CANNES 62 - "Like You Know It All", di Hong Sang-soo (Quinzaine des réalisateurs)

Rispetto allo straordinario Night and Day si sente il peso di una costruzione narrativa più consistente, quindi meno libera. Al tempo stesso però il regista coreano – e lo conferma con questo film – può apparire come una specie di Rohmer orientale nel modo in cui sa raccontare i sentimenti e le difficoltà del rapporto uomo-donna mantenendo una semplicità comunque sempre ammirevole.  

Like You Know It AllForse oggi il coreano Hong Sang-soo è uno dei cineasti asiatici più europei, anzi uno di quelli in cui il modello della fusione formale-esistenziale tra finzione e vita reale richiama quelle del cinema della Nouvelle Vague. Anche Like You Know It All sembra muoversi su questa linea. Come in Conte de cinéma (presentato proprio in concorso qui a Cannes nel 2005) ancora una volta è dichiaratamente il cinema ad essere al centro della storia. Ku Kyung-nam, un regista che non è né ricco né celebre e che ha la reputazione di essere cineasta d’essai, viene invitato come membro della giuria di un festival di un cittadina. Rivede un suo vecchio amico che non vede da tempo e passa la notte con lui a bere e conosce sua moglie, che pretende di conoscerlo attraverso i suoi film. La mattina dopo però, dopo che è rientrato in albergo, trova un messaggio del compagno che aveva appena rivisto che lo intima di non farsi vedere mai più. Nel frattempo ritrova anche un vecchio professore d’università.

Like You Know It All sembra un film in presa diretta, con immagini e suoni prima catturati all’istante e poi suddivisi in quadri. La figura di Ku Kyung-nam potrebbe essere anche l’emanazione di un’anima oscura di Hong Sang-soo che può prendere provvisoriamente forma e deambula in un film dove il tempo è sospeso e lo spazio può anche essere irraggiungibile, disperso verso la spiaggia e il mare come in Woman on the Beach che diventa una specie di set riciclato. Forse un’altra esistenza, quasi parallela, fanno di Like You Know It All un film quasi fantastico non certamente nella forma, ancora essenziale e invidiabile nella sua riconoscibilità attraverso quei piani fissi che sembrano registrare apparentemente la vita da un punto di vista oggettivo, ma nel modo in cui prende forma un’esistenza parallela ai limiti dell’assurdo: la lettera dell’amico che non lo vuole più vedere, la scena di sesso tra il regista e la compagna del professore. Rispetto allo straordinario Night and Day si sente il peso di una costruzione narrativa più consistente, quindi meno libera. Al tempo stesso però Hong Sang-soo – e lo conferma con questo film – può apparire come una specie di Rohmer orientale nel modo in cui sa raccontare i sentimenti e le difficoltà del rapporto uomo-donna mantenendo una semplicità comunque sempre ammirevole.  

 

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