VENEZIA 66 - "La sangre e la lluvia", di Jorge Navas (Giornate degli Autori)
Jorge Navas, giovane regista considerato dalla stampa colombiana come uno dei più importanti nuovi talenti della cinematografia nazionale, dichiara personalità e sicuro gusto per la spettacolarità, ma non conclude.
Notte fonda. Luci, colori, suoni, strade, locali e luoghi caratteristici di una città, con le sue atmosfere e le suggestioni che a loro volta evocano. Gente che viene e che va in tutta fretta, vivendo ed intrecciando la propria esistenza anche a quella della stessa metropoli. Un tassista inquieto che guida tutta la notte il proprio mezzo in compagnia di un altro individuo, ovviamente con le tappe dovute. Uso massiccio del digitale. No, non si tratta affatto di Collateral di Michael Mann né tantomeno della città di Los Angeles, quanto piuttosto della variazione originale de La sangre e la lluvia di Jorge Navas e della capitale della Colombia, Bogotá. Stavolta Jorge è il tassista, mentre Ángela la giovane e sbandata donna ospitata a bordo. Di sicuro non è un serial killer, ma un individuo che, come l’altro, fa incontrare la propria solitudine ed estrema fragilità, come l’inevitabile ricerca del senso della vita. Superfici riflettenti alla Taxi Driver, Jorge ed Ángela sono le anime errabonde nella notte colombiana, sorta di cavaliere errante e principessa in pericolo quella che corre quindi ora tra i due, col mito cortese che rivive proprio nella piovosa e contrastata notte di Bogotá.Jorge Navas, giovane regista considerato dalla stampa colombiana come uno dei più importanti nuovi talenti della cinematografia nazionale, guidato da una chiara personalità per la sua opera prima, sceglie coraggiosamente (e forse più che altro incoscientemente) di portarsi già dietro grandissimi modelli ed aspirazioni, puntando da subito molto molto in alto. L’opera prima, infatti, dichiara personalità e sicuro gusto per la spettacolarità, confermando la vitalità di un continente cinematografico che riserva ancora sorprese e talenti. Peccato però che Navas consumi ogni aspirazione realizzando un film sostanzialmente inconcludente e ridondante, con intrecci e sfumature che non coinvolgono ma allontanano, dovuto ad una sceneggiatura irritante che provoca noia e nervosismo e due personaggi che più che empatia trasmettono una vera distanza antipatia.
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