"La ragazza che giocava con il fuoco", di Daniel Alfredson
Cambia regista e rispetto al discreto primo capitolo ci sembra che il secondo film tratto dall'opera di Stieg Larsson abbandoni completamente la compattezza del "genere" per limitarsi a una professionalità da sceneggiato televisivo
Le premesse per una conferma - dopo il non esaltante ma discreto Uomini che odiano le donne - c'erano tutte. Concentrandosi ancor di più sul personaggio di Lisbeth Salander, La ragazza che giocava con il fuoco in larga misura, almeno sulla carta, riproduce la caratteristiche psicologiche e cupe di cui solitamente è intriso il secondo capitolo di ogni trilogia: nemesi, ambiguità, introspezioni e tormenti psicologici. Un anno dopo aver risolto il caso Vanger il direttore della rivista Millenium Blomqvist viene a sapere dai colleghi della stampa che proprio Lisbeth Salander è stata accusata di aver ucciso due giornalisti della rivista che si stavano occupando di un'indagine sul mercato del sesso in Svezia. Non convinto della colpevolezza dell'amica, Blomqvist inizia a fare delle ricerche, mentre Lisbeth ancora non sa che dietro tutto questo potrebbe esserci uno spettro della sua infanzia tornato a chiedere vendetta.
Ancora il fantasma di una società patriarcale corrotta e morbosamente impossibile da cancellare. Rispetto al capitolo precedente cambia però il regista, da Niels Arden Oplev si passa a Daniel Alfredson, e i risultati deludono le aspettative. Perchè se Oplev riusciva a controllare la scrittura di Larsson riconducendola, seppur con risultati altalenanti, a un cinema solido, Alfredson perde per strada la compattezza del "genere" per limitarsi a una professionalità e, soprattutto, a una prevedibilità pericolosamente vicina allo sceneggiato televisivo. Non bastano allora alcune buone intuizioni sparse: come a esempio la sovrimpressione del volto di Lisbeth sullo schermo del computer, l'omossessualità della stessa finalmente mostrata, il gigantesco personaggio del killer che non prova dolore, quasi paragonabile allo Squalo bondiano di La spia che mi amava e Moonraker; tutti elementi interessanti che però anzichè irrobustire la pellicola di Alfredson ne denunciano le potenzialità inespresse. Come se davanti all'abisso del contenuto di partenza si sia preferita una strategia di "messa in scena difensiva", ri-messa in discussione soltanto nel finale horror sorprendente ma appiccicato.
Titolo originale: Flickan som lekte med elden
Regia: Daniel Alfredson
Interpreti: Michael Nyqvist, Noomi Rapace, Per Oscarsson, Lena Endre, Annika Hallin, Micke Spreitz
Distribuzione: BIM
Durata: 129'
Origine: Svezia, 2009
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