VENEZIA 66 - "De laatste dagen van Emma Blank", di Alex van Warmerdam (Giornate degli Autori)

«Preferiresti fare tu il cane? Cerchiamo di avere un po’ di buon senso, per favore», dice Emma, la perfida proprietaria della grande casa di campagna, a Bella, la cuoca, sottomessa come tutti gli altri servitori. Questa battuta memorabile ci dà la cifra di un film tragi-comico, che ricorda il Teatro dell’Assurdo e, non a caso, è basato su una pièce teatrale.

The Last Days of Emma BlankSembra strano che l’idilliaca campagna olandese, con la sua atmosfera di pace e silenzio, possa fare da sfondo a un film “cattivo”, in cui il motore che muove tutti i personaggi è l’avidità. Eppure, capiamo che il paesaggio assumerà talora una connotazione orrifica fin dai titoli di testa, con quei fermi-immagine su una superficie d’acqua senza increspature, su una distesa d’erba che non si scompiglia. Perché ciò che tinge di nero questa commedia è proprio una staticità che crea un perenne clima d’attesa, lasciando presagire un evento raccapricciante che, alla fine, effettivamente si verifica. Più di uno. Ma quel che mantiene De laatste dagen van Emma Blank un film grottesco più che tragico è la sua completa assenza di scene-madri: tutto si consuma nella silenziosa indifferenza di una grande casa di campagna, e quelli che sulla carta rappresenterebbero colpi di scena di fatto non lo sono, affogati nella logica dell’assurdo, che riscatta ogni cosa facendola apparire banale. Emma Blank, la proprietaria della magione, è ammalata. La natura della sua malattia sfugge sempre: «consumata», si definisce a un certo punto. Haneveld il governante, Bella la cuoca, Gonnie la cameriera e Meier il servitore sono tutti in trepida attesa che Emma spiri da un momento all’altro. Eppure, appaiono loro le vittime ed Emma la carnefice. Umiliati e bistrattati quotidianamente, presto si rivelano essere qualcosa di più di meri servitori. Essi si fanno forza con la speranza di una grossa eredità; quando, però, l’unica ragione a sottostare agli ordini si vanifica, all’amoralità della cupidigia subentra quella della vendetta. Ed Emma diventa, da carnefice, vittima. Perché la vera cattiveria irrompe adesso, e viene amplificata dal fatto che nessuno subirà un processo di redenzione, nessuno si ravvederà dei suoi sbagli: un solo personaggio, alla fine, andrà via da quella casa, allontanandosi dal clima claustrofobico di un micro-cosmo in cui l’unica morale è l’immoralità più bieca. Se lo spettatore vuole trovare qualcosa che lo rassicuri, qualcosa che - infine - faccia rientrare il film nei ranghi della commedia con il consueto happy end, è a quello spiraglio di libertà che deve rivolgersi. E alla libertà i personaggi - quasi dei patetici detenuti in un dramma dell’Assurdo - aspirano continuamente: la canoa rimessa a nuovo da Meier (poi fatta demolire da Emma) ne è un chiaro simbolo. Non è una novità per il regista olandese Alex van Warmerdam (già vincitore di diversi premi, anche al Festival di Venezia), vedere un suo film premiato: De laatste dagen van Emma Blank vince l’Europa Cinemas Label 2009 come miglior film della sezione Giornate degli Autori - Venice Days. E anche qui, come nella maggior parte delle sue opere, egli recita una parte; ma in questo caso, anziché il protagonista, fa l’“uomo-cane”: solo un altro degli umili servitori di Emma, costretto a compiacere la sua richiesta in assoluto più folle.
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