"Corpi impazienti" di Xavier Giannoli
Il primo lungometraggio del regista transalpino respira in simbiotico affanno con la malattia mortale. L'impazienza per una sofferenza estrema è in ogni inquadratura, in ogni taglio. Microellissi, tremolii, luce claustrofobica, segnano il corpo e la mente di chi collide tra la vita e la morte.

Tre cuori impotenti in balia del desiderio. Desiderio di vivere, di amare, di immunità. Charlotte (Laura Smet), ragazza di provincia, a Parigi scopre, attraverso test clinici, di avere un cancro ai polmoni. Paul (Nicolas Duvauchelle), il suo ragazzo, scopre la riluttanza a resistere al dolore degli altri. Ventenni entrambi, si affannano a ritrovarsi. Il sesso è simulacro di appartenenza al proprio mondo. La geometria conflittuale urge altre angolazioni: Ninon (Marie Denarnaud), cugina di Charlotte, è carne pulsante, è passione amorosa incontrollata. Paul ingaggia un corpo a corpo con Ninon e Charlotte trova nella gelosia e nella violenza i rimandi che la legano all'inatteso intreccio vitale. Triangolo asettico, in cui le emozioni circolano sempre più velocemente fino a smussare le spigolosità superflue dell'ambiente sovrastante. Sul collo respiro affannoso di una malattia mortale, di amplessi furiosi, clandestini. L'impazienza per una sofferenza estrema è in ogni inquadratura, in ogni taglio. I campi stretti imperversano di costante instabilità quasi impercettibile: l'occhio soffre la staticità e trabocca d'irrequietezza. Microellissi, tremolii, luce claustrofobica, segnano il corpo e la mente di chi collide tra la vita e la morte. Subito dopo l'adolescenza si compie tutta l'esistenza dell'uomo: la voglia di vivere non permette sottomissioni. Trattamenti medici, sociologici e psicologici mancano di sincretica comunione: lo smarrimento dinanzi all'elaborazione della morte si compie attraverso l'espressione gestuale-corporale e la soppressione verbale. L'alternanza di distanziazione e coinvolgimento regge su "jumpcut" sodalizzanti con l'incomunicabilità dialogica. Il primo lungometraggio del trentunenne Xavier Giannoli (con il corto Intervista ha vinto a Cannes nel 1998) rievoca istintivamente il cinema dei Dardenne, di Loach (pur trattando tematiche differenti), ma soprattutto il cinema di Pialat. A guele ouverte (1974), interminabile agonia di una donna affetta da cancro alla gola, dove il sapore della morte incombente rivela la miseria dei sentimenti, è palesemente fonte ispiratrice per il giovane autore transalpino. Cinema crudo, del disagio, non soltanto per la realtà che denuncia ma per le emozioni che induce negli spettatori. Letteralmente trascinati dentro lo schermo si rivive sulla propria pelle immagini che trapassano lo sguardo, dove il realismo è una trasformazione del sordido in meraviglioso, del comune in eccezionale, del soggetto filmato in istante di morte. Solo un istante che Giannoli congela nel perverso ménage à trois in cui l'orgoglio (Charlotte), il senso di colpa (Ninon), l'inganno (Paul), si annullano e proiettano scampoli di sincera complicità. Prova convincente degli interpreti, sorprendentemente a proprio agio nella morsa di un costante desiderio di contatto iniziatico e inquietante che opprime ogni forma di fascinazione attoriale di maniera.
(Leonardo Lardieri)
Un film nudo, spoglio questo Corpi impazienti con pochi personaggi, modesto budget, location essenziali, attori esordienti ripresi da una camera digitale ma carico di tensione, emozione e soprattutto drammatica voglia di vivere. Fame di vita filtrata attraverso il giovane corpo di Charlotte minato da un cancro e dalla rabbia di non poter più amare ed essere amata dal suo Paul spinto dal lei stessa a desiderare e stringere il formoso e soprattutto sano corpo di Ninon, cugina di Charlotte. Tutte le sensazioni, sia quelle positive che quelle negative, provate dai protagonisti vengono espresse attraverso la corporeità e la fisicità più che dal linguaggio, incapace a volte di veicolare con pienezza l'intera valenza del messaggio o dei messaggi multipli. Il francese Xavier Giannoli esordisce nel lungometraggio, dopo essersi fatto conoscere con il corto L'interview Palma d'oro a Cannes '98, con un film sobrio nella sua fredda descrizione della malattia ma coinvolgente e palpitante quando ci racconta della disperata necessità di ognuno di misurasi con il dolore, la passione ed il peccato. Attraverso una regia misurata e realista che non disdegna però la presenza di momenti lirici mai facilmente ricattatori e servendosi di attori più o meno esordienti (Charlotte è interpretata da Laura Smet, figlia d'arte di Nathalie Baye e Johnny Hollyday) ma estremamente ispirati, Giannoli ha voluto rendere omaggio al suo maestro Maurice Pialat, recentemente scomparso, a cui il giovane regista aveva dedicato già in passato il documentario L'oeil humain, un tentativo di analisi del film A nos amours.
La pellicola ha il pregio di guardare il mondo e i suoi abitanti cogliendone gli aspetti contraddittori, più brutali e incompiuti senza mai perdere in veridicità o cadere nella gratuità di un cinismo di maniera. Come ha dichiarato l'autore: "L'emozione scaturisce dai sentimenti contraddittori, dalla tensione dalla violenza che nasce tra gli estremi che portiamo dentro di noi: il bene e il male, il corpo e il cuore, la tentazione e il proibito".
(Giorgia Bernoni)
Titolo originale: Les Corps impatients
Regia: Xavier Giannoli
Sceneggiatura: Xavier Giannoli
Fotografia: Xavier Giannoli, Yorick Le Saux
Montaggio: Philippe Kotlarsky
Scenografia: Olivier Radot
Costumi: Aline Dupays
Musiche: Alexandre Desplat
Interpreti: Laura Smet, Nicolas Duvauchelle, Marie Denarnaud, Catherine Salviat (madre di Charlotte), Julien Bouvard (Nicolas), Maurice Antoni (Professor Verdoux)
Produzione: Elizabeth Films, Centre National de la Cinematographie, Ciné Cinéma
Distribuzione: MediaFilm Cinema
Durata: 94'
Origine: Francia, 2003
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