CANNES 62 - "Kasi az Gorbehaye Irani Khabar Nadareh", di Bahman Ghobadi (Un certain regard)

Film di finzione su forte base documentaria, girato tutto nei luoghi reali vissuti dai giovani musicisti, è il ritratto spietato di una società bloccata che non si sottomette, che adotta infinite strategie di resistenza, proprio come i mille volti del suo cinema, di cui Ghobadi è cineasta tra i migliori degli ultimi dieci anni

no one knows about persian catsUn film sulla musica underground iraniana che, afferma il suo regista Bahman Ghobadi, «sono sicuro al cento per cento non uscirà mai in Iran». E un viaggio, per seguire i detours dei protagonisti, nel corpo più underground di Tehran, nei vicoli, negli appartamenti nascosti al termine di cunicoli labirintici, dove allestire studi di prova o uffici per incontrare chi può farti avere, forse, un passaporto o un visto. O fuori città, in una stalla di mucche dove poter suonare al riparo di occhi e orecchi indiscreti. O nel cuore delle arterie urbane della capitale, usando le strade a bordo di un’auto per cantare liberamente, anche in questo caso forse, perché si può venire fermati dalla polizia per il fatto di avere un cane a bordo. E cani e gatti, dice la legge iraniana, non possono essere portati fuori casa, non si puo’ uscire con loro. Kasi az Gorbehaye Irani Khabar Nadareh (Non si sa niente dei gatti persiani), quinto lungometraggio del regista che esordì nel 2000 con Il tempo dei cavalli ubriachi, vincendo la Caméra d’Or, racconta queste e molte altre cose del vivere oggi a Tehran, sfida continua sulla linea flessibile che separa il lecito dall’illecito, e i continui sconfinamenti tra l’una e l’altra sponda. Con soggetto privilegiato, e raro da vedere al cinema, appunto le mille sfumature della musica indipendente iraniana, vietata, censurata, eppure viva, tenace, costruita giorno per giorno da giovani che, come i gatti e i cani, non hanno libertà e devono nascondersi per suonare.

Il film Ghobadi l’ha iniziato su consiglio della fidanzata Roxana Saberi (la giornalista iraniano-americana imprigionata a Tehran a gennaio e rilasciata pochi giorni fa), co-autrice della sceneggiatura, in un difficile momento della sua carriera, dopo che il suo ultimo film era stato censurato e dopo che il suo nuovo progetto non aveva ottenuto l’autorizzazione. Film di finzione su forte base documentaria, girato tutto nei luoghi reali vissuti dai giovani musicisti, Kasi az Gorbehaye Irani Khabar Nadareh è il ritratto spietato di una società bloccata che non si sottomette, che adotta infinite strategie di resistenza, proprio come i mille volti del suo cinema, di cui Ghobadi è cineasta tra i migliori degli ultimi dieci anni. E ancor più con quest’opera che lo vede per la prima volta, a parte qualche cortometraggio girato nella sua città natale, a contatto con Tehran e con uno stile cangiante al ritmo delle canzoni e dei gruppi musicali, dall’indie rock al rap. Realizzato in diciassette giorni e senza autorizzazione, con le scene girate rapidamente per evitare che la polizia potesse rintracciare la troupe, Kasi az Gorbehaye Irani Khabar Nadareh trae anche forza da un ottimo cast di interpreti non professionisti, oltreché da alcune band underground che si esibiscono, sempre all’interno del discorso diegetico, e da lampi di quotidianità metropolitana inseriti come ulteriori punti narrativi per la fotografia delle contraddizioni dell’Iran oggi.

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