CANNES 62 - "Una commedia è una tragedia a lieto fine". Incontro con Ken Loach ed Eric Cantona
Dopo la Palma d’oro vinta nel 2006 con Il vento che accarezza l’erba, il regista inglese torna in concorso con Looking for Eric, commedia che ritrova lo spirito e lo smalto dei suoi film migliori, grazie anche all’interpretazione di un protagonista d’eccezione, l’ex stella del Manchester United
Ken Loach, dopo la Palma d’oro vinta nel 2006 con Il vento che accarezza l’erba, torna in concorso a Cannes con Looking for Eric, commedia che ritrova lo spirito e lo smalto dei suoi film migliori, grazie anche all’interpretazione di un protanosita d’eccezione, il grande calciatore Eric Cantona, ex stella del Manchester United. Il suo cinema è da sempre noto per l’impegno sociale, la partecipazione attiva ai problemi della quotidianità, alle grandi vicende politiche. I suoi film sono per lo più drammatici. Questa volta ha puntato su una commedia. Come mai?
Abbiamo pensato che un sorriso stesse meglio sui nostri visi. E una commedia, dopo tutto, è una tragedia a lieto fine. Abbiamo puntato a presentare questa storia nel modo più onesto e sincero possibile. Ed è in questa direzione che hanno lavorato anche gli attori. Hanno interpretato la realtà, che a volte è divertente, alter volte drammatica. Quando si mette in campo l’onestà, allora tutto andrà bene. Confidiamo molto in questo film e puntiamo a distribuirlo ibn un gran numero di copie.
Lei non ha mai nascosto il suo amore per il calcio. E con Looking for Eric ha definitivamente reso omaggio a questa passione.
Credo che il calcio sia utile per diverse ragioni. Innanzitutto perché si tratta di uno sport che dà alla gente l’opportunità di incontrarsi, riunirsi, creare una comunità. Ho l’impressione che l’unico momento in cui ci è data la possibilità di mostrare un sano spirito patriottico è quando gioca la nostra nazionale. Al di fuori di questo contesto, il nazionalismo non mi sembra una cosa positiva. E poi, durante una partita, la gente riesce a esprimere liberamente le proprie emozioni: gioisce, si rattrista, esulta nello spazio di un’ora e mezza. Se il film è riusciton a render tutto questo, è già un gran risultato.
Mr. Cantona. Non si tratta della prima volta in cui lei appare in un film, ma qui ha avuto addirittura l’occasione di interpretare se stesso. Quali sono state le sue sensazioni?
Alcuni dicono che non sia per niente facile interpretare se stessi. Di certo si tratta di un’esperienza molto particolare. Qui alla base c’era una magnifica sceneggiatura di Paul Laverty. Bisognava soltanto essere il più possibile spontanei e naturali. Ho avvertito una certa tensione prima delle riprese, cosa che non mi era mai capitata altre volte. Ma, discutendo a lungo con Ken e ponendomi per la prima volta alcune domande, ho cercato di acquisire maggiore fiducia in me stesso e nel girare ho provato un gran piacere. Ho percorso un cammino nuovo, mai intrapreso.
Che differenza c’è tra l’essere diretti da un regista e l’essere guidati da un allenatore? Si può azzardare un paragone tra Ken Loach e Sir Alex Ferguson?
In realtà sono due persone molto simili. Pur occupandosi di cose molto differenti, entrambi sanno dar prova di una grande umiltà. La cosa difficile, in ogni caso, è trovare il modo di ottenere sempre il massimo, film dopo film, match dopo match. E sia Ken Loach che Alex Ferguson sono capaci di mettere nel loro lavoro tutta l’energia e la passione necessaria per spingere la gente a dar il massimo. Si tratta di due grandi uomini, prima ancora che di un grande regista e un grande allenatore. E’ questa la cosa essenziale.
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