BERLINALE 59
ONDE SELVAGGE - Berlinale Coverage Report (del 18/02/2009)
Direttamente dalla seconda settimana della 59esima Berlinale, tutti gli interventi giornalieri sulle frequenze di Radio Popolare Roma, tra Il Canto della Balena e Onde Selvagge, di Sergio Sozzo inviato 'selvaggio' in Germania. AUDIO ascolta i podcast.
BERLINALE 59: Orso D'Oro countdown FINALE (del 16/02/2009)
Si conclude il VideoCountdown di Simone Emiliani dalla Berlinale 2009. Il commento del vice-direttore su tutti i premi e sui riconoscimenti mancati ai film più amati da Sentieri Selvaggi in Germania. VIDEO
BERLINALE 59: Orso d´Oro a "La teta asustada" (di Simone Emiliani, del 14/02/2009)
Il film della peruviana Claudia Llosa si aggiudica il massimo riconoscimento. Riconoscimenti anche per Gigante di Biniez (soprattutto l´Orso d´argento), abbastanza trascurati gli ottimi Darbareye Elly di Farhadi (premio per la miglior regia) e The Messenger di Moverman (miglior sceneggiatura), e pressocché ignorati Tatarak di Wajda e Cheri di Frears
BERLINALE 59 - "Eden is West", di Costa-Gavras (Fuori Concorso) (di Sergio Sozzo, del 14/02/2009)
Se il West è l´Eden, per forza di cose si tratta di un Eden televisivo: seguendo l´immaginario dei sorridenti e benevolenti spot in tv che tanto fanno sognare gli immigranti che tentano i disperati viaggi via mare verso il nostro Paese, magari si potrebbe leggere l´intera parabola on the road del film come il progressivo disvelamento dell´immaginario interiore da piccolo schermo del protagonista Riccardo Scamarcio.
BERLINALE 59 - Orso D'Oro Countdown: - 2. VIDEO (del 14/02/2009)
Gli ultimi commenti di Simone Emiliani nel suo consueto VideoCountdown sulla Berlinale agli sgoccioli: i primi pronostici, l'ultimo bellissimo Wajda, la sorpresa di Pink Panther 2. VIDEO
BERLINALE 59 - "The Pink Panther 2", di Harald Zwart (Fuori Concorso) (di Sergio Sozzo, del 14/02/2009)
Dopo il primo deludente remake di Shawn Levy, il secondo episodio si dimostra in tutto e per tutto l'ennesima personalissima opera di Steve Martin – tra le ultime, sicuramente quella più vicina ai suoi esordi demenziali post-Saturday Night Live: Il film assume allora quel carattere pazzescamente surreale e quasi situazionista delle sortite migliori dell'attore. Di fatto, si tratta della sua performance più stupendamente fisica dai tempi di Ho sposato un fantasma.
BERLINALE 59 - "Tatarak", di Andrzej Wajda (Concorso) (di Simone Emiliani, del 13/02/2009)
Uno dei film più belli del concorso, un’amara parabola sulla morte ma, contemporaneamente, sulla provvisoria e fugace ricerca della felicità sospesa tra finzione e vita reale, in cui emerge Krystyna Janda che mette a nudo se stessa nel ricordo del marito perduto, il direttore della fotografia Edward Klosinski a cui il film è dedicato
BERLINALE 59 - Orso D'Oro Countdown: - 3. VIDEO (del 13/02/2009)
Si avvicina la premiazione della Berlinale 2009...Simone Emiliani continua ad analizzare nel suo VideoCountdown i passaggi del Concorso, ed anche le altre pellicole viste al Berlinale Palast. VIDEO
BERLINALE 59 - "Deutschland '09", 13 cortometraggi sullo stato della Nazione (Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 13/02/2009)
Un gruppo di registi tedeschi si è riunito dopo oltre 60 anni dalla seconda guerra mondiale, a 40 anni dalla rivolta giovanile degli anni sessanta, 30 anni dopo l’autunno tedesco del 1977, a 20 anni dalla caduta del muro, per comporre un mosaico della situazione sociale e politica della Repubblica Federale. Il corto più bello è decisamente quello di Tom Tykwer
BERLINALE 59 - "Garapa", di José Padilha (Panorama Documentario) (di Leonardo Lardieri, del 13/02/2009)
Il vincitore dell’Orso d’Oro nel 2008, José Padilha, con Tropa de Elite, si ripresenta a Berlino realizzando un documentario sul suo Paese. Indagine sulle condizioni in cui versa il Brasile, prendendo spunto dalla tragica piaga della fame e realizzando un ibrido: tra reportage e docu-drama
BERLINALE 59 - "The Dust of Time", di Theo Angelopoulos (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 13/02/2009)
