CANNES 62 - "Demain dè l'aube", di Denis Dercourt (Un certain regard)
Dopo l’autorialità accademica del precedente La voltapagine, il cineasta francese affronta le zone liminari tra il thriller e l’horror in maniera più decisa e convincente soprattutto nello scarto continuo tra gioco e realtà e che diventa più inquietante nei momenti in cui esce dalla dimensione di un cinema che, a tratti, appare troppo sofisticato
Poteva esserci il rischio di un cinema autoriale-accademico come il precedente film di Denis Dercourt La voltapagine. E le premesse c’erano tutte. La figura e la crisi di un pianista (al centro anche del precedente film) e le scene in costume con le immagini del duello che aprono il film. In realtà Demain dés l’aube si dirige verso altre direzioni, a volte confuse ma comunque sorprendenti. La pellicola vede protagonisti due fratelli. Paul (Jérémie Renier), quello più giovane, è appassionato di battaglie storiche e si reca spesso a delle simulazioni di quegli eventi che si svolgono in costume. Su precisa richiesta della madre malata, Mathieu (Vincent Perez), il fratello maggiore e celebre pianista, cerca farlo uscire da questo universo misterioso. Per riuscirci, non avrà altra scelta che mescolarcisi lui stesso.
C’è nel film uno scarto continuo tra gioco e realtà, una frontiera che Dercourt rende sempre più labile sfumando anche gli ambienti attraversati dai protagonisti: lo studio di incisione in cui Mathieu suona il piano, l’ospedale dove è ricoverata la madre, la loro abitazione. Inoltre c’è l’universo a parte, un altra dimensione, quella dove si svolgono i duelli in costume che, pur non avendo né il fascino né la complessità di Knightriders di Romero nel mondo in cui la quotidianità veniva sommersa da un’epoca passata. Al tempo stesso però la parte più riuscita del film è proprio quella rappresentazione di quel mondo a parte che Dercourt filma quasi come un incubo. Ciò è evidente soprattutto in una delle scene fondamentali, quel party serale in costume dove il tempo sembra essere davvero tornato indietro, nel corso della quale Mathieu offende, secondo il capitano Dreyfuss (Aurélien Recoing) il suo reggimento e quindi sarà costretto a sfidarlo in un duello. Il cineasta francese contamina progressivamente la realtà con questi corpi provenienti dal passato. Sono come degli zombie che vengono dall’aldilà. Più di un horror però si tratta di un thriller inquietante, grazie anche all’affiatamento tra Jéremie Renier e Vincent Perez, che da il meglio di sé quando esce dalla sua dimensione troppo sofisticata.
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