CANNES 62 - "La pivellina", di Tizza Crovi e Rainer Frimmel (Quinzaine des réalisateurs)
Girato in Super 16 millimetri, la pellicola è studiata con precisione dai due registi che, solo dopo un’approfondita conoscenza, hanno potuto mescolare veritá e finzione. La scommessa era quella di inserire in un microcosmo molto ben organizzato un intruso e raccogliere con la macchina da presa le conseguenze e i meccanismi che si possono scatenare. Il risultato é un film con una decisa personalitá
La pivellina è il primo film di finzione realizzato da Tizza Crovi e Rainer Frimmer (di Bolzano lei, di Vienna lui) dopo gli studi e il lavoro come fotografi e la regia di alcuni documentari per filmare la vita, le famiglie, il procedere quotodiano delle cose. Il loro Babooska (2005), ad esempio, ruotava attorno ad un piccolo circo di periferia, seguendo i personaggi nel loro lavoro e nei momenti trascorsi insieme, quando non si fa spettacolo e la vita di comunitá diventa importante. La pivellina si muove nello stesso senso, ma stando dentro una struttura narrativa che riprende alcuni personaggi giá presenti in Babooska e costruendo attorno a loro una storia di invenzione. vivono in un campo alla periferia di Roma, in una roulotte circondata da container e altre roulotte, pochi amici ma fidati con cui far festa e condividere i problemi. Tutto inizia quando Patti trova una bambina nel vicino parco giochi. Non ha più di due anni e la madre l’ha abbandonata su un’altalena, vestita di rosa e con in tasca un biglietto in cui promette di tornare a prenderla presto. Questo il pretesto per raccontare una storia semplice, che ha, però, il compito di aprire gli occhi dello spettatore su una realtá spesso ignorata, anzi, del tutto sconosciuta a chi vive fuori da quei cancelli fatti di lamiera. A nessuno verrebbe in mente di pensare che nei cortili improvvisati si consuma una storia di tenerezza e di accoglienza, dove tutti si sforzano per rendere gioiosi quei giorni d’attesa. Il ritmo é lento e riflessivo, lo sguardo indulge sui particolari, i dialoghi, tutti improvvisati dagli attori, parlano una lingua di concrertezza mentre i silenzi lasciano intendere i pensieri e i desideri dei protagonisti.Girato in Super 16 millimetri, La pivellina ha il carattere di un film familiare, studiato con precisione dai due registi che, solo dopo un’approfondita conoscenza, hanno potuto mescolare veritá e finzione, adattando la vita di Patti, Walter e Tairo alla storia che hanno immaginato per loro. Lo scambio é continuo e fruttuoso perchè portatore di un’idea fresca e matura, senza compiacimenti e senza cadere in nessun manierismo. La scommessa era quella di inserire in un microcosmo molto ben organizzato un intruso e raccogliere con la macchina da presa le conseguenze e i meccanismi che si possono scatenare. Il risultato é un film con una decisa personalitá.
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