VENEZIA 66 - "Good Morning Aman" di Claudio Noce (Settimana della Critica)
A tanta vicinanza fisica coi personaggi corrisponde in realtà una lontananza emotiva altamente irritante. La storia di due anime sole e a disagio col mondo in cui si trovano a vivere è infatti affrontata in maniera gelida e confusa, ed il film di Noce è ancor più irritante se le ambizioni e le attese erano così alte.
È ufficiale: la 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si scopre morbosamente ossessionata dall’uso permanente ed ossessivo della macchina a mano che, coi suoi movimenti discontinui ed irregolari, bracca costantemente l’esistenza dei propri protagonisti. Dalla Spagna di Rec 2, passando poi per la Svezia di “Apan”, infatti, il movimento tanto caro al documentario prende di petto anche l’Italia con uno dei film di punta della Settimana Internazionale della Critica e dello stesso Festival, l’atteso Good Morning Aman dell’esordiente regista romano Claudio Noce.Aman, diciannovenne italiano di origine somala, incrocia in maniera inaspettata la vita di Teodoro, ex pugile romano di quarant’anni intrappolato nelle sue colpe e in un passato da espiare. Il loro diventerà un rapporto complice, stabile, necessario. Ormai sembra che la sperimentazione formale debba per forza passare per la sopracitata scelta registica, correndo in realtà il rischio di risultare ridondante, chiudersi ed essere fine a se stessa. Ma i movimenti bruschi, rapidi, invasivi e per nulla intimoriti che danno forma a Good Morning Aman, acquistano presto una nuova e propria potenza perché supportati da grande curiosità, attrazione e rispetto per l’animo, la vita ed il pensiero dei propri personaggi, che si convertono in un martellante utilizzo di primissimi piani e dettagli (raro poi che ci si imbatta in inquadrature che vadano al di sotto della mezza figura).
La struttura drammaturgica del film di Noce, inoltre, viaggia su due registri distinti, che vanno dal momento di estremo e solido realismo a quello in cui si è portati all’interno di un universo surreale, quello svelato dal continuo flusso mentale di Aman: proprio l’approccio visivo ed il linguaggio del film tengono conto di tale cifra stilistica. Peccato che dal punto di vista contenutistico la storia di due anime sole e a disagio col mondo in cui si trovano a vivere (e nel quale cercano comunque ossessivamente un posto, il proprio posto) sia affrontata così gelidamente e confusamente. A tanta vicinanza fisica coi personaggi corrisponde in realtà una lontananza emotiva altamente irritante. Ancor di più se le ambizioni e le attese erano così alte.
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