Il film fa parte del secondo anello di una trilogia dedicata alla storia del popolo greco in cui si ha l’impressione che l’opera del maestro greco si alimenti essenzialmente con i residui del passato. Il suo simbolismo accerchia, non lascia respiro e ormai si ha proprio l’impressione che Angelopoulos, non si sa quanto involontariamente, faccia la parodia ad Angelopoulos
BERLINALE 59 - "My One and Only", di Richard Loncraine (Concorso) (di Sergio Sozzo, del 13/02/2009)
La messinscena di Loncraine è sempre di irritante liofilizzazione dello stereotipo on the road di Alici e affini, e ben spesso imbarazzante, come fosse l'ingolfamento definitivo del lavoro già terrificante di sintetizzazione dell'immaginario classico intentato in alcuni recenti film dei Coen. Forte della compiaciuta sagacia dei dialoghi 'frizzanti' e delle battute maliziose, la civetteria di Renée Zellweger pare essere diventata oramai maniera.
BERLINALE 59 - "Notorious", di George Tillman Jr (Fuori Concorso) (di Sergio Sozzo, del 13/02/2009)
George Tillman Jr si limita ad applicare sulla pellicola lo stile nervoso e sovreccitato dei videoclip rap. La vicenda di redenzione e riscatto morale che porta il piccolo boss dello spaccio di crack Christopher Wallace dai marciapiedi del ghetto all'american dream del suo alter-ego gangsta B.I.G., passando dal carcere fino a finire ammazzato, non acquista né il misticismo di uno Spike Lee né la statura di parabola popolare di uno Stallone, da tempo al lavoro su di un progetto simile.
BERLINALE 59 - "Yang Yang" di Yu-Chieh Cheng (Panorama) (di Massimo Causo, del 13/02/2009)
Già autore del sorprendente Do Over, questo 31enne regista taiwanese racconta la storia di una ragazza eurasiatica in cerca della sua identità e dei suoi sentimenti, sospesa tra figure paterne e amori impossibili e immersa in una vita dominata dalla finzione. Un po’ come Olivier Assayas, Yu-Chieh Cheng si spinge del destino sentimentale della sua protagonista, la osserva a distanza ravvicinata, in piani serratissimi tutti girati con la macchina a mano, per meglio sentirne il respiro e le emozioni.
BERLINALE 59 - Singularidades de Manoel De Oliveira...VIDEO (di Sergio Sozzo, del 13/02/2009)
Manoel De Oliveira presenta al pubblico del Cinema Parìs di Berlino il suo ultimo bellissimo Singularidades de una Rapariga Loura: nella sua commossa lettera per il Festival, il racconto di come De Oliveira fosse volato a Berlino negli anni '50 per imparare a girare con pellicola a colori, di come abbia comprato proprio in Germania la sua prima Arriflex, con cui girò il primo film a colori della storia del cinema portoghese. VIDEO
BERLINALE 59 - Orso D'Oro Countdown: - 4. (del 13/02/2009)
Simone Emiliani dà il via al suo VideoCountdown in attesa dell'Orso d'Oro 2009. In questo intervento, il vice-direttore ritorna sul film di De Oliveira, su Happy Tears di Lichtenstein, su The Messenger di Oren Moverman, Notorius di George Tillman Jr, e sulla Pfeiffer di Cheri. VIDEO
BERLINALE 59 - "La Teta Asustada (The Milk of Sorrow)", di Claudia Llosa (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 13/02/2009)
Fausta è la prova vivente delle donne che hanno subito violenza nel periodo del terrorismo in Perù. Nell’opera seconda della giovanissima regista peruviana, strisciante è la tentazione di denuncia del passato. Resta però la percezione di un "dettagliato massimalismo”, in cui lo sguardo si tiene "distante" a scalfire debolmente la fisicita' del disagio
BERLINALE 59 - "Happy Tears", di Mitchell Lichtenstein (Concorso) (di Simone Emiliani, del 12/02/2009)
Continua, dopo Denti, il sezionamento del corpo umano da parte del cinema del regista che tende a inglobare nell’immagine tutto ciò che inquadra per poi manipolarlo, esempio di un gioco essenzialmente appariscente che non trova mai un equilibrio tra la dimensione realistica e la sua deformazione. Rispetto all’esibizionismo di Parker Posey, Demi Moore è più trattenuta, così trattenuta da apparire quasi invisibile.
