SCONFINAMENTI - “From Hell” di Alan Moore e Eddie Campbell: orrendo viaggio nella mente umana

Capolavoro del fumetto, all'origine del film "Jack lo squartatore" dei fratelli Hughes. Un trip "nella più estrema e orrenda regione della mente umana, nel sotterraneo del subconscio. Un abisso raggiante dove gli uomini incontrano se stessi".

A turbare un inizio d'anno "magico" - Harry Potter e Il Signore degli anelli - è arrivata un'opera "disturbante" e anomala non tanto per il suo valore estetico quanto per le sue fonti letterarie: è “La vera storia di Jack lo Squartatore” con Johnny Depp e Heather Graham che prende spunto da “From Hell” di Alan Moore e Eddie Campbell, un capolavoro a fumetti in cinque volumi, in via di traduzione e pubblicazione, edizione Magic Press. Certo chi è abituato a vedere i fumetti come un'arte minore farà certo un po' fatica a immaginare la ricchezza e l'audacia di un'opera come quella di Moore. Infatti a differenza del film, che ha l'aspetto (magari anche seducente) del fotoromanzo popolare grandguignolesco, il “From Hell” disegnato è un vero e proprio romanzo storico (che gli autori più umilmente definiscono "melodramma in sedici parti"), con personaggi psicologicamente ricchi e straordinariamente complessi, con una trama agghiacciante e implacabile, animata da uno sguardo spericolato e perturbante. A mettere il film dei fratelli Hughes e la band desinée di Campbell/Moore uno di fronte all'altra si è tentati di invertirne i ruoli. La pellicola fa la parte del "giornaletto", del prodotto sexy a tinte forti, dell'erotico-splatter quanto basta per non essere vietato ai minori, assoggettato agli obblighi immorali del giallo, della love story e dell'happy end. Certo è interessante perché si trascina dietro tutte quelle "devianze" del senso, tutti quei tic inconsci della società dei consumi che ne fanno anche una rivelazione involontaria, una traccia vivente dell'ideologia dello spettacolo, o meglio ancora "un capriccio teologico della merce" (Marx). Ma con il fumetto siamo da un'altra parte. Lì siamo paradossalmente dalle parti del cinema, dove il semplice atto di guardare è già viaggio e avventura e le immagini diventano racconto e "storia". From Hell è letteralmente un trip "nella più estrema e orrenda regione della mente umana, nel sotterraneo del subconscio. - come capita che dica il medico William Gull - Un abisso raggiante dove gli uomini incontrano se stessi".
E la cosa straordinaria è che qui non c'è traccia di maledettismo, di seduzione per la violenza, di attrazione per il crimine: l'intera parabola di Jack si mantiene su una soglia straniata e iperreale, dove nulla viene censurato, ma tutto è distante e cinicamente oggettivato, come nello studio di un analista finanziario. Tanto più Moore e Campbell si allontanano e raffreddano la materia, tanto più questa diventa poeticamente feroce. Ne sono un esempio il raffinatissimo lavoro di documentazione e il poderoso apparato di note in appendice a ogni volume che, invece di intralciare la narrazione, riportano alla vita un intero mondo, per non dire un'intera civiltà...

"Iscritti in queste pietre ci sono simboli talmente fragorosi da destare gli Dèi dormienti, sommersi sotto la coltre marina dei nostri sogni...". Nella Londra del 1888 si incontrano Oscar Wilde, William Butler Yeats, il pittore Walter Sickert, ma anche un Aleister Crowley ancora bambino, ma già predestinato a diventare il grande occultista al servizio di Churchill: dati storici alla mano i due autori dimostrano che è molto probabile che il massone e medico della regina William Gull non solo sia stato l'oscuro Jack, ma che abbia avuto legami di diversa natura con ognuna di queste persone. E tracciando tutto un mondo parallelo e alchemico nel quale gli strazianti omicidi dello Squartatore sono "un lavoro in grande... in onore di Apollo", Moore descrive anche la vecchia storia del Potere che per la propria conservazione non si ferma di fronte a nulla. Sir Gull, "cavaliere dell'est", incaricato dalla regina Vittoria di risolvere il problema di un'imbarazzante relazione tra suo figlio - il Principe - e una prostituta (complicata da un'improvvida paternità) decide allora di risolvere le cose a modo suo, perché "evitare uno scandalo a corte non rappresenta che una minima parte dell'opera". In questo modo Jack diventa il traghettatore, il Caronte che attraversa il fiume infernale delle epoche e porta l'umanità nel ventesimo secolo, il secolo dei campi di sterminio e della pulizia etnica, quel secolo che abbiamo appena lasciato per esserne ora inseguiti all'ombra di due torri gemelle (che sia un altro simbolo alchemico?). E così più volte “From Hell” si interrompe per dare uno sguardo aldilà, come se la Storia avesse un senso occulto, una trama da vedere in controluce... e scopriamo con terrore e meraviglia che la notte in cui Jack uccise la sua prima vittima (30 agosto 1888) è probabilmente la stessa in cui Alois e Klara Hitler concepirono il loro figlio Adolf. L'intero fumetto è disseminato di sincopi e tagli, di corto-circuiti spazio-temporali che non frenano ma amplificano i piani della visione. Mentre compie il suo ultimo estenuante rituale di morte, lo squartatore si ritrova in quello stesso futuro che "messianicamente" annuncia. Catapultato, come in un abisso di orrore allucinatorio, negli odierni uffici della City di Londra tra computer, fax e facce seriali, Sir William Gull arringa gli yes man contrapponendo il terrore della bellezza all'insufficienza di una vita - la nostra - "basata su numerini abbaglianti e luminescenti": "I vostri giorni hanno avuto inizio nel sangue e nel fuoco, ma in voi non ne scorgo la benché minima scintilla". Contraltare di Jack è Fred Abberline: il povero ispettore che si trova ad indagare sul primo serial killer moderno non ha nessuna possibilità. E' un vero poveraccio, gentile, stanco e sgraziato che più che all'eleganza trasandata di Johnny Deep, assomiglia al gaddiano Ingravallo "che pareva vivere di silenzio e di sonno". Anche lui infatti è nel bel mezzo di un pasticciaccio che ha "finito per strizzare nel vortice del delitto la debilitata ragione del mondo. Come si storce il collo a un pollo".(da “il manifesto” del 17 Gennaio 2002)
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