FILM IN TV - "Ballando con uno sconosciuto" di Mike Newell

Alla base del film c’è un episodio di cronaca, l’impiccagione di Ruth Ellis, ultima donna inglese condannata a morte. Una vicenda che ha delle premesse esplosive. Il regista prova a tenere a freno il melodramma con l’eleganza della ricostruzione e con l’accuratezza distante della messinscena. Ma, nonostante ciò, i suoi e i nostri occhi sono costretti a fremere. Le passioni si propagano incontrollate, come scosse telluriche e torna alla mente quella convinzione o paura che l’amore sia una maledetta patologia. Sabato 12 aprile ore 02:55 Raiuno

Ballando con uno sconosciutoAlla base di Dance with a Stranger c’è un episodio di cronaca che colpì fortemente l’immaginazione della società inglese del secondo dopoguerra: l’impiccagione di Ruth Ellis (13 luglio 1955), ultima donna inglese condannata alla pena di morte. Una vicenda che aveva già ispirato nel 1956 il film Yeld to the Night di J. Lee Thompson. Su sceneggiatura di Shelagh Delaney, Mike Newell si confronta con il melodramma d’epoca, dopo una trasposizione per la TV de L’uomo dalla maschera di ferro (1977) e un film d’avventura con Charlton Heston (Alla trentanovesima eclisse, 1980). Uno spiazzamento che è già prova di quell’eclettismo che sarà una costante della carriera del regista inglese. E, in effetti, la vicenda ha delle premesse esplosive. Ruth Ellis (Miranda Richardson) è una donna dalla vita travagliata, gestisce un night club, ha un matrimonio fallito alle spalle e un bambino da mantenere e da tener lontano il più possibile dalla sua attività “equivoca”. A farle la corte c’è un timido uomo perbene, Desmond (Ian Holm), ma alle sue attenzioni Ruth preferisce il fascino di David Blakeley (Rupert Everett), un giovane aristocratico, viziato e incostante. Premesse di una tragedia. Una ricostruzione d’epoca elegante e una messinscena accurata e controllata valgono a Newell l’accusa di un freddo calligrafismo. Ma quando il salto è compiuto, i cuori esplodono. Inevitabilmente. Perché se è vero che lo sguardo del regista cerca di mantenere una distanza che imbrigli i sentimenti, è altrettanto vero che i suoi e i nostri occhi sono costretti a fremere. I tormenti di Ruth, a cui la Richardson dona una sguardo ambiguo da puttana e un’emotività fragile da bambina, si propagano incontrollati, come scosse telluriche i cui echi toccano le distanze più impensate. Basta evocarle, richiamarle appena, quasi inconsciamente, ed esse arrivano a rompere gli argini o, quanto meno, a turbare i sonni. Nonostante Newell e nonostante noi. Perché si affaccia alla mente quella convinzione o paura che l’amore sia una maledetta patologia, un cancro lento e inesorabile che toglie ogni controllo, ogni vergogna, ogni senso dell’onore. Come accade anche a Desmond, a quel volto di Ian Holm,  in cui ogni minima espressione è un grumo tragico e ridicolo di pudore e dolore, dedizione e rabbia. L’amore ci priva dell’anima, per gettarla in pasto all’Altro. Ma nella sua follia, forse, ci riporta alla verità, al rifiuto di ogni quotidiana ipocrisia, di ogni inutile compromesso.     

 

Titolo originale: Dance with a Stranger

Regia: Mike Newell

Interpreti: Miranda Richardson, Rupert Everett, Ian Holm, Matthew Carroll

Origine: Gran Bretagna, 1985

Durata: 99’

 

Sabato 12 aprile ore 02:55 Raiuno

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