BERLINALE 59 - "Claustrophobia", di Ivy Ho (Panorama) (di Sergio Sozzo, del 12/02/2009)
Ivi Ho, sceneggiatrice per Ann Hui, Johnnie To, Jackie Chan, esordisce alla regia con un'opera in cui il termine del titolo assume una valenza universale, di claustrofobia intesa come oppressione del vivere, gabbia dell´esistenza. Istantanee di un amore che sarebbe potuto essere, a ritroso partendo dalla fine, frammenti riusciti ed altri in cui Ivy Ho pare voler stiracchiare ad oltranza questa infinita parola-convenevole da bolla a-temporale.
BERLINALE 59 - "Singularidades de uma Rapariga Loura (Eccentricities of a Blond Hair Girl), di Manoel de Oliveira (Berlinale Special) (di Leonardo Lardieri, del 11/02/2009)
Lezione di cinema. Disincantato. Manoel de Oliveira gira come se avesse ancora tanto da raccontare, ma lascia il nostro sguardo seguire, fino a perdersi, i binari dei ricordi, delle occasioni mancate, degli errori inconsapevoli. Chiude la sua storia in poco più di un’ora, ma forse non è mai cominciata o è, da sempre, più vicina di quanto si creda, magari accanto a noi, quotidianamente
BERLINALE 59 - "Katalin Varga", di Peter Strickland (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 11/02/2009)
Interessante opera prima del giovane regista inglese. Ammaliante (a volte troppo) ricostruzione di atmosfere torbide e sinistre, grazie anche al lavoro sul suono di György Kovacs, collaboratore di Béla Tarr. Dell'autore ungherese manca ancora quello sguardo ruvido e penetrante, per cui dai suoi corpi ti senti inesorabilmente coperto, ma Strickland è una piacevole scoperta da seguire in futuro
BERLINALE 59 - "The Beast Stalker" di Dante Lam (Forum) (di Massimo Causo, del 11/02/2009)
Una bambina rapita da un killer orbo, un poliziotto che gli dà disperatamente la caccia, la madre della bimba ricattata per costringerla a far sparire le prove in grado di incastrare un boss. Dante Lam costruisce il suo action drama sul tema del “last minute rescue” e sull’intreccio di destini e sofferenze. Un thriller in cui è la ritmica del dolore che determina la dinamica delle azioni
BERLINALE 59 - "The Countess", di Julie Delpy (Panorama) (di Simone Emiliani, del 11/02/2009)
Si tratta di un’occasione sprecata, di una mancata contaminazione tra film in costume e horror. Giunta al suo secondo film, la Delpy pensa soltanto a specchiarsi nell’obiettivo della macchina da presa mettendo in ombra anche attori come William Hurt e Anamaria Marinca. Un ‘cinéma de papa’ fuori tempo massimo senza la sua ridondanza letteraria e con in più una pesantezza che lo fa continuamente cigolare
BERLINALE 59 - "Barbe Bleue", di Catherine Breillat (Panorama) (di Leonardo Lardieri, del 11/02/2009)
Catherine Breillat rilegge la leggendaria figura di Barba Blu. Devastante. Ti sconvolge con un cinema che non sembra suo: incredibilmente prossimo a Manoel de Oliveira, grondante acerbo sentimento. Capolavoro archetipo che della fiaba raccoglie i suoi frammenti di cinema lasciati sparsi in passato: quadro perfetto che illumina l'opacità delle cose
BERLINALE 59 - "Forever Enthralled", di Chen Kaige (Concorso) (di Simone Emiliani, del 11/02/2009)
Tra biopic e kolossal storico, il film porta sullo schermo la vita di Mei Lanfang, uno dei più importanti interpreti e rinnovatori dell’Opera di Pechino. Rispetto alle ultime opere, il maestro cinese recupera la compattezza dei tempi migliori ma il suo cinema sembra quello di un regista giunto a fine carriera; è spettacolare, impeccabile, ma non seduce
BERLINALE 59 - "Cheri", di Stephen Frears (Concorso) (di Simone Emiliani, del 10/02/2009)
