CANNES 62 - Martin Scorsese: Il restauro e' una scelta politica
A Cannes per presentare Scarpette rosse e le attivita’ della World cinema foundation, il regista di Taxi driver racconta il significato del restauro, i criteri e il bello del suo mestiere. VIDEO
«Il restauro di pellicole che vengono da diverse parti del mondo, soprattutto dai paesi in via di sviluppo come l’Africa, corrisponde a una affermazione politica. Sono film che non hanno prezzo, senza contare che questi stessi paesi sono impegnati in uno sforzo di sopravvivenza. Se non ci occupiamo di queste pellicole, le generazioni future non sapranno neanche che esistono».
Sereno, sorridente e con poche concessioni ai fan, Martin Scorsese ha presentato alla stampa il restauro di Scarpette rosse per Cannes Classics. Il regista sembra particolarmente coinvolto dal cinema concepito fuori dei confini statunitensi: «I film che decido di restaurare sono quelli che mi colpiscono dal punto di vista dello stile, sono quelli che mi spingono a tornare sul set, considerando che io preferisco di gran lunga il lavoro di editing. Il restauro e' un lavoro che ti arricchisce dal punto di vista interculturale e spirituale. E l’ispirazione puo’ venire da ogni parte, anche dal cinema contemporaneo come quello di Jia Zhang-ke». Sulla scelta di Scarpette rosse (che in Tetro di Coppola viene citato come uno dei film da vedere prima di morire), il regista non ha dubbi: «La mia generazione, persone come Spielberg e Coppola, hanno deciso di iniziare a fare film dopo aver visto Scarpette rosse. Per me e’ stata un’esperienza fondamentale. I titoli e i registi che mi vengono proposti per il restauro sono tantissimi, e uno dei criteri piu’ importanti di scelta e’ l’effetto che il film avra’ nel futuro. Un film che nessuno cerca e’ un film perduto. Ma uno sguardo, una visione possono generare un circolo virtuoso, dal vedere al voler girare».
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