CANNES 62 - "L'armée du crime", di Robert Guédiguian (Fuori concorso)
L’obiettivo ‘didattico’ è esplicito: tramandare la ‘leggenda’, celebrare gli ideali di libertà e giustizia, che sono l’essenza dello spirito francese, e rendere l’ennesimo tributo alle origini, alle ferite e alla fierezza del popolo armeno. Ma, nonostante la sincerità della partecipazione, la passione è sempre aldilà, prima e oltre il cinema
Lezione di storia. Parigi, anni ’40, ll’occupazione tedesca. I nazisti hanno in pugno la Francia e godono dell’accondiscendenza del maresciallo Pétain e del Regime di Vichy. Sono i tempi bui dell’Europa, sconvolta dalla Guerra e decimata dalle persecuzioni razziali e dall’antisemitismo. Robert Guédiguian sceglie la carta del film in costume, ricostruisce con meticolosità un’epoca cruciale della storia francese ed europea e racconta una vicenda realmente accaduta. Quella di un piccolo gruppo di devoti alla causa della Resistenza, guidati dal poeta di origine armena Missak Manouchian (Simon Abkarian). Giovani ebrei, spagnoli, polacchi, armeni, italiani, militanti comunisti, che combattono una guerra clandestina contro l’oppressore e rischiano la propria pelle in nome di una Francia libera. Alla fine, nel 1944, la cellula sarà sgominata, gli attivisti saranno torturati e giustiziati e il gruppo verrà bollato dalla propaganda di regime come l’Armata del crimine. L’obiettivo ‘didattico’ è esplicito. Guédiguian vuole tramandare la ‘leggenda’, anche a scapito della ricostruzione fedele dei fatti. Una celebrazione degli ideali di libertà e giustizia che costituiscono l’essenza dello spirito francese, ma anche l’ennesimo tributo del regista marsigliese alle sue origini, alle ferite e alla fierezza del popolo armeno. La retorica è dietro l’angolo. E’ naturale. Guédiguian si difende come può, cercando di mantenere un equilibrio tra la lucidità e l’istintività. Le passioni si agitano, la posta in gioco è alta. e la limpidezza dello sguardo deve lottare con il peso dell’assunto. E si resta lontani da L’armée des ombres del combattente Melville, dove il racconto della resistenza diventa un altro lacerante polar, e la lotta dei maquisards è l’ennesima parabola di uomini chiamati ad affrontare il destino. Qui, invece, la passione è sempre aldilà, prima e oltre il cinema. E’ tutta nella leggenda già scritta e narrata. Guédiguian, suo malgrado, si muove dal di fuori e non riesce a liberare lo sguardo nelle pieghe segrete della sua Parigi ‘truccata’. Nonostante la sincerità della partecipazione, il l’occhio si ferma alla superficie della ricostruzione, senza mai riuscire a rifondare la sostanza degli eventi. Un bel libro illustrato, con la sua lezione da imparare a memoria. Nulla da dire. Niente più da vedere e vivere.
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