DVD - "Haze" di Shin'ya Tsukamoto
Shin’ya Tsukamoto torna protagonista con Haze - Il muro, un folle esperimento di media durata che scavalca i confini dell’horror e della razionalità, senza timori. In quasi 50 minuti non genera paura ma angoscia, lasciando sbigottito lo spettatore che oggi rischiava di aver dimenticato le velleità d’esordio di un autore che non conosce la parola compromesso. In dvd per No Shame. ORDINA QUI
Anno: 2005
Durata: 49'
Distribuzione: NoShame
Genere: Horror
Cast: Shin’ya Tsukamoto, Kahori Fujii, Takahiro Kandaka, Takahiro Murase
Regia: Shin’ya Tsukamoto
Formato DVD/video: 1,78:1 anamorfico
Audio: Dolby Digital 2.0 in giapponese
Sottotitoli: italiano, inglese
Extra: trailer, interviste, dietro le quinte, cortometraggio, foto
IL FILM
Un uomo si risveglia rinchiuso in un tunnel oscuro: non è The Cube ma un ambiente claustrofobico dove scorrono acqua e sangue, e dove i cadaveri non spiegano il mistero folle dietro un’enigma surreale. Insieme a lui nella catacomba, ferita e disperata, una ragazza, altrettanto sconcertata. Shin’ya Tsukamoto è uno degli ultimi autori che crede ancora nella possibilità di farsi portavoce di un cinema corporale, completo, coinvolgente e che non è disposto a rinunciare ad un’idea di visceralità autoreferenziale a 360°, senza limiti. Haze – Il muro, una delle sue ultime folli creature, è un assurdo excursus a metà tra horror e surrealismo, un mondo immaginifico dove è impossibile congiungere inizio e fine del racconto; e in cui provare ad affidarsi alla comprensione e all’intelletto è pressoché inutile. L’approccio che il regista richiede al suo pubblico è l’abbandono, fiducioso in un’esperienza metafisica che
sa di contrappasso morale, martellato da una base industrial che entra sottopelle. Onirico viaggio nella sofferenza di organismi martoriati, disturbante trattato su come sia possibile piegare la psiche alla rassegnazione e al dolore, ricorda per l’uso che fa della carne in vendita i pinku eiga, affidando a vaghi accenni di splatter la propria, minima, connotazione erotica. E’ un mediometraggio che scorre via veloce, dove la tensione non cala mai, dove la rozza confezione è l’unica possibile. Tsukamoto torna ai suoi fantasmi e invece di esorcizzarli vi si abbandona con estremo compiacimento. E’ cinema sperimentale ma è anche un tour de force di rara potenza sensoriale. Sentiamo noi per primi lo stridere dei denti su un tubo, o lo stupore per una macchia rossa che prima non c’era, seguìto da una fitta al fianco. Siamo compartecipi, in qualche modo vittime dello stesso incubo e forse addirittura complici di un delitto ai limiti dello snuff. La visione notturna è d’obbligo.
IL DVD
Presentato in dvd da No Shame Haze – Il muro gode di un trattamento di tutto rispetto. La trasposizione digitale non sembra gran cosa, a un primo esame, ma è la fonte di origine che potrebbe trarre in inganno. La provenienza digitale è infatti volutamente grezza, e i pixel che ogni tanto affiorano sono dunque inevitabili; e per fortuna mai fastidiosi, anche nelle scene – e sono tante – più cupe. E’ curioso notare come un lieve effetto di ritenzione di immagine stampi l’ombra del titolo sui primi fotogrammi, lasciando il dubbio su quanto sia voluto: guarda caso il risultato minaccioso giova alla pellicola. Altrettanto interessante la sezione audio, solo in giapponese Dolby a due canali, ottimamente sottotitolata in italiano e in inglese. Quello che si impone è però l'eco del silenzio tombale, visti i pochi dialoghi. Seppur a disco singolo l’edizione nostrana si sbizzarrisce con gli extra. Si parte con un dietro le quinte – Architettura di un incubo – di 24 minuti, in cui il regista si confessa di fronte alla videocamera, spiegando motivazioni e
retroscena della sua opera; musica ossessiva e ciak rubati dal backstage ne fanno un documento importantissimo. Una seconda intervista – Il labirinto e la carne –, di poco più breve, completa il discorso in prima persona di Tsukamoto, sempre acuto e intelligente, anche quando deve giustificare le scelte più irrazionali. Due trailer e una galleria fotografica chiudono la riflessione su Haze - Il muro; mentre il cortometraggio Il fantasma di metallo, del 1986, purtroppo di qualità non eccelsa, ne garantisce la continuità con la filmografia malata di Tsukamoto, andando a rispescare dall’archivio della memoria un antenato di Tetsuo in cui già erano presenti questi stessi ultimi interrogativi, messi su schermo con veemenza opposta. Meritano la menzione i menu e le schermate di transizione, i quali pur non essendo troppo appariscenti paiono sempre in perfetta sintonia con il film riprodotto.
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