Torino 27 - "La nana" di Sebastiàn Silva (Concorso)
In Cile non c'è posto per Mary Poppins, c'è già La nana Raquel. Faccia da indios indomabile e un cuore troppo chiuso per essere ascoltato. Una storia piena di umanità e di viscerale delicatezza quella raccontata dal bel film di Sebastain Silva.
Basta con il mito buonista dal sorriso disarmante di Julie Andrews in Mary Poppins. Quel tempo sembra tramontato, almeno tra la buona borghesia di Santiago del Cile. Eh si, perchè tra le quattro mura della grande casa della famiglia Valdez lavora da quasi 25 anni "la nana" (da noi cameriera), Raquel. Donna in camice che certo non conosce la simpatia travolgente del famoso gingle della pillola che va giù. Il giovane regista cileno Sebastiàn Silva ha rimesso insieme ricordi e le immagini della propria infanzia passata con due tate che l'hanno tirato su. Così la storia della "nana" Raquel (la bravissima Catalina Saavedra premiata al Sundance) gira tutta intorna alla vita della famiglia Valdez, è lei il motore di questa piccola ma vivace comunità con quattro ragazzi da accudire. Ritmi e gesti che mandano avanti una casa, la quotidianità e gli anni che passano accanto a degli estranei diventati però i suoi unici affetti. lo sguardo di Silva sta lì, sempre attento e decide di mettersi la camera in spalla e segue il corpo e il volto di Raquel tra i corridoi e le stanze della casa, ne registra umori e stanchezze, normalità e suscettibilità di un essere umano che da venticinque lunghi anni ha assecondato la propria esistenza per gli altri, i Valdez. Faccia da indios poco socievole e modi non proprio da Mrs Poppins, Raquel è una della famiglia e proprio per questo quando i padroni di casa decidono di affincarle un'altra domestica per aiutarla visti i suoi continui mal di testa lei cercherà in tutti modi di impedire alle nuove entrate di mettere radici. Una volta messe in fuga le rivali arrivando anche a infantili e isterici trucchetti l'indomabile tata dovrà però fare un passo indietro quando, colpa di una degenza forzata che la terrà a letto, a casa Valdez arriverà Lucy. La sua simpatia e le piccole libertà di donna di campagna riusciranno a far cadere il muro di ostilità e freddezza di Raquel. Lucy saprà prendere questa piccola donna cresciuta senza infanzia e senza sorrisi e maturata senza "baci e abbracci" arrivando a farle passare un Natale con la sua famiglia. Storia piena di umanità e di viscerale delicatezza dove lo sguardo attento e coinvolto di Silva riesce a tendere i protagonisti senza appesantirli. Senza pietismi e superficiali ipocrisie. Una verità fotografica che sposa i caratteri e i gesti di un cast davvero ben amalgamato. Lucy andrà via, e quello sarà il tempo per Raquel di provare a correre da sola.
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