CANNES 62 - "Enter the void", di Gaspar Noe' (Concorso)
Il sostegno di tutto il film e' fragile e risibile come una comica contraddizione: esiste una soggettiva di qualcosa che non esiste? A Noe' non interessano neanche da lontano protagonisti e storia, se non come pretesto per indugiare su inutili immagini che mostrano solo i suoi complessi di inferiorita' verso David Lynch e Cristian Mungiu
Allucinato? Se accettiamo che le allucinazioni possano (ancora) essere rappresentate con fiori carnivori, occhi inanimati, cristalli e neuroni e sinapsi immersi in colori sintetici allora si', Enter the void e' quel film allucinato che piacerebbe tanto al suo regista. Provocatorio? Chi ha ancora voglia di sapere, dopo von Trier in questa edizione e dopo Irreversible a Cannes nel 2002, che la provocazione e' evidentemente un segreto di pochi, rimarra' deluso (o, per ottimismo, divertito) da questa estenuante fatica (per il pubblico) dell'argentino Gaspar Noe'. Che nella sua povera ricerca di autorialita' ci aveva pure avvisato: Enter the void, entra(te) nel vuoto.
Oscar e Linda sono fratello e sorella, vivono a Tokyo da stranieri, accomunati da un doloroso precedente. Oscar fa lo spacciatore e Linda la spogliarellista. Oscar si fida di chi lo circonda e paga con la morte. Ma, avendo promesso a Linda di proteggerla per sempre, non riesce a staccarsi dalla terra (notare l'originalita' dell'intreccio). Il resto sono quasi tre ore di soggettiva del morto che volteggia su luoghi e situazioni metropolitane. Soggettiva pure uditiva, perche' il protagonista parla con se stesso (non si sa ne nella mente o a voce alta, pero' da morto smette). Sorvolando sulla presuntuosa superficialita' (che mai in questo film potrebbe farsi splendida superficie) con cui vengono affrontati temi da niente come le proiezioni astrali o le esperienze extra-corporee, sulla tristezza di quell'insistere su luoghi comuni edipici o made in Giappone, comuni tanto da essere diventati occidentali (scene multiple di sesso nel Love hotel, slip usati annusati), sorvolando sull'insensatezza fine a se stessa del mescolare passato, presente e futuro la' dove non ci sono indizi e tantomeno qualcosa da svelare (ma forse Noe' non ama i film di Inarritu e le sceneggiature di Arriaga e con questo esercizio a vuoto vuole mostrarci che la sovrapposizione dei tempi e' un vile trucco...), e sorvolando persino sulla tremenda prevedibilita' non solo narrativa, ma anche visiva (chissa' dove mai andra' a finire quella soggettiva che per tutto il film continua a infilarsi in oggetti dalla forma tonda...), non resta che notare il sostegno di tutto il film, fragile e risibile come una comica contraddizione: esiste una soggettiva di qualcosa che non esiste? Il libro dei morti (tanto per restare nello stesso campo concettuale del regista...), quello egizio pero', affermerebbe che non tutti gli esseri umani hanno anima. Difficile in generale capire chi ce l'ha, facile la certezza che il protagonista di Noe', questo piccolo spacciatore che il regista fa morire in un cesso di Tokyo, questo fratello cosi' amorevole da iniziare la propria sorellina alle pasticche non solo fa
rimpiangere persino i morti di Danny Boyle, ma soprattutto non ha anima ne' co(no)scienza. Perche' a questo regista non interessano neanche da lontano i suoi protagonisti e la loro storia, se non come pretesto per indugiare su finti incubi e superflui dolori e inutili immagini che mostrano solo i suoi complessi di inferiorita' nei confronti di David Lynch e Cristian Mungiu. Che hanno potuto permettersi di vincere Palme d'oro a colpi di perdizione vera e feti abortiti. L'unica insensata spiegazione di Enter the void in Concorso e' la preoccupazione dei selezionatori. Forse vogliono ricordarci come si fa a distinguere i film "belli" da quelli "brutti"…
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Visto che andiamo per citazioni:
"In questo caso varrebbe vero" e "paffutto" cosa significano in italiano?
Inviato da 7Annette il 18/11/2010 -
Ecco appunto, a Kubrick ci ha giusto guardato...
Inviato da 7Annette il 17/11/2010 -
perché a chi interessa il Cinema non gliene frega nulla dei suoi "suoi protagonisti e la loro storia, se non come pretesto"
Se mai Noé ha sempre guardato a Kubrick, non certo a Lynch o Mungiu.
"Che hanno potuto permettersi di vincere Palme d'oro a colpi di perdizione vera e feti abortiti." In questo caso varrebbe vero? Sarebbe questo il motivo?
"Forse vogliono ricordarci come si fa a distinguere i film "belli" da quelli "brutti"…" Mah. Cosa vuol dire bello brutto paffutto carino?
Inviato da williamdollace il 16/11/2010
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