"Brothers", di Jim Sheridan

Terza opera americana per il regista di The boxer, non raggiunge in alcun modo la potenza del suo esordio USA, il bellissimo In America. Questo remake di Non desiderare la donna d’altri di Susanne Bier è anzi forse il suo film più debole, dramma ossessivo in balia di una gelosia morbosa e ingiustificata dove invece destano maggiore interesse quella quotidianità pulviscolare di piccoli luminosi istanti di gioia, quadretti familiari che restituiscono il tepore delle mura di casa quando là fuori tutto è bianco, ricoperto dalla neve, e che invece Sheridan si lascia sfuggire

tobey maguire e natalie portman in brothers di jim sheridanDiventa abbastanza difficile riuscire ad inquadrare la carriera americana di Jim Sheridan, approdato in terra statunitense con uno dei suoi film più belli e sinceri, quell’ In America che si rivelava opera potente sul confine vita/finzione, in cui anche Sheridan scopriva come a conti fatti non possa esistere sogno che non sia sogno americano.
La dimostrazione era arrivata col film successivo, Get Rich or die tryin’, inedito in Italia, semi-biopic del rapper 50 cent, parabola della sua ascesa dai violenti marciapiedi del ghetto al successo internazionale grazie all’hip-hop.
Con questo remake del film di Susanne Bier Non desiderare la donna d’altri, che devia alcune traiettorie del prototipo nella direzione di un dramma ossessivo dove la gelosia morbosa e sostanzialmente ingiustificata si fa sintomo di un trauma maggiore vissuto dal personaggio marine di Tobey Maguire in Afghanistan, Sheridan sembra voler tornare a frequentare atmosfere in qualche modo ‘europeggianti’, e per lo script di partenza e per la sottolineata presenza dei conterranei U2 nella colonna sonora, con la classica  Bad e con la versione inedita del brano Winter realizzata espressamente per l’amico regista, a ringalluzzire una partitura per il resto particolarmente goffa di Thomas Newman.
E’ chiaro come Sheridan vada cercando nello script, verboso come al solito, di David Benioff, una storia che possa accumunarsi ai grandi drammi morali della sua filmografia, Nel nome del padre e The boxer tra tutti, e così facendo finisce per perdere quasi completamente di vista i pregi della confezione della pellicola, che hanno invece una connotazione del tutto americana (potrebbero addirittura venire in mente, fatte le dovute proporzioni, le storie di fratelli narrate da autori come James Gray e Gavin O'Connor): quella quotidianità pulviscolare di piccoli luminosi istanti di gioia, quadretti familiari raccolti dal veterano Frederick Elmes con un lavoro che tenta di restituire il tepore delle mura di casa quando là fuori è tutto bianco, ricoperto dalla neve (in più di un momento torna alla mente proprio il calore di In America, da cui però l’algida messinscena di Brothers resta ben lontana).
Era un film che avrebbe potuto immergersi assolutamente nelle coordinate del cinema classico a stelle e strisce, questo, col personaggio ‘sbandato’ del solito impagabile Jake Gyllenhaal che richiama alla mente tante figure borderline della produzione Seventies, dai film on the road di Bob Rafelson a Jerry Schatzberg; e con la silhouette smagrita e rasata dello psicopatico Maguire – protagonista di una performance di imbarazzante grossolanità, inspiegabilmente nominata ai Golden Globesjake gyllenhaal in brothers di jim sheridan – che non può non far tornare in mente figurativamente un giovane, disadattato reduce Robert De Niro (per tacere dell’incrocio di significati che è già di per sé la presenza nel film di Sam Shepard, padre addolorato di Caino e Abele come Robert Duvall o Jon Voight, orgogliosamente immutabile alla morte del figlio come Tommy Lee Jones in Elah).
E invece, forse per cercare l’urgenza da denuncia di una storia in cui fa capolino il dramma delle truppe USA in Afghanistan, Sheridan procede sbandando, e con il freno tirato: realizza così il suo film più debole, che smarrisce progressivamente direzione e significato, per arenarsi privo di identità propria, finendo per sprecare disgraziatamente il formidabile impegno di una Natalie Portman sicuramente alla sua prova più matura.


Titolo originale: id.
Regia: Jim Sheridan
Interpreti: Natalie Portman, Tobey Maguire, Jake Gyllenhaal, Bailee Madison, Taylor Geare, Patrick Flueger, Sam Shepard, Mare Winningham, Clifton Collins Jr., Josh Berry, Carey Mulligan, Jenny Wade
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 108'
Origine: USA, 2009

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