"Shadowboxer", di Lee Daniels

Il regista lavora infatti su un accumulo frammentario di temi alti e scene madri, che impediscono al film di avere una coesione interna e uno spessore etico preciso. Non per questo si rivela però privo di interesse.

C'è da prendersela un po' con Lee Daniels, produttore afroamericano di Monster's Ball e The Woodsman. Questo Shadowboxer, suo film d'esordio, è infatti una di quelle pellicole che dopo ogni sequenza non fanno altro che smentire e/o ribadire con puntuale alternanza le proprie qualità potenziali. Sospinta da coraggiosi impulsi assai rari nel contemporaneo panorama cinematografico a stelle strisce, tanto da poter giustificare, almeno per una volta, la qualifica di 'produzione indipendente', il film in realtà ha più di un motivo per lasciare perplessi, dallo script assai poco plausibile alla grossolanità di certi spunti tematici, e denuncia i maggiori limiti soprattutto nell'indecisione di Daniels nel riuscire a calibrare registri linguistici e cromatici diversi. Il regista lavora infatti su un accumulo frammentario di temi alti e scene madri, che impediscono al film di avere una coesione interna e uno spessore etico preciso. Non per questo si rivela privo di interesse. Tutto è giocato sul piano di un dolore disperante insistito ma a tratti sincero. Mickey e Rose sono due assassini senza scrupoli, che vivono una strana relazione amorosa con impliciti riferimenti incestuosi (lei, bianca, molto più anziana di lui e ex-amante del padre, è oltretutto gravemente malata). Il loro riscatto spirituale avviene quando decidono di lasciare in vita Vickie, moglie di un gangster psicopatico, dopo essersi accorti che lei è incinta. La 'nuova famiglia' si da così alla fuga, in cerca di una nuova vita, di una redenzione da un passato intriso di sangue. In Shadowboxer tutti i personaggi finiscono con l'uccidere (o quasi) il proprio amante, in particolar modo la morte sembra poter cogliere chiunque in modo brutale e senza rimpianto, proprio perché la vita nel film di Daniels appare sporca e malata, priva di senso, afflitta da una stanchezza tragica che trascina corpi e colori verso epiloghi che hanno sempre a che fare col sacrificio. In tal senso l'amore assume una valenza doppia e antitetica: quella di ricoprire un ruolo lenitivo e consolante, ma anche di spezzare drasticamente il diretto contatto con il vivere. La redenzione stessa cercata così disperatamente da Rose prima e da Mickey poi vede il suo compimento nell'amore-morte di un coito conclusosi con un colpo di pistola e nella carneficina finale risolta ancora una volta da un figlio che uccide il padre. Shadowboxer è un thriller dell'anima che delude quando cerca l'effetto a tutti i costi e la ridondanza simbolica, ma che si avvale di improvvise accensioni liriche che riescono a innalzare la pellicola alla preghiera sincera.

 

Titolo originale: id.

Regia: Lee Daniels

Interpreti: Helen Mirren, Cuba Gooding jr., Stephen Dorff, Joseph Gordon-Levitt

Distribuzione: Warner Bros. Italia/Videa-Cde

Durata: 93'

Origine: Usa, 2005

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