BERLINALE 59: Orso d´Oro a "La teta asustada"
Il film della peruviana Claudia Llosa si aggiudica il massimo riconoscimento. Riconoscimenti anche per Gigante di Biniez (soprattutto l´Orso d´argento), abbastanza trascurati gli ottimi Darbareye Elly di Farhadi (premio per la miglior regia) e The Messenger di Moverman (miglior sceneggiatura), e pressocché ignorati Tatarak di Wajda e Cheri di Frears
Era già annunciato da qualche giorno e stavolta i pronostici non sono stati smentiti; La teta asustada, secondo lungometraggio della trentaduenne regista peruviana Claudia Llosa, si è aggiudicato l´Orso d´oro. Come lo scorso anno quindi la Berlinale premia cineasti emergenti da far conoscere. Rispetto all´imbarazzante José Padilha di Tropa de elite, questo è senz´altro un riconoscimento migliore, anche se il film non è stato di quelle sorprese che hanno folgorato, pur riconoscendogli indubbi meriti, soprattutto nel modo di mostrare la paura del personaggio protagonista, mentre le perplessità riguardano le tracce troppo sfumate e simboliche in cui si fa sentire la protesta politica della cineasta contro le violazioni dei diritti umani nel proprio paese. Una delle opere che invece aveva maggiormente colpito, Gigante di Adrián Biniez, si è dovuta accontentare dell´Orso d´argento ex-aequo con l´esibita autorialità del tedesco Alle Anderen di Maren Ande che si è portato a casa anche il premio per la miglior attrice assegnato alla protagonista Birgit Minichmayr. Il premio per la miglior interpretazione maschile è andato a Sotigui Kouyate per London River. A Gigante non è andata comunque male avendo anche ottenuto il premio Alfred Bauer (ex-aequo con Tataranka di Wajda) e quello per la miglior opera prima. Meritavano certamente di più sia Darbareye Elly di Asghar Farhadi (premio per la miglior regia) e The Messenger di Oren Moverman (miglior sceneggiatura).
In un concorso che non ha certo brillato per novità mantenendosi su un livello medio, quasi mediocre (anche se migliore di quello dello scorso anno) resta soprattutto lámaro in bocca, oltre che per le pellicole di Farhadi e Moverman, soprattutto per il grandioso ultimo film di Wajda Tatarak, modernissimo e di una purezza cinematografica assoluta. Come miglior attrice invece era piaciuta molto Anamaria Marinca in Storm. E se si voleva andare più sul sicuro, anche Cheri di Stephen Frears poteva ottenere qualcosa. Vederlo fuori da tutti i premi, un po´sorprende.
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