VENEZIA 66 - "Poeti", di Toni D'Angelo (Controcampo italiano)

Il punto di fuga è quella Woodstock della poesia che fu il Festivaldeipoeti di Castelporziano del 1979. Il punto d’arrivo è il Cimitero Acattolico di Roma, dove il regista trova le la guide che ha eletto per il suo viaggio: Biagio Porporato e Salvatore Sansone.

Porporato e Sansone in Parole scolpite sul marmo e parole lette nel vento del litorale romano: tra la tomba di Gregory Corso nel cimitero acattolico di Roma e le immagini recuperate dai vecchi video girati nel giugno del ’79 a Castelporziano c’è la continuità di un flusso spirituale che trova in questo film di Toni D’Angelo la traccia giusta per accedere ai nostri amori di oggi. Poeti è uno di quei lavori che stanno liberi e indipendenti non solo rispetto alla scena di riferimento, ma anche rispetto a se stessi, perché nascono con l’intenzione di stupirsi e di trovarsi cammin facendo. L’idea stessa di fare un film sui Poeti di ieri e di oggi rimarca la rinuncia a un fuori tempo che è poi un’accettazione della salutare estraneità di questi inascoltati sciamani contemporanei. Il punto di fuga è quella Woodstock della poesia che fu il Festivaldeipoeti di Castelporziano del 1979: un grande palco a pochi metri dal mare nei pressi di Ostia dove per alcuni giorni si riunirono ventimila giovani e i poeti di tutto il mondo, in un libero verseggiare che finì col far crollare il palco sotto i loro piedi… Il punto d’arrivo è la tomba di Dario Bellezza, sulla cui lapide sbiadita si fermano le due guide che Toni D’Angelo ha eletto per il suo viaggio: Biagio Porporato, insegnante e poeta “per i malcapitati e gli imperfetti”, e Salvatore Sansone, che “ozia e scrive poesie” a Testaccio. Il loro cammino è tra le memorie visive di Castelporziano e gli incontri dei lirici contemporanei, quelli della scena underground (Silvia Bove, Cony Ray, Lidia Raviello, Gabriele Peritore, Giovanni Minio, Domenico Alvino) e quelli più istituzionali (Elio Pecora, Maria Luisa Spaziani, Vito Riviello, Luciano Luisi)…

Porporato e Sansone in Gli spettri del passato si animano qua e là, ma quello che poi conta è che Toni D’Angelo riesce a tenere insieme documenti e illuminazioni, illustrando una scena alla quale dichiaratamente non appartiene (“Non so niente di Poesia” dice candidamente nelle note d’intenzione) con un lirismo tutto trovato, verseggiando con le immagini in una libertà d’ispirazione che si muove agilmente e istintivamente. Qualcosa di simile gli era riuscita nelle pieghe del suo primo lungometraggio, “Una notte”, vagheggiante e sincero on the road partenopeo, ma qui trova una libertà che sembra conseguente alla scena, alle figure con le quali si confronta. Piace trovarsi immersi nella gratuità di un cammino che non vuole dimostrare niente e che, se racconta, lo fa senza intento alcuno: Poeti è un film davvero libero e sfuggente, che ti prende col ritmo di chi dice i sentimenti prima ancora delle idee: quei poeti che, appunto, ti far venire voglia di incontrare sulla tua strada.

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Sono presenti 1 commenti
 
  1. Un documetario d'autore. poesia nella poesia.

    Inviato da frak il 12/09/2009
 

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