"Astro Boy", di David Bowers
Tratto dal leggendario manga di Osamu Tezuka, creato agli inizi degli anni ’50, Astro Boy è una fiaba fitta di rimandi letterari e cinematografici: dal Pinocchio di Collodi al Metropolis di Fritz Lang, il tutto condito con un sano buonismo dickenseniano. Un film d’animazione onesto destinato ai più piccoli. Dal regista di Giù per il tubo, presentato al Festival del Film di Roma 2009 in versione già doppiata
In Giappone Astro Boy è il corrispettivo orientale di Mickey Mouse, una vera e propria icona entrata a far parte dell’immaginario collettivo. Creato dal guru Osamu Tezuka nel 1951 e divenuto protagonista di una serie televisiva in bianco e nero nel 1963, il piccolo supereroe dal cuore tenero ha raggiunto una certa notorietà anche in Occidente, tanto che nel 2004 è entrato a far parte della Hall of Fame dei Robot. Questo perché, pur mantenendo la sua anima orientale, Astro Boy miscela una serie di chiari rimandi a opere letterarie e cinematografiche occidentali. Il fatto che venga creato dallo scienziato Tenma a immagine e somiglianza del figlio morto infatti non può che riportare alla mente il Pinocchio di Collodi e in parte anche il Frankenstein di Mary Shelley. La suddivisione classista tra Metro City, dove vivono i “privilegiati” e la superficie della Terra, abitata dai “reietti”, è poi un ulteriore omaggio al Metropolis di Fritz Lang, al quale si accompagna una sorta di continuità tematica con il messaggio di fratellanza e uguaglianza portato dal recente Wall∙E. A questo si deve aggiungere infine una visione d’insieme e un certo buonismo di chiaro stampo dickenseniano. Il lungometraggio animato di Bowers (Giù per il tubo) addirittura opera una maggiore occidentalizzazione del testo di riferimento, sia attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie e di un mood che poco hanno a che fare con il manga di Tezuka, sia con la creazione di un “villain” che è il pretesto per una critica politica al militarismo e all’anima guerrafondaia dei presidenti. Quello che ne esce è quindi un prodotto ibrido, che dell’originale mantiene soprattutto l’icona di partenza. Ciononostante Astro Boy è un film d’animazione onesto e intelligente, in grado sia di divertire grazie alle numerose sequenze di azione, sia di far riflettere con una serie di messaggi positivi. Tra una battaglia e l’altra, con tanto di stadio per robot gladiatori, il film infatti invita all’uguaglianza, al rispetto delle diversità e soprattutto alla ricerca della pace e alla condanna della guerra. E sono questi i motivi che lo rendono adatto soprattutto a un pubblico di bambini, nonostante l’animazione non raggiunga gli eccellenti standard qualitativi dei colossi Pixar o Dreamworks e il doppiaggio faccia rimpiangere (anche se il Trio Medusa si salva con mestiere) quello della versione a stelle e strisce (con voci di Freddie Highmore, Kristen Bell, Donald Sutherland, Charlize Theron e Nicholas Cage).
Titolo originale: Id.
Regia: David Bowers
Voci (versione italiana): Silvio Muccino, Carolina Crescentini, Trio Medusa, Pasquale Anselmo, Pietro Biondi, Francesco Vairano
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 94’
Origine: Giappone, Hong Kong, USA, 2009
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Un film insipido, caratterizzato da un'animazione povera, da una grande piattezza delle texture e dai dialoghi spesso tirati via. Il pessimo doppiaggio italiano (mi riferisco soprattutto all'imbarazzante interpretazione di Silvio Muccino) non aiuta di certo a sollevare le sorti dell'opera. Un film che poteva essere un ottimo spunto per rivisitare in chiave moderna un mito popolare degli anni '60 diventa invece un mero pretesto commerciale per un cinema infantile a corto di idee originali. Il povero Osamu Tezuka si rivolterebbe volentieri nella tomba.
Inviato da Yuji Tamiya il 24/12/2009
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