"Pelham 1-2-3. Ostaggi in metropolitana", di Tony Scott


Curioso come il regista del caos e dell’accumulo percettivo abbia avuto bisogno, negli ultimi dieci anni, di consolidati paletti narrativi incentrati su antagonismi psicologici ma anche posturali. Da una parte c’è la staticità di Garber, dall’altra abbiamo la particella impazzita, il vettore muscolare che avrebbe intenzione di far saltare il banco, di inserire nella rigidità del testo (lo script) il valore aggiunto dell’imprevedibilità adrenalinica (il regista Scott), ovvero il Ryder di John Travolta

pelham 123E’ probabilmente ormai superfluo storcere il naso di fronte a un regista come Tony Scott, da sempre incapace di creare (e pensare) un’inquadratura che superi i tre secondi di durata e autore, all’interno di una filmografia fatta di grande coerenza formale e altrettanto grande inconsistenza artistica, di alcuni sorprendenti cult (L’ultimo Boy Scout, Una vita al massimo, il macchinoso ma copiatissimo Spy Game), un paio di film epocali (Top Gun, Miriam si sveglia a mezzanotte) e altre operazioni decisamente trascurabili  (Revenge, Allarme Rosso, il secondo Beverly Hills Cop, il recente binomio Domino/Deja-vù). In questa ricca e caotica babele di pellicole frastornanti e stilisticamente affini, Pelham 123 – remake de Il colpo della metropolitana del 1974 diretto da Joseph Sargent – va a inserirsi nel filone dei film belli e riusciti. E’ chiaro che l’estetica tonyscottiana – in larga parte riconoscibile anche nell’ultimo film del più quotato fratello Ridley, ovvero quel sottovalutato Nessuna verità che altro non era che una rivisitazione teorico-drammaturgica più o meno esplicita dei film spionistico-multimediali girati da Tony – non può fare a meno di vedersi apertamente sbandierata sin dai titoli di testa. Incessanti accelerazioni, freeze frame e rallenti a ritmo di musica rap si susseguono infatti sullo schermo quasi “firmando” col sangue del videoclip i primi dieci minuti del film. Come se Tony Scott volesse toglierci subito dall’imbarazzo di vedere un film diretto da Tony Scott, tutto azione, velocità, introspezioni di superficie. E infatti in Pelham si entra subito nel vivo della vicenda, con il pazzo terrorista Ryder (che poi si rivelerà non così pazzo, né così terrorista)  che sequestra vagone e passeggeri di una metropolitana di New York minacciando di ucciderli tutti se entro un’ora non riceverà il riscatto di 10 milioni di dollari. A fare le veci dell’intermediario dall’altra parte del microfono c’è Garber, responsabile della sicurezza della metropolitana appena declassato per essere stato accusato di corruzione.
pelham 123 di tony scottE’ abbastanza curioso come il regista del caos e dell’accumulo percettivo abbia avuto bisogno, negli ultimi dieci anni, di consolidati paletti narrativi incentrati su antagonismi psicologici ma anche posturali. Da una parte c’è la staticità di Garber, uomo istituzionale posto davanti a uno schermo come il Crowe di Nessuna verità, il Redford di Spy Game, l’Hackman di Nemico Pubblico e lo stesso Washington in Deja-vù; dall’altra abbiamo la particella impazzita, il vettore muscolare che avrebbe intenzione di far saltare il banco, di inserire nella rigidità del testo (lo script) il valore aggiunto dell’imprevedibilità adrenalinica (il regista Scott), ovvero il Ryder di John Travolta (ma ancora lo Smith di Nemico, il Pitt di Spy Game, il Di Caprio di Nessuna verità), personaggio che qui la sceneggiatura di Brian Helgeland carica di simbologie religiose, ma già di per sé pregno di un senso che si porta dietro tutta un’idea di cinema da amare/odiare. Di fronte a questa procedura poetica, che sostiene anche questo film del regista, tutto il resto passa in secondo piano, finendo con il costituire un contorno lussuoso all'action thriller di convenzione: gli ottimi comprimari Turturro e Gandolfini, la New York tragica e romantica del nuovo millennio, WallStreet nido di follia e perdizione.

 

 

Titolo originale: The Taking of Pelham 1 2 3
Regia: Tony Scott
Interpreti: Denzel Washington, John Travolta, Luis Guzman, Victor Gojcaj, John Turturro, James Gandolfini
Distribuzione: Sony
Durata: 108'
Origine: USA, 2009

 

 
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