VENEZIA 66 - "Una pazzia normale". Incontro con Patrice Chéreau, Romain Duris, Jean-Hughes Anglade
"Mi riconosco molto nel lato “provvisorio” del film. Le chiavi, il cantiere, l’idea di costruzione sono importanti. Nel personaggio c’è anche una distruzione; la sua malattia si vede nel fatto che reclama una presenza, vuole delle dimostrazioni d’amore che in realtà Sophie gli da continuamente". Patrice Chéreau presenta con i suoi attori Persécution, in Concorso
Alla Conferenza Stampa del film in concorso Persècution, erano presenti il regista Patrice Chéreau, il protagonista Romain Duris e l’attore Jean-Hughes Anglade. L’attrice Charlotte Gainsbourg ha salutato il cast e i giornalisti tramite un collegamento telefonico in quanto impegnata nelle riprese di un film in Australia.Prima di rispondere alle domande dei giornalisti Chéreau ha fatto un intervento per salutare i presenti dicendo di essere felice di essere al Festival di Venezia.
In una nota sul film riguardante il ruolo di Romain Duris, lo ha definito “molto particolare”…
Chéreau: era un commento ironico riferito al personaggio di Daniel il quale, in realtà, è normale nella sua follia e sofferenza. Non è “particolare” ma è uno come tutti noi.
Quanto tempo ha impiegato per scrivere i dialoghi, le parole dei personaggi. Ha modificato la sceneggiatura?
Chéreau: è la quarta volta che lavoro con lo sceneggiatore, l’ho lasciato libero anche perché i suoi sono sempre dialoghi brillanti. Ne ho tagliati alcuni ma solo dopo aver girato le scene, dopo aver visto quali fossero le parti più interessanti per gli attori. Le persone nel mio film a volte parlano per nascondere la verità, spesso per difendersi o per giustificarsi. Spesso le persone parlano per nascondere il proprio pensiero.
“Non posso amare senza paura”, vuole spiegare questo concetto? Perché chiama il personaggio di Anglade “il pazzo, il lunatico”? in cosa si differenzia la sua follia da quella del personaggio di Daniel?
Chéreau: innanzitutto lo chiamo “il pazzo” perché non se ne conosce il nome, non aveva importanza, e la sua follia, rispetto a quella di Daniel, è più evidente ma è comunque una pazzia “normale”. Per quanto riguarda il non poter amare senza paura non lo definirei un concetto ma un timore, un dolore che possiamo condividere tutti. Il personaggio pazzo dice sempre cose sensate che possiamo pensare tutti; dice sempre la verità ma in modo molto forte, senza ostacoli, perché è innamorato.
Potrebbe parlarci dell’ambientazione nei cantieri? Ha un significato particolare?
Chéreau: si tratta di una metafora evidente, è lui stesso un personaggio in cantiere, un uomo in costruzione.
La ricerca delle chiavi, la rottura del bicchiere durante la separazione dei due protagonisti, il lavoro nel cantiere e la caduta del ragazzo dalla moto che sembra star bene ma poi muore all’improvviso, in tutto il film si percepisce una sensazione effimera di provvisorietà…
Chéreau: mi riconosco molto nel lato “provvisorio” del film. Le chiavi, il cantiere, l’idea di costruzione sono importanti. Nel personaggio c’è anche una distruzione; la sua malattia si vede nel fatto che reclama una presenza, vuole delle dimostrazioni d’amore che in realtà Sophie gli da continuamente. Riguardo all’incidente, vi ho assistito davvero e ho inserito quella sequenza nel film per mettere Daniel di fronte ad una vera scomparsa, una scomparsa reale visto che lui vive con la paura di perdere le persone.
Duris: mi è piaciuto molto questo personaggio, la sua energia, la continua lotta per cercare di resistere e superare le sue paure, il bisogno che ha di cavarsela in qualche modo; mi piace il fatto che vuole cercare di amare le persone ma non gli basta mai l’amore che riceve dagli altri e mi piace il suo essere pieno di contraddizioni. Non è affatto una persona vuota.
Anglade: mi sono interessato al personaggio pazzo e lunatico. Trovo il film pieno di particolari e mi piace perché la vita di ognuno è piena di simboli. Mi è piaciuto occuparmi del mio personaggio, lo trovo molto interessante, un personaggio a tutto tondo, integro.
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