A Cannes il ritorno verso l'Oriente
Massiccia presenza del cinema asiatico, nutrita presenza francese, grande attesa per Tarantino, Von Trier, Almodóvar, Campion, Loach ed Haneke e un solo italiano in gara, Marco Bellocchio con Vincere. Questo è il cartellone del 62° Festival, in attesa dei programmi della “Quinzaine des réalisateurs” e della Semaine, che tra gli eventi fuori concorsso porta anche gli ultimi film di Terry Gilliam e Sam Raimi
Guardando il programma della 62° edizione del Festival di Cannes, salta subito all’occhio un dato e riguarda la massiccia presenza del cinema del sud-est asiatico. Se nelle ultime edizioni questa cinematografia sembrava aver emigrato verso Venezia da quando Marco Müller è direttore del festival, nel 2009 alcuni degli autori orientali più rappresentativi sono di nuovo presenti sulla Croisette. In competizione gareggiano Taiwan (Tsai Ming-liang con Visage interpretato, oltre che da Lee Kang-sheng, anche da Laetitia Casta e Fanny Ardant), Hong Kong (Johnnie To con l’atteso Vengeance, omaggio al polar francese e al cinema di Melville), Corea (Park Chan-wook con Bak-Jwi), Cina (Chun feng chen zui de ye wan di Lou Ye che ci aveva conquistato nel 2006 con Summer Palace). Nel gruppo non può essere incluso Taking Woodstock del taiwanese Ang Lee perché questo film (che ha tra i protagonisti Liev Schreiber ed Emile Hirsch) è a tutti gli effetti una produzione statunitense. Nella sezione “Un certain regard”, da sottolineare la presenza del coreano Bong Joon-ho (il regista di Memories of Murder e The Host con un altro thriller dal titolo Mother, del giapponese Hirokazu Kore-eda con Kuki Ningyo e del thailandese Pan-Ek Ratanaruang con Nang mai. Insomma, sembra esserci davvero il meglio.Ma la competizione cala altri assi da Novanta, da Tarantino (Inglourious Basterds) che era già annunciato da tempo come uno dei film più attesi del concorso ad Almodóvar (Los abrazos rotos), dalla Campion (Bright Star) a Loach (Looking for Eric), da Von Trier (Antichrist), ad Haneke (Das Weisse Band) fino a Marco Bellocchio con Vincere, al momento unico italiano presente sulla Croisette tra concorso e “Un certain regard. Molto nutrita anche la presenza del cinema francese. Su tutti primeggia l’ottantantasettenne Alain Resnais (Les herbes folles) seguito da Jacques Audiard (Un prophète), ma in gara ci sono anche Gaspar Noe (Enter the Void) e Xavier Giannoli (A l’origine). Questa 62° edizione segna anche il ritorno sia di Elia Suleiman (The Time That Remains) che nel 2002 era presente con l’ottimo Intervento divino sia del filippino Brillante Mendoza (Kinatay), nella selezione ufficiale per il secondo anno consecutivo dopo Serbis. Completano il quadro del concorso due cineaste, la britannica Andrea Arnold (Fish Tank) e la spagnola Isabel Coixet (Map of the Sounds of Tokyo).
Aprirà la kermesse il cartoon della Pixar Up! di Pete Docter mentre l’evento di chiusura sarà Coco Chanel & Igor Stravinsky dell’olandese Jan Kounen, il regista del controverso Dobermann). Per quanto riguarda “Un certain regard”, i film dei registi più conosciuti (oltre quelli asiatici) sono Irene di Alain Cavalier, Kasi az gorbehaye irani khabar nadareh di Bahman Ghobadi, Tzar di Pavel Lounguine, Morrer como um homen di João Pedro Rodrigues e Politist, adjectiv di Corneliu Porumboiu.
Infine fuori concorso grande attesa per The Imaginarium of Doctor Parnassus di Terry Gilliam e Drag Me to Hell di Sam Raimi, ma anche per Agora di Alejandro Amenabar, L’armée du crime di Robert Guédiguian, L’epine dans le coeur di Michel Gondry e Min ye di Souleymane Cisse.
Guardando le cifre, il Festival di Cannes comunica che quest’anno gli sono stati proposti 1670 lungometraggi provenienti da 120 paesi diversi e 2602 cortometraggi di 100 differenti nazionalità. Complessivamente, c’è un aumento del 6% rispetto al 2008.
Certo, a prima vista, c’è il meglio del cinema mondiale. Ma i festival, si sa, non vanno giudicati dalla presenza dei nomi in cartellone ma dalla qualità complessiva. Guardando questo primo fattore, si può notare come alle troppe attese hanno corrisposto alcune volte delle cocenti delusioni. Se però più della metà di questi registi si presenta con dei film ispirati, questa edizione può essere tra quelle memorabili, forse proprio come quella del 1999 e poi del 2002.
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