CANNES 62 - "Dogtooth", di Yorgos Lanthomos (Un certain regard)
Rispetto all’esordio di Kinetta, questo secondo film del regista greco è ben più convenzionale. Qui il gesto del conflitto fra altri personaggi-corpi senza nome, che agiscono sempre in uno spazio claustrofobico, si configura all’interno di una struttura ben più ritmata dal montaggio in cui la tensione e il mistero si sciolgono in scene inscritte nel surreale, nell’assurdo
Se Kinetta era il sorprendente espandere la durata di situazioni misteriose che prendevano forma nel luogo chiuso di un hotel desertico e dei suoi dintorni, con tre personaggi-corpi senza nome impegnati in una lunga, estenuante lotta di contatti fisici, Kynodontas (Dogtooth) è la versione sobria di quel film, dove il gesto del conflitto fra altri personaggi-corpi senza nome, che agiscono sempre in uno spazio claustrofobico, si configura all’interno di una struttura ben più ritmata dal montaggio in cui la tensione e il mistero si sciolgono in scene inscritte nel surreale, nell’assurdo. Kinetta era il primo lungometraggio del regista greco Yorgos Lanthimos, realizzato nel 2005, e fu una vera e propria sorpresa. Kynodontas è un’opera seconda ben più convenzionale, pur nell’adesione a un cinema minimalista che procede più per sketch che per fluidità narrativa. Se Kinetta conteneva un respiro di cinema inatteso, che si liberava da un testo quasi sperimentale, Kynodontas è la messa in bella forma di quell’esperienza anche sensoriale, elaborata da un regista astuto nel confezionare un perfetto prodotto da festival.
Con evidenti riferimenti alla prima Lucrecia Martel, quella de La ciénaga, e a The Village di M. Night Shyamalan, Kynodontas è, salvo qualche esterno e qualche breve scena nella fabbrica dove lavora il padre, tutto ambientato in una villa con giardino blindata, isolata dal resto del mondo da un muro che la circonda e lì imprigiona la moglie e i tre figli adolescenti, due ragazze e un ragazzo. A loro è impedito mettere anche solo un piede fuori casa. Tutto avviene, deve avvenire, fra quelle pareti e nel giardino, educazione sessuale, con un’estranea portata lì bendata dal padre o con incesto, compresa. La casa, teoricamente, potrà essere lasciata solo quando uno dei denti canini cadrà… Il padre-padrone, e la madre pure, impone regole ferree e assurde, ogni cosa va reinventata, a partire dalle parole che assumono altri significati e provocano situazioni imbarazzanti, deliranti. Fino a quando una delle figlie si spacca un canino con un martello e tenta la fuga, nascondendosi nel bagagliaio dell’auto del padre. Uscirà da quella prigione, ma, situazione beffarda, non potrà uscire dal bagagliaio chiuso, nonostante la macchina sia ferma al bordo di una strada e il padre sia assente…
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