Dal romanzo di Colette, il regista inglese gira il suo film in costume più vicino a Le relazioni pericolose che però non vira verso il dramma ma lascia emergere più una nostalgia del passato. Forse è più lineare di altre pellicole del regista ma c’è comunque una ricerca continua delle forme del piacere, anche un piacere perduto, che riporta all’ebbrezza del cinema di Ophuls
BERLINALE 59 - "London River", di Rachid Bouchareb (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 10/02/2009)
La storia trae spunto dai drammatici eventi legati agli attentati del 7 luglio 2005 di Londra. Due persone si ritrovano dopo la tragedia, nonostante la loro provenienza. Il regista francese di Indigènes, vorrebbe “abitare la distanza”, ma l’eco di un mondo agognato e lontano giunge assai debolmente
BERLINALE 59 - "The Private Lives of Pippa Lee", di Rebecca Miller (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 10/02/2009)
Basato su un romanzo della stessa regista, il film sciupa un bel cast e sbrodola un narcisismo smisurato, dove ogni immagine sembra riflettersi per (auto)compiacersi. Nella sua ronde isterica tra passato e presente, anche l’episodio minimo viene amplificato per mostrare un estetismo di quart’ordine
BERLINALE 59 - "Adam Resurrected", di Paul Schrader (Berlinale Special) (di Leonardo Lardieri, del 10/02/2009)
Dal romanzo di uno dei più grandi scrittori israeliani Yoram Kaniuk, Schrader trae ispirazione. Questa è la storia: un uomo, che una volta era un cane, incontra un cane, che una volta era un bambino. Meraviglioso. Schrader lascia che la carne non tradisca mai la materia fino in fondo. Adam resuscita la prima volta e poi una volta ancora: riunisce l’anima con il corpo abbandonato alla morte
BERLINALE 59 - "The Messenger", di Oren Moverman (Concorso) (di Simone Emiliani, del 10/02/2009)
Il regista, qui al debutto dietro la macchina da presa dopo un passato come sceneggiatore, realizza un gran bel film non solo sui reduci ma anche sul dolore e sa sempre essere trattenuto nei momenti chiave, sapendo staccare un attimo prima semplificare ciò che mostra. In un bel cast (Woody Harrelson, Samantha Morton, Jena Malone, Steve Buscemi), ottima la prova di Ben Foster
BERLINALE 59 - Una giornata tipo (di Leonardo Lardieri, del 09/02/2009)
A proposito di due interessanti lavori visti nelle sezioni collaterali al concorso principale. La Journee de la Jupe del francese Jean-Paul Lilienfeld in Panorama e Cea mai fericita fata din lume (The Happiest Girl in the World) del rumeno Radu Jude in Forum. Opere girate entrambe all’interno di una giornata, che si interrogano sui disastri e le illusioni del quotidiano
BERLINALE 59 - "Alle Anderen (Everyone Else)", di Maren Ade (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 09/02/2009)
Una coppia tedesca in crisi e l'amore che sembra inesorabilmente sfiorito. Opera seconda della giovane regista tedesca. E’ solo un “divertissement” in cui non interessa raccontare il vuoto della contemporaneità e magari sentenziare sulla morte dei rapporti personali. Cinema con poche pretese, neanche quella di ragionare ancora una volta sull'incomunicabilità
BERLINALE 59 - "Mammoth", di Lukas Moodysson (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 09/02/2009)
Il giovane e interessante regista svedese di Lilia 4-Ever, Fucking Amal e Container, ritorna ad uno stile narrativo piu’ classico dopo i suoi esordi sicuramente piu’ sperimentali. Gira anche per la solitudine: compie il suo giro perfetto e piu’ breve, tramutando quella stessa solitudine in nevrotica consuetudine, in nevrotica devozione del ritorno
BERLINALE 59 - "Gigante", di Adrían Biniez (Concorso) (di Simone Emiliani, del 09/02/2009)
