frammenti in cui le consuetudini di questi vacanzieri borghesi si rivelano in tutta la loro inconsapevole e violenta ridicolaggine – funziona ad esempio la sequenza in cui il direttore del villaggio, per aiutare le forze dell´ordine a rintracciare i clandestini nascosti nella zona, convince i villeggianti a dividersi in gruppi e a partecipare alla caccia ai sans papiers con l´aiuto dei cani, come se si trattasse dell´ennesimo gioco organizzato dagli animatori dell´Eden Club. Scoperto e costretto a fuggire, dopo aver aiutato un prestigiatore francese ad organizzare il suo spettacolo per i turisti, Elias attraverserà mezza Europa per raggiungere Parigi dove vuole ritrovare proprio quel mago per farsi assumere come suo aiutante. E´ da questo punto in poi, da questa metafora sin troppo scoperta sulla ricerca dell´illusione, che il film di Costa-Gavras si fa sempre più debole e indifendibile, inanellando una serie di affrettate situazioni di abbozzata e inverosimile continua solidarietà tra sconosciuti – come i cittadini sempre sorridenti e benevolenti che è facile incontrare sparsi per gli spot in tv che tanto fanno sognare gli immigranti che tentano i disperati viaggi via mare verso il nostro Paese (è per questo che magari si potrebbe leggere l´intera parabola on the road del film come il progressivo disvelamento, appunto, dell´immaginario interiore di Elias): se il West è l´Eden, per forza di cose si tratta di un Eden televisivo.
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