TWO LOVERS
SPECIALE "TWO LOVERS" - James Gray: io (e) Joaquin Phoenix (di Giovanna Canta, del 11/04/2009)
Dall’esordio in The Yards, alla telefonate notturne. Sei anni dopo, l’esperienza gratificante e complessa de I padroni della notte. Fino ad oggi, con l’ultima toccante interpretazione in Two Lovers. James Gray (non) dice addio a Joaquin Phoenix a suo modo... Dalle pagine di Moviemaker dell’inverno 2009
SPECIALE "TWO LOVERS" - The Boogeyman (del 06/04/2009)
Gray è l’artista o il dipinto? Classe 1969, Gray è il pittore incerto dei suoi talenti nato nel Queens, ma cresciuto all’ombra dei mattoni rossi, come il sangue rappreso, di Brigthon Beach, è il ragazzo che insegue il sogno di diventare regista all’ombra di Coppola e va a studiare in California, alla USC, mentre tutti i suoi vecchi compagni di scuola finiscono in carcere o sottoterra. Chi è James Gray? Gray è l’uomo (del) nero. Il nero non esiste nella vita reale. E’ il fantasma che cosparge gli occhi di sabbia perché possano sognarlo (Gray e il cinema)
SPECIALE "TWO LOVERS" - Cristallo liquido (di Aldo Spiniello, del 02/04/2009)
Guardare è giocare con la morte. Ma è una sfida impari. E’ il destino del cinema. E’ il segreto di James Gray. C’è sempre qualcosa che ostacola e rende incerta la visione. Tra l’occhio e l’altro c’è un filtro che costringe l’immagine a una lenta erosione. E un sottile pulviscolo si libera dai corpi, dagli oggetti per spandersi nell’aria, a rendere ancor più incerta la possibilità di riconoscersi e ritrovarsi e amarsi
SPECIALE "TWO LOVERS" - Due(e)lle (di Michele Moccia, del 01/04/2009)
Gray entra nel cuore (della visione), nella sua camera più interna, per dirla con Rilke, e di lì prende a circolare in immagini visibili solo grazie al disegno di occhi che scoprono di aver ancora bisogno del mondo. È questo inseguire e tentare l’atto stesso del vedere, come un avere a distanza, che gli permette di risalire alla vena palpabile e incandescente delle emozioni e delle sensazioni che ria(ni)mano il (proprio) mondo
SPECIALE "TWO LOVERS" - L'impossibilità, forse, di una fuga. (di Giacomo Calzoni, del 31/03/2009)
Tutto il cinema di James Gray è un infinito protendersi verso l’altro, anche quando l’attenzione è sempre riposta nella direzione sbagliata: e così i suoi personaggi provano disperatamente a costruirsi una via di fuga dalle loro vite, e non ci riescono, e gridano, urlano e soffrono. Ma proprio per questo, ci sembrano incredibilmente vivi, come è vivo solamente chi è in grado di amare veramente.
SPECIALE "TWO LOVERS" - Il diario di Leonard (di Carlo Valeri, del 30/03/2009)
Gray celebra il fallimento della comunicazione anticlassica: i ricordi scanditi dal mezzo tecnologico e le forme di comunicazione a esso delegate (le fotografie scattate da Leonard alla città e a Sandra, la foto incorniciata della donna un tempo amata, i messaggi telefonici scambiati con Michelle, la frase "I love you" che scrive col dito sul braccio di quest'ultima) finiscono con il frustrare la tangibilità di un contatto. Tutto rimane intrappolato nella visione soggettiva e idealizzata, nell’ossessione per il frammento poetico/mentale. Ed è solo lo spettacolo che ci parla.
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