Non è un film trascendentale ma ha comunque il pregio di essere semplice e diretto per come porta sullo schermo un voyeurismo mai appariscente ma sottratto, per come trasforma i silenziosi inseguimenti di Jara in una specie di giochi sulla casualità e sul destino e per come si mantiene in equilibrio tra squarci drammatici e forme da ‘commedia dell’assurdo’
BERLINALE 59 - "In the Electric Mist", di Bertrand Tavernier (Concorso) (del 08/02/2009)
Il cinema del regista francese è sempre appassionato ma stanco, cinefilo più che cinematografico in quanto può rappresentare un personale ‘viaggio nel cinema americano’. Si avverte una spaccatura tra lo spazio in cui è ambientata la vicenda e i protagonisti ed è forse per questo motivo che le forme di un post-noir non divampano come accadeva in Out of Time i Franklin ma restano lì solidificate in una superficie orizzontale e pianeggiante
BERLINALE 59 - "Rage", di Sally Potter (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 08/02/2009)
Conflitti amorosi, confessioni segrete: tragicommedia sugli effetti della globalizzazione nell’epoca dell’informazione, attraverso interviste in una casa di moda statunitense. Ennesimo lavoro metalinguistico, chiusi in gabbie sensoriali, in cui pervade l'arida sensazione di compiacenza intellettuale che l’autrice rimanda allo spettatore
BERLINO 59 - "Bellamy", di Chaude Chabrol (Berlinale Special) (di Massimo Causo, del 08/02/2009)
Un cadavere carbonizzato giace sulla scogliera di Nîmes, un assicuratore che dovrebbe essere morto sostiene di essere in realtà l’assassino, un celebre ispettore in vacanza si fa coinvolgere dalle indagini e subisce per giunta il ritorno del fratello portatore di guai. Per celebrare i suoi 50 anni di cinema, il maestro francese porta alla Berlinale un giallo tra due Georges: Simenon e Brassens, lo scrittore e il poeta-cantante. Ma soprattutto un giallo plasmato sull’interpretazione molto bella e invisibilmente intensa di Gérard Depardieu
BERLINALE 59 - "Welcome", di Philippe Lioret (Panorama) (di Simone Emiliani, del 08/02/2009)
L’opera del cineasta francese è disperata, senza speranza, ma di un’intensità tale che non lascia indifferenti. Lioret mette innanzitutto in maniera straordinaria le forme differenti di razzismo che serpeggiano a Calais ma costruisce anche una struggente storia di amori impossibili con al centro un intenso Vincent Lindon
BERLINALE 59 - "Storm", di Hans-Christian Schmid (Concorso) (di Simone Emiliani, del 08/02/2009)
Dopo l’intenso Requiem, il cineasta mostra di trovarsi a disagio con le forme del thriller politico; si avverte infatti una mancanza di equilibrio tra la rappresentazione oggettiva dei fatti e la struttura del genere a cui il film vuole aderire. Colpisce solo la prova di Anamaria Marinca. Peccato che il suo personaggio non abbia invaso il film. Forse, nella sua evidente fragilità, la pellicola ne avrebbe sicuramente guadagnato
BERLINALE 59 - "Little Soldier", di Annette K. Olesen (Concorso) (di Simone Emiliani, del 08/02/2009)
Si parte da un approccio realistico che cattura anche momenti di verità nell’inquadrare diversi stadi di solitudine. La cineasta danese non riesce a gestire la metamorfosi della storia soprattutto perché, malgrado la macchina da presa stia addosso ai personaggi, si avverte una distanza ai limiti dell’aridità
BERLINALE 59 - "Darbareye Elly (About Elly)", di Asghar Farhadi (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 08/02/2009)
Il regista iraniano gira quasi per ricordarci, se ancora ce ne fosse bisogno, che il cinema non è solamente Kiarostami, Makhalbaf o Panahi; il cinema del suo Paese non è solamente interminati spazi e sovrumani silenzi. Puo' essere anche il dramma dei sentimenti che incarna i limiti di una societa’ in continua evoluizione. Sarebbe ora di smettere di pensare al prossimo film iraniano come a un possibile capolavoro mancato...
