"Il curioso caso di Benjamin Button", di David Fincher

L’amore come risultato accidentale di circostanze fortuite, come prodotto delle scintille del tempo. L'ultimo film di Fincher è come una girandola in costante movimento, ora più veloce, quando il vento soffia più forte, ora più lenta, quando la tempesta sembra calmarsi

Benjamin_Button“Some things in life may change
And some things
They stay the same”

Damien Rice – Older Chests

Amore e morte, si sovrappongono e si confondono, nella loro inspiegabile origine, in un letto di ospedale, nella hall di un albergo, nelle acque profonde e selvagge di un viaggio a ritroso. Infiniti strati, come quelli della mente, cerchi concentrici come quelli di un tronco d’albero. Un flusso di ricordi, potenti come un’onda, in balia del tempo, avanti e indietro come la marea. Parole scritte nero su bianco, per rubare l’attimo e fissarlo per sempre, oltre i confini spietati di un corpo, di un’età, di un’epoca. L’amore come risultato accidentale di circostanze fortuite, come occasione da (non) prendere al volo, come un riflesso nello specchio, come prodotto delle scintille del tempo. Luci, momentanee, al crepuscolo. Un faro, che illumina la notte, ballando sotto un portico.
L’ultimo film di Fincher è come una girandola in costante movimento, ora più veloce, quando il vento soffia più forte, ora più lenta, quando la tempesta sembra calmarsi. Estremamente complessa la maniera in cui gli eventi sono narrati, mediante accumulo di strati temporali diversi, attraverso i quali più narratori si sommano, punti di vista differenti, presente e passato, si rincorrono, per poi incontrarsi a metà strada, sulla base di una linea del tempo più spessa delle altre, che procede dal principio verso la fine. A questa linea è legato indissolubilmente il destino del protagonista, trascinato controcorrente dalle spire del “suo” tempo. Come il ticchettio di un orologio che segna lo scorrere dei minuti, lo spostarsi delle lancette che disegnano all’infinito lo stesso cerchio, la morte segna l’intera pellicola a intervalli regolari (ad uno ad uno muoiono gli ospiti dell’ospizio, i compagni di avventura in mare, il padre malato, la mamma adottiva). Insieme ad essa tornano degli oggetti (come il libro di favole che la nonna di Daisy legge ai due protagonisti o le cartoline che Benjamin scrive a Daisy e alla figlia), simboli di un ciclo che si ripete, identico eppure in constante mutazione (il ciclo della vita, dell’amore); come pure i tramonti (quelli che Benjamin osserva prima assieme al padre e poi in compagnia di Daisy), soggetti anch’essi al continuo morire e rinascere del mondo. Per un periodo di tempo imprecisato, breve, eppure così intensamente infinito, le anime dei due protagonisti si ritrovano, per caso (impossibile non riportare alla mente le immagini di Ladyhawke di Richard Donner), astraendosi dai loro stessi corpi, sottraendosi ai capricci del giorno e della notte e ritagliandosi uno spazio, un non luogo dove potersi abbracciare.
Pur essendo frammentaria, come fosse un album di singolari istantanee, la nuova pellicola di Fincher (basata sul racconto omonimo di Francis Scott Fitzgerald, da cui però mutua essenzialmente solo il nome del protagonista e lo strano fenomeno di "ringiovanimento" a cui è soggetto), riesce nel difficile intento di mantenere insieme i pezzi della curiosa storia, avvolgendo lo spettatore con la sua aura a tratti fiabesca, a tratti crudelmente vera.

 
Titolo originale: The Curious Case of Benjamin Button
Regia: David Fincher
Interpreti: Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Julia Ormond, Jason Flemyng, Taraji P. Henson
Distribuzione: Warner Bros Italia 
Durata: 159’
Origine: USA, 2008
 
