"La dura verità", di Robert Luketic
Ancora una volta per l'autore de La rivincita delle bionde non solo il cinema è un corpo femminile, ma soprattutto è un corpo femminile comico e sensuale insieme, allo stesso momento, nello stesso fotogramma, nella medesima sequenza. Il fatto: in questo momento, nel panorama registico americano "leggero", non c'é nessuno al pari di Luketic nel lavorare sulle attrici, e suoi personaggi femminili. La prova: i risultati che Luketic ottiene su Katherine Heigl in questo La dura verità sono a dir poco miracolosi
Il fatto: in questo momento, nel panorama registico americano "leggero", non c'é nessuno al pari di Luketic nel lavorare sulle attrici, e suoi personaggi femminili. La prova: i risultati che Luketic ottiene su Katherine Heigl in questo La dura verità sono a dir poco miracolosi. Ancora una volta per l'autore de La rivincita delle bionde (che recupera per questo film anche le sue fidate sceneggiatrici Karen McCullah e Kirsten Smith) non solo il cinema è un corpo femminile, ma soprattutto è un corpo femminile comico e sensuale insieme, allo stesso momento, nello stesso fotogramma, nella medesima sequenza. E se la Heigl apatowiana di Molto Incinta sembra in partenza una figura ben più ingombrante di Reese Whiterspoon e addirittura della diva J.Lo di Quel mostro di suocera, il trattamento che viene riservato al suo personaggio nel corso del film ne mette subito in mostra la goffaggine di un fisico straripante e non sempre facile da 'governare' – tutt'altro: affidatasi alle direttive del Mike Chadway di Gerard Butler, la sua Abby perde progressivamente e poi in maniera totale il controllo. Prima di tutto sul suo stesso corpo, sottoposto a una serie esilarante di umiliazioni e stimoli sensoriali irresistibili (la formidabile gag con le mutandine vibranti...), e poi sull'immagine stessa della sua figura, algida e slanciatissima donna in carriera che alla fine dei giochi si troverà però ad aver acquisito e scoperto una consapevolezza tutta nuova riguardo alla propria personalità. Il cinema di Robert Luketic è questo: uno svelamento magico e continuo. Non è un caso allora se non vi sia in realtà alcun bisogno di avvicinamento tra Abby e il protagonista maschile, beffardo conduttore di un programma tv in cui sostiene che gli uomini non credono all'amore e vogliono solo portarsi a letto il più alto numero possibile di donne (modellato, va detto, in una certa misura sull'incredibile Tank di Dane Cook nel magnifico La ragazza del mio migliore amico di Howard Deutch): Luketic annulla lo spazio e la distanza che intercorrono tra i due, sin dal primo contatto via telefono con Abby che chiama in diretta dalla sua camera da letto la trasmissione di Mike che sta seguendo in tv, sino al finale in mongolfiera con i due sospesi in aria, passando dalla sublime e brevissima sequenza in ascensore, con lui che tiene ferma la porta della cabina non decidendosi a scendere al suo piano d'albergo. E poi quella memorabile scena di ballo a suon di salsa, e Butler che, lasciando da parte per una volta le sue velleità action in roba improponibile come Rocknrolla e l'imminente Gamer, recupera l'aria da omaccione burbero dal cuore d'oro che rendeva speciale il suo fantasma nel capolavoro di LaGravenese PS: I Love You...
La dura verità è davvero un film in cui Luketic si tiene talmente attaccato ai primissimi piani dei volti che sorge il sospetto che probabilmente per lui stavolta non esista altro paesaggio (di nuovo, l'irrealtà palese della 'situazione' conclusiva al palio delle mongolfiere); e quando Mike sembra allontanarsi definitivamente da Abby, in quel corridoio d'albergo, è una sequenza che l'occhio e la macchina da presa sembrano non voler in alcun modo accettare, con la silouette nera di Butler che imbocca una curvatura impossibile e innaturale in questo androne, che a sua volta muta repentinamente di forma e lunghezza. Una stranissima vertigine hitchcockiana che ci affrettiamo subito a rifiutare di registrare, ennesima reazione fisica di noi spettatori dinanzi all'essenza davvero tattile e prepotentemente presente di questo cineasta.
Regia: Robert Luketic
Origine: USA, 2009
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