CANNES 62 - "L'épine dans le Coeur", di Michel Gondry (Séances Spéciales)
Gondry da documentario per un home movie alla ricerca (involontaria) dei luoghi oscuri propria famiglia. In scena c’è zia Suzette, trent’anni da maestra nella provincia francese e una “spina nel cuore”: l’incapacità di comunicare davvero col suo bambino, Jean-Yves, il cugino di Michel… Sempre straordinario questo regista, sempre capace di amare la vita e, attraverso essa, il Cinema
Home movie in cerca della verità, nei luoghi oscuri della solare famiglia Gondry. Non c’è certo un dramma da svelare in questo documentario a tema domestico portato a Cannes 62 dal regista francese come “Séance Spéciale”: L’épine dans le Coeur è una gentile immersione nei ricordi di famiglia focalizzati sulla figura di zia Suzette, anziana signora con trent’anni da insegnante di scuola elementare nella più interna e impervia provincia francese. Candidi capelli un po’ ribelli e carnagione chiara, la fisionomia marcatamente Gondry si rispecchia nella propensione naturale a mettersi in scena per superare l’impasse della non meno naturale timidezza…: la conosciamo bene questa strana mistura di famiglia, per essere al centro del personalissimo cinema del nipote Michel, che ancora una volta qui gioca con la gentilezza del mostrare/mostrarsi al centro di una commedia degli affetti e dei difetti. L’impianto è da documentario a immersione totale sui sentimenti, ritratto per intervista e testimonianze di una vecchia signora francese che ha passato la vita ad insegnare ai bambini a guardare il mondo con occhi nuovi e a scoprire sempre nuove realtà – per citare le parole di un’ispettrice scolastica che all’epoca aveva giudicato Suzette. Non c’è certo da chiedersi che influenza abbia avuto questa zia sulla formazione del nipote…
Vecchi Super8, interviste alla protagonista, testimonianze di amiche e alunne un tempo bambine e ormai signore, soprattutto ritorni sui luoghi del’insegnamento, molto spesso per scoprire edifici abbandonati – come quando tra le rovine di una sua scuola zia Suzette organizza con la complicità del nipote la proiezione di un vecchio film di Grémillon con Jean Gabin, in un set che sembra quasi il finale rivisitato de Gli acchiappafilm… E poi la famiglia Gondry in scena come in un filmino casalingo: zii, cugini, nipoti e pronipoti… Un semplice raduno di famiglia davanti all’obiettivo? No di certo, ché Michel parla con Suzette e scopre piccoli/grandi dolori nascosti nella sua esistenza: la spina nel cuore per questa vecchia zia, che tanto ha amato e tanto è stata amata dai suoi alunni, è stata l’incapacità di comunicare davvero con il figlio Jean-Yves, chiuso nel suo mondo col segreto della sua omosessualità coltivato sino a tarda età, nascosto al padre e mai detto alla pur consapevole madre. Jean-Yves, oggi uomo maturo, ne parla davanti all’obiettivo col cugino, con una sincerità e una semplicità che viene meno solo quando ad essere interrogato è il suo vero rapporto con Suzette, episodi di incomprensione, di silenzi, di delusioni…
Ma non c’è da credere che questo documentario sui sentimenti non detti sia uno di quel lavori gravi e pensosi, sospesi su momenti di intimità, perché questa è pur sempre un’opera di Michel Gondry, dunque leggera, giocosa, spensierata, sorretta da un cinema bambino che scopre la gioia della miniatura (il plastico ferroviario costruito da Jean-Yves), che cerca lo scontornamento folle della scena (l’esperimento di cinema didattico coi bambini che si travestono da figure invisibili), che elabora lo spazio e il tempo dei suoi personaggi per svilupparne con partecipazione i limiti e le mancanze. Sempre straordinario questo regista, sempre capace di amare la vita e, attraverso essa, il Cinema.
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