"Halloween - The Beginning" di Rob Zombie
Ulteriore conferma di un talento registico puro e – diciamolo senza vergogna – altamente autoriale, il terzo film di Rob Zombie è un’operazione meravigliosamente inventata e spiazzante, in cui il rifacimento e la rilettura personale collidono con il restauro mantenendo un miracoloso equilibrio finale. Quasi un manuale per come riplasmare il cinema già fatto, fondendo il genere al dramma umano, mescolando le carte, omaggiando e rielaborando il genere all’inseguimento di alchimie sconosciute
Aspettavamo con ansia e interesse il terzo film di Rob Zombie. Autore rivoluzionario e magnificamente autodidatta capace con due soli film (La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo) di rivitalizzare l’horror americano contemporaneo. Lo aspettavamo anche con preoccupazione questo suo Halloween The Beginning, mezzo/remake del capolavoro di John Carpenter del 1978, soprattutto in seguito alla fredda accoglienza spettatoriale e critica che il film ha ricevuto in madrepatria. E invece anche stavolta non possiamo che sorprenderci piacevolmente davanti alla conferma di un talento registico puro e – diciamolo senza vergogna – altamente autoriale.
Iniziamo col dire che ci sono due film in Halloween The Beginning. Due blocchi distinti, ben riconoscibili, che dividono a metà la pellicola di Zombie, dotandola di una schizofrenia preziosa e per certi versi coerente con la decostruzione del genere horror che il regista americano aveva già compiutamente avviato ne La casa del diavolo. Dialettica oppositiva che peraltro non impedisce all’opera di mantenere una lucidità d’autore pienamente omogenea e controllata.
Il primo film è quello della prima parte, meravigliosamente inventata e spiazzante, in cui viene narrata
l’infanzia del piccolo serial killer dentro una Haddonfield autunnale, provincia malata e alienante dove la famiglia – come nei due precedenti film appunto – è descritta da subito come squallido nucleo generatore di morte. A suo modo questa intera sezione del film rivoluziona i parametri del genere azzerandoli esplicitamente. Informandoci sul contesto ambientale e psicologico del bambino Myers, dandogli un volto (peraltro già ossessionato dalla performance del mascheramento) che nel prototipo di Carpenter scorgevamo appena, ed escludendo il fuori campo negli omicidi compiuti dal folle ragazzo, Zombie demitizza il villian orrorifico, toglie il mistero che aleggia attorno al serial killer, entrato nell’immaginario collettivo per la sua entità astratta, per farne quasi uno strumento drammaturgico sociologicamente attuale, come fosse il protagonista di un reportage televisivo sulla follia giovanile virato in rosso sangue. E così facendo rischia grosso, perché appunto capovolge le regole e le dinamiche del racconto, annullando quasi un’intera mitologia mostruosa. Eppure se si inserisce questa prima parte nella filmografia di Zombie e, più in generale, in una conformazione horror politicamente e visivamente estesa, quella di Halloween The Beginning assume immediatamente una visione profondamente orrorifica e disperata, dove il dramma sposa il gore, in una scommessa che chiede molto ai cinefili certo, ma che non può non stupire per lucidità tematica (la centralità della Famiglia appunto e la sua distruzione) e contaminazione estetica.
A metà film arriva poi la brusca virata. Dal momento in cui Michael Myers, divenuto adulto ed evaso dal carcere psichiatrico, fa il suo ritorno ad Haddonfield per seminare panico e morte, Halloween diventa a tutti gli effetti il remake del film di Carpenter. Improvvisamente Zombie mutua dal film originale intere scene, dialoghi, personaggi, punteggiatura filmica e musicale, in un omaggio al maestro Carpenter e allo slasher movie d’annata che apparentemente sfiora il ricalco, riprendendo a più riprese l’approccio ambiguo e concettuale del remake-clone, così ricorrente nell’ultima decade. Ecco che allora Halloween The Beginning diventa anche riflessione metatestuale su quelle dinamiche spettacolari che nella prima parte sembravano annullate. Il prequel è fagocitato dal remake e viceversa, in una commistione inedita e folgorante, dove il rifacimento e la rilettura autoriale collidono con il restauro mantenendo un miracoloso equilibrio finale, e in cui la firma di Rob Zombie è sempre riconoscibile anche grazie a quelle impercettibili aggiunte che finiscono con il rielaborare anche la sezione carpenteriana. Come nella brevissima ma significativa scena del negozio d’armi, oppure nell’incredibile, tesissimo finale, anch’esso sorprendentemente “nuovo”, dove un colpo alla testa sembrerebbe affogare per sempre, nelle urla disperate di una sorella mai conosciuta, il tragico destino dell’ennesima famiglia dannata e della maschera di morte che ha generato. Quasi un manuale per come riplasmare il cinema già fatto, fondendo il genere al dramma umano. Una lezione di cinema che andrebbe incorniciata.
Titolo originale: Halloween
Regia: Rob Zombie
Interpreti: Malcolm McDowell, Sheri Moon Zombie, Tyler Mane, Brad Dourif, Scout Taylor-Compton
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 109'
Origine: Usa, 2007
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