BERLINALE 59 - "El Niño Pez (The Fish Child)", di Lucia Puenzo (Panorama) (di Leonardo Lardieri, del 07/02/2009)
Secondo lungometraggio della regista argentina di XXY, premiato a Cannes 2007. Non manca di delicatezza il suo occhio e di movimento febbricitante, gonfio di perversioni e “debolezze”; in realta’, a cedere troppo spesso ancora, e’ quella passione rarefatta e frantumata che il cinema dovrebbe a volte restituirci, senza essere definitivamente intrappolati in una cornice di sontuosa compostezza
BERLINALE 59 - "Human Zoo", di Rie Rasmussen (Panorama) (di Leonardo Lardieri, del 07/02/2009)
Opera prima dell’attrice danese, apprezzata protagonista in Angel-A di Luc Besson, il quale di Human Zoo è anche il produttore. Senza sbilanciarci, l’impressione è che potremmo trovarci dinanzi ad un nuovo fenomeno al femminile del cinema europeo. Presenza scenica prepotente quella di Rie Rasmussen, teneramente ingombrante che trapassa il set
BERLINALE 59 - "The Reader", di Stephen Daldry (Fuori Concorso) (di Simone Emiliani, del 06/02/2009)
Malgrado la bravura di Kate Winslet, Daldry dirige un film accademico e senza cuore, lasciando prevalere il trucco rispetto al corpo, la figura rispetto al movimento, lo scatto istantaneo, quasi fotografico, rispetto alla vita. Una delusione totale da un cinema che scappa dalla vita dei loro personaggi e per farlo cerca solo di ingabbiarli
BERLINALE 59 - "Terra Madre", di Ermanno Olmi (Berlinale Special) (di Massimo Causo, del 06/02/2009)
Un documentario “politico e preveggente” sulla convention torinese di Slow Food del 2006 (oltre 6000 coltivatori provenienti da oltre 130 paesi), ma anche un atto di fede (dello sguardo) nei confronti di una natura intesa come stato di sospensione che non conosce tempo. Un’opera lirica e illuminata da una malinconia nella quale Olmi non manca di credere con l’ingenuità della sua età
BERLINALE 59 - "Ricky", di François Ozon (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 06/02/2009)
Il regista francese gira una fiaba sull’attesa, una favola incantata e sospesa che ricorda stilisticamente i fratelli Dardenne. Senza pensarlo come un film totalmente riuscito, Ricky potrebbe segnare il ritorno sui propri passi, quelli gia’ battuti con una certa efficacia in passato: quelli in cui intrecciava commedia, grottesco, fantascienza, favola dark...
BERLINALE 59 - "The International", di Tom Tykwer (Fuori Concorso) (di Simone Emiliani, del 06/02/2009)
Tra spionaggio e thriller politico, guardando forse a 007 e Pakula, l’opera del cineasta tedesco è una fredda operazione sul genere, eseguita chirurgicamente, che finisce col dissolvere quella velocità fisica e sensoriale che ha sempre costituito uno dei punti di forza del suo cinema. Anche Clive Owen e Naomi Watts appaiono piuttosto spaesati
BERLINALE 59 - ONDE SELVAGGE: Come ti trovi, a Berlino Est... (del 06/02/2009)
L'intervento del nostro vice-direttore SIMONE EMILIANI atterrato in Germania per seguire la 59a Berlinale appena iniziata, in collegamento telefonico sulle frequenze di Radio Popolare Roma all'interno di Onde Selvagge - Magazine di Cinema e Altre Derive, lo spazio radiofonico del venerdi pomeriggio di Sentieri Selvaggi, a cura di Annarita Guidi e Sergio Sozzo. AUDIO ascolta l'intervista.
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