"La principessa e il ranocchio", di Ron Clements e John Musker
Nella scoppiettante ed oscura New Orleans degli anni ’20 dove, come aveva già preannunciato Scat Cat, resister non si può al ritmo del jazz..., La principessa e il ranocchio segna il ritorno alle atmosfere, ai personaggi e agli straordinari disegni dipinti a mano dei grandi classici Disney che hanno scritto la storia del Cinema d’animazione
Sembrava ormai tutto finito. Chiusi i cari, vecchi libri di fiabe ed esaurita la sua magia, il gigante Disney aveva dato i suoi ultimi, deludenti colpi di coda e, dopo aver messo a segno, con incredibile scaltrezza, l’acquisto della Pixar, aveva infine smontato i tavoli da disegno e ceduto lo scettro al piccolo ed impertinente folletto nato grazie al genio di John Lasseter. Ma forse, Lasseter non era per nulla disposto a chiudere in un polveroso cassetto le storie in due dimensioni e il “vissero tutti felici e contenti” che segna il gran finale di ogni fiaba che si rispetti. Il paladino dell’animazione in CGI decide, dunque, di lasciare momentaneamente da parte il ruggito dei motori e il rumore delle ventole dei suoi computer e veste gli abiti di produttore esecutivo del quarantanovesimo lungometraggio animato della Walt Disney. Sotto la guida di Ron Clements e John Musker, con alle spalle una lunga esperienza e cinque film, Basil l’investigatopo, La sirenetta, Aladdin, Hercules e Il pianeta del tesoro, La principessa e il ranocchio segna il ritorno, nella scoppiettante ed oscura New Orleans degli anni ’20 dove, come aveva già preannunciato Scat Cat, resister non si può al ritmo del jazz..., alle atmosfere, ai personaggi e agli straordinari disegni dipinti a mano di quei film che hanno scritto la storia del Cinema d’animazione. Ma a ben guardare non si tratta soltanto di un’operazione che rispolvera la più che collaudata formula dove, alla giusta dose di avventura, amore, amicizia e trovate divertenti, si aggiungono gli immancabili e pirotecnici numeri musicali, questa volta, grazie a Randy Newman, in chiave jazz e blues e finalmente memori (con “le esibizioni” del Dr. Faciler, lo stregone voodoo che con i suoi piani malvagi diventa, come del resto fanno tutti i cattivi, il motore della storia) della lezione dark impartita con The Nightmare Before Christmas da Tim Burton e Henry Selick. La principessa e il ranocchio inizia quando il principe ranocchio è stato baciato dalla sua principessa e liberato dall’incantesimo. La fiaba è già finita perchè nessuno è più capace di crederci. Tiana, la ragazza che lavora giorno e notte per mantere la silenziosa promessa fatta a suo padre, deve ritrovare il sogno che ha smarrito lunga la strada e per farlo risale le paludi di New Orleans, in compagnia di un principe che vorrebbe insegnarle a danzare, ma lei non è ancora pronta. La piccola cameriera, presto trasformata da uno sfortunato bacio in una verdissima ranocchia, deve imparare, come noi ed insieme a noi, a scavare più a fondo, a chiudere gli occhi ed ascoltare il suo cuore, per non lasciar morire, come invece vorrebbe il Dr. Facilier, la propria anima, per non rimanere prigioniera di una maschera modellata sulle aspettative di qualcun altro e dietro la quale si continua a nascondere per sfuggire al canto dei suoi desideri. E allora, forse, l’interminabile lista di citazioni dei classici Disney, come il ballo di Cenerentola, o la stella presa in prestito da Pinocchio e qui ribattezzata Evangeline, o, ancora, come uno dei numeri rubato a Maga Magò da Mama Odie, la maga cieca del bayou che conosce tutti i segreti del voodoo, è una mappa segreta che, rivisitando un mondo dimenticato, cosparge di polvere magica i nostri occhi per permetterci di indirizzare lo sguardo verso la luce della nostra stella.
Titolo originale: The Princess and the Frog
Regia: Ron Clements e John Musker
Interpreti (voci italiane): Domitilla D’Amico e Karima Ammar (Tiana), Francesco Pezzulli (Principe Naveen), Sergio Cammariere (Dr. John), Luca Ward (Dr. Faciler), Pino Insegno (Louis - l’alligatore), Luca Laurenti ( Raymond – la lucciola)
Distribuzione: Walt Disney
Durata: 97’
Origine: USA, 2009
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