VENEZIA 66 - "Il film riempie gli spazi bianchi offerti dal romanzo", conferenza stampa del film "Lo spazio bianco" di Francesca Comencini
Tra provocazioni femministe e interessanti spunti di riflessione sull’operazione di trasposizione cinematografica di un romanzo, si è svolta la conferenza stampa del film Lo spazio bianco di Francesca Comencini. Presenti anche Margerita Buy, Federica Pontremoli e Valeria Parrella.
Si è tenuta a Venezia la conferenza stampa del secondo film italiano presentato in concorso al Festival, Lo spazio bianco di Francesca Comencini. La presenza in Sala Casinò dell’autrice del romanzo da cui è tratta la pellicola ha reso possibile un interessante confronto sui criteri adottati per la trasposizione cinematografica. La regista e la sceneggiatrice Federica Pontremoli hanno raccontato il loro viaggio tra le pagine di Valeria Parrella.Ci si ritrova spesso a fare i conti con il concetto di “fedeltà” quando si guarda ad un film tratto da un romanzo. Vorrei sapere dalla scrittrice Valeria Parrella cosa può dirci al riguardo e come ha visto lei il film di Francesca Comencini.
V.P: Voglio dire innanzi tutto di essere molto felice del fatto che il film di Francesca non rispetta alla lettera il mio romanzo. Tra noi due c’è stata fin da subito una forte empatia alimentata dal desiderio reciproco di questo incontro tra la mia scrittura e il suo cinema. Abbiamo persino fatto insieme i primi sopralluoghi per decidere le ambientazioni del film. Dopo aver visto, qualche tempo fa, il primo pre-montaggio del film, ho immediatamente ritrovato in esso tutti gli elementi fondamentali della poetica di Francesca, ma nello stesso tempo ho avuto la sensazione che fosse riuscita ad assorbire tutta l’emotività del mio romanzo.
Francesca, puoi raccontarci com’è nato il tuo rapporto con questo romanzo?
F.C.: Ho letto il libro appena è stato pubblicato, così, per curiosità, senza nessuna intenzione di trarne un film. Mi è piaciuto moltissimo, e così quando mi è stato proposto di adattarlo per lo schermo sono stata molto felice di imbarcarmi in questo progetto. Mi piaceva l’idea di poter parlare di “maternità” in un discorso tutto al femminile e svuotato da ogni retorica. Inoltre ero affascinata dal personaggio di Maria: una donna sola che sopravvive solo con le sue forze.
Una domanda per Margherita Buy. Mi ha colpito molto la tua capacità di abbandonarti completamente alla macchina da presa. Immagino che non sia una cosa facile e che non sempre riesca. Puoi condividere con noi la tua esperienza in questo film?
M.B.: È molto importante che si percepisca questo mio stato di abbandono perché non è per nulla casuale. Ci sono dei momenti nella vita di ognuno in cui si sente qualcosa che matura dentro. La fortuna sta nel trovare chi sia in grado di leggere in te questo stato d’animo per trarne qualcosa di importante. È esattamente quello che è successo con Francesca; il suo film è arrivato al momento giusto concedendomi questa possibilità di abbandono totale.
Federica Pontremoli, potresti raccontarci questa tua operazione di “tradimento sistematico” apertamente apprezzata dall’autrice del romanzo?
F.P.: Leggendo il libro di Valeria Parrella, mi sono resa conto che era pieno di “spazi bianchi” che si potevano riempire. Ma per fare ciò era necessario procedere con grande rispetto nei confronti dell’opera letteraria per non alterare con il “non detto” ciò che nel romanzo veniva detto. Da qui, per me e Francesca, è nata la possibilità di inserire qualcosa di nostro tra le righe di romanzo.
Si può dire – provocatoriamente – che questo film miri a sancire l’inutilità del maschio?
F.C.: Molto interessante come provocazione, ma non credo che si possa ridurre il film a questo. Semmai, è presente nei miei intenti la proposta di una nuova possibilità di amicizia tra l’uomo e la donna grazie alla presenza del personaggio interpretato da Giovanni Ludero.
M.B.: Sì, sono d’accordo, e aggiungerei anche che il film abbraccia più semplicemente l’idea di una libertà per la donna di poter scegliere autonomamente se avere o no un uomo accanto.
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