Scrivi un commento
Captcha

Segnala un commento
Captcha

Sono presenti 1 commenti
 
  1. Mio padre sarebbe ancora vivo e giovane. I miei nonni sarebbero poco più che ventenni. Mia moglie avrebbe una decina d’anni. Le lancette di tutti gli orologi andrebbero tutti controcorrente. Tutto diverrebbe un rewind: quindi, anche i soldati morti in guerra tornerebbero in vita, tutti gli ammalati di tumore… Un sogno il nostro. Una genialata, quella messa in scena da un regista eccezionale, che non smette mai di stupire il pubblico, David Fincher (Seven, Fight Club). <br />Il curioso caso di Benjamin Button, film che s’è guadagnato un’incetta di candidature agli Oscar è un bellissimo film, ma soprattutto importante riflessione sul senso della vita e della morte e di tutto quanto avviene nel frattempo, compreso l’amore. <br />Descrivendo la storia di Benjamin Button, della sua vita che procede al contrario, nascendo vecchio e abbandonato dai genitori sulla porta di un ospizio, con gli anni ringiovanisce e riesce anche a fare esperienza dell’amore e della felicità a fianco di Daisy, il regista s’è avvalso, come fonte d’ispirazione, di un romanzo di Scott Fitzgerald, coadiuvato nella sceneggiatura da due scrittori di grosso calibro: Eric Roth e Robin Swicord. E’ il film che potrebbe garantire la laurea con l´Oscar a Brad Pitt.<br />L’amore, la morte e l’evanescenza umana qui sono sotto la lente d’ingrandimento dello spettatore, che fa i conti con la propria vita, ma soprattutto su quanto essa avrebbe potuto avere in più o in meno, rispetto a quella vissuta già fino ad ora. Intorno e fuori, il paesaggio è quello devastato dall’uragano Katrina, che bussa alle finestre di una stanza d’ospedale dove è ricoverata Daisy, assistita dalla figlia. Qui c’è chi aspetta la morte e l’arrivo della tempesta che, come un’ira divina, seppellirà ogni cosa e arrugginirà anche le lancette degli orologi, che rimarranno ferme per sempre, a testimoniare la voracità del tempo. Un tempo che fino a poco prima testimoniava la vita di Benjamin, mediante le pagine scritte da lui stesso, dal giorno della sua nascita, che corrisponde a quello che segna nelle pagine della storia la fine della guerra conclusasi nel 1918, all’immediata morte della madre, durante il parto, e dall’abbandono di suo padre. Benjamin, perciò, è l’immagine dell’America del tempo, colpita dalla grande depressione. Tant’è che Benjamin cadrà, inciamperà, riprenderà con entusiasmo a vivere, ma non potrà continuare il suo progresso e segnarlo sulla linea del tempo, che conduce all’oggi, in cui anche quel Paese è in ginocchio.<br />Il film, in questi giorni di grande discussione (?) sulla vita e la morte assistita o meno, è una meditazione sul tempo, quello appunto biologico, ma anche sui tempi della macchina cinema. Ne viene fuori che anche la concezione del tempo, altro non è che una pura convenzione. Coincidenze, inversioni di marcia, “corsi e ricorsi”, bivi, tornanti e incidenti. In esso l’orologio naturale, quello che conduce le nostre fragili macchine umane, accade che può arrestarsi, regredire, progredire, ma anche rallentare quel cammino naturale che, quando è abitato dall’amore, si vorrebbe fermare per sempre. A tal proposito, tutto il film, fa venire in mente una splendida ed azzeccata poesia di Borges, che potrebbe essere la naturale ‘colonna sonora’ per questo film: «Se io potessi vivere nuovamente la mia vita, nella prossima cercherei di commettere più errori. Non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più, sarei più stolto di quello che sono stato, in verità prenderei poche cose sul serio. Correrei più rischi, viaggerei di più, scalerei più montagne, contemplerei più tramonti e attraverserei più fiumi. Andrei in posti dove mai sono stato, avrei più problemi reali e meno problemi immaginari». Immensa l’interpretazione di Brad Pitt, invecchiato e ringiovanito, mediante la tecnica innovativa di motion capture. Bravissima come sempre anche la Cate Blanchett. <br />Il film che si vorrebbe tenere ogni giorno con sé, sul comodino, essendo un giusto rimedio per tutti a riflettere sulla sensanzione di invecchiamento interiore, ma che non ci fa resistere alla solita tentazione di sentirsi «giovani dentro».<br />

    Inviato da giancarlo visitilli il 15/02/2009
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

CANNES 65 - David Cronenberg e Robert Pattinson ancora insieme
Dopo Cosmopolis, un film su Hollywood  
CANNES 65 - Bertolucci esaltato dalla stampa straniera
Di seguito alcuni estratti della carta stampata internazionale
CANNES 65 - Hollande è già un film
Biopic sul neo Presidente francese, pronto nel 2013 
CANNES 65 - Kiarostami girerà in Puglia?
Il prossimo film del regista iraniano sarebbe ambientato nel Sud Italia
Tutti i nostri desideri ancora in sala
Terza settimana di programmazione
CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
CANNES 65 - Film su Fassbinder
Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
American High Life, dramma familiare semiautobiografico
CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
Blade Runner 2 al via
 Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence
CANNES 65: Tutti pazzi per Ken Loach
Applausi a ritmo sui titoli di testa
CANNES 65 - Viaggio in Italia restaurato
Il film di Roberto Rossellini al festival in una versione nuova