"Smokin' Aces", di Joe Carnahan

Noir approssimativo o commedia smussata? Smokin’ Aces di Joe Carnahan è un guazzabuglio di situazioni e personaggi talmente grossolani e fracassoni da infastidire poco dopo le presentazioni di rito. Regia, montaggio, fotografia e colonna sonora nascondono, dietro una facciata scintillante, un prodotto decisamente mediocre.

Due agenti dell'FBI, Messner e Carruthers, hanno il compito di mettere al sicuro un testimone chiave, Buddy Israel, un po’ cabarettista, un po’ canaglia, per incastrare il boss mafioso Primo Sparazza. Ma sulla testa del traditore c'è una taglia milionaria che scatena una caccia all'uomo senza esclusione di colpi.

Il regista Joe Carnahan (Narc, 2002), outsider del genere poliziesco, punta alla poltrona di Guy Ritchie; manca però di concretezza come sceneggiatore. La storia che intesse è un mix di fratelli Coen e The Business (2005, di Nick Love), con la differenza dell’ambientazione americana - un’assolata Las Vegas invece dei cinerei «sobborghi cockney» - e con troppa carne al fuoco. La confusione dei ruoli è tale da spaesare: i troppi cambi di ritmo e un'alternanza di violenza (tanta: e in molti paesi è arrivato il divieto ai minori) e black humour, mal bilanciati, finiscono addirittura per spazientire. Gli sproloqui urlati e il sangue che scorre copioso non si sposano all'idea di fondo del raffinato intreccio corale con colpo di scena finale, ovviamente prevedibilissimo: inevitabile il fallimento.

Passino le esplosioni della macchina da presa che impazzisce spesso e ruota follemente attorno ai personaggi, non la fotografia televisiva e i ritmi da MTV, che stordiscono con eccessi di suoni e colori senza arrivare ad uno stile «videoclipparo» in qualche misura personale.  Decine le citazioni, alcune divertenti - gli agenti anti-mafia che chiamano in causa Gli intoccabili di De Palma -, altre fuori luogo, piazzate a destra e a manca quasi a voler giustificare le ambizioni goliardiche di un progetto che, proprio per il suo voler giocare scopertamente sopra le righe, risulta poco credibile.

Peccato perché il cast, con tante glorie vecchie e nuove, tra cui Ray Liotta, Andy Garcia, Ben Affleck (sempre peggio: per la breve scena al tavolo da biliardo si sono rese necessarie 20 tagli, dovuti alla sua incapacità di concludere senza errori al primo ciak) e Matthew Fox, guest star direttamente dall’isola di Lost, non era mal assortito, compresa la popstar Alicia Keys al debutto su grande schermo in un ruolo da «pupa hot tarantiniana». A sorpresa funzionano meglio gli insospettabili Ryan Reynolds, dal discreto charme drammatico, e Jeremy Piven, che mette molto di sé nel ruolo del comico criminale, strafatto e superficiale. Ma è sempre troppo poco viste le premesse di budget, le (presunte) idee e la sfrontatezza degli autori.

 

Titolo originale: id.
Regia: Joe Carnahan
Con: Ryan Reynolds, Ray Liotta, Ben Affleck, Andy Garcia, Alicia Keys
Distribuzione: Universal

Durata: 108’
Origine: Gran Bretagna / Francia / USA, 2007

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