VENEZIA 66 - "Francia", di Israel Adrián Caetano (Giornate degli Autori)
Il regista e sceneggiatore uruguayano Israel Adrián Caetano approda per la prima volta al Festival del Cinema di Venezia con un’opera lineare ma di sorprendente impatto emotivo. A Caetano infatti interessa la profonda umanità dei propri personaggi, e il talento del cineasta è tutto al suo servizio.
Immagini sui titoli di coda a chiudere perfettamente una narrazione circolare aperta su quelli di testa. Le note di una storica canzone tormentone italiana, Gloria di Umberto Tozzi (1979). La passione per la musica ed il ritmo, che scandiscono la vita, l’interiorità ed i sogni perché “non è la lettura – stavolta – a portare all’immaginazione”. E non importa se non si sa come si scrive correttamente cuore. Questo è il fulminante identikit di Mariana che, non amando il suo nome, si fa proprio chiamare Gloria. La fanciulla non ha nemmeno un anno quando i suoi genitori si separano, costretti comunque a vivere sotto lo stesso tetto per mancanza di un lavoro adeguato a sostenersi in separata sede. I due sono quindi sentimentalmente distanti, ma per entrambi la casa rappresenta ancora il punto di contatto, il luogo dove poter trovare protezione dalla ferocia del mondo dilagante al di fuori di essa. Al contrario, Gloria è invece costretta ad indossare un paio di cuffie per non sentire le frequenti grida dei suoi genitori che avvengono proprio in quella casa. Il suo occhio mette a fuoco ciò che vuole vedere ed accettare. Forse è anche per questo che ama tanto la musica: attraverso di essa può viaggiare in altri mondi, dar sfogo alla propria creatività e fantasia, lontana da urla, brutture e sofferenze.Il regista e sceneggiatore uruguayano Israel Adrián Caetano, già ospite del Festival di Cannes, approda per la prima volta a quello di Venezia all’interno della sesta edizione della sezione collaterale delle Giornate degli Autori, con un’opera lineare ma di sorprendente impatto emotivo. Sicuramente opera della sceneggiatura, ma anche della cifra stilistica adottata dal cineasta. Non ci sono infatti movimenti virtuosistici o particolarmente ricercati, né tantomeno determinati pesi registici, quanto piuttosto, per la maggior parte, totali. A Caetano, infatti, interessa la profonda umanità dei propri personaggi, e per esaltarla ha messo “solo” a disposizione il proprio mezzo ed il proprio talento. Il microcosmo della vita quotidiana, allora, non è più un luogo dove incontrare la vita in presa diretta, né tantomeno lo scivolamento in una cronaca televisiva di ordinaria banalità, quanto, piuttosto, un luogo di infiniti spazi, poetiche risonanze, umana pietà e rabbiosa crudeltà.
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