"L'uomo nell'ombra", di Polanski
Tratto dal romanzo omonimo di Robert Harris, non è il miglior Polanski ma si tratta comunque di un gran bel film che cresce alla distanza. Ha il look del fantapolitico ma l'essenza di un torbido noir, non fulminante come Luna di fiele, ma comunque teso, incalzante e spettrale, che scivola anche in un cinema dell'assurdo che continua il suo percorso con innegabile coerenza
Non era presente all'ultimo Festival di Berlino perché si trovava in Svizzera agli arresti domiciliari, ma tutti parlavano di lui. Aleggiava come un fantasma, non solo nelle parole di Pierce Brosnan, Ewan McGregor e il produttore Robert Benmussa in conferenza stampa ma proprio come un'ombra inquietante che sembrava aggirarsi durante la Berlinale. Del resto, L'uomo nell'ombra (in originale The Ghost Writer), al di là del titolo, sembra proprio essere un film di spettri, di figure che appaiono e perdono consistenza, di pagine di un manoscritto che appare manipolabile, che può scomparire ed essere sottratto (il furto in moto all'inizio del film) o che può essere smontato e rimontato per lo svelamento di un intrigo. Tratto dal romanzo omonimo di Robert Harris, anche autore della sceneggiatura assieme al regista, il film vede protagonista uno scrittore inglese (Ewan McGregor) che accetta di completare le memorie dell'ex-Primo Ministro inglese Adam Lang (Pierce Brosnan). Quando l'uomo lo raggiunge su un'isola nell'Atlantico in cui il politico si è ritirato con la moglie Ruth (Olivia Williams) e un gruppo capeggiato dalla sua assistente. Nel frattempo però il politico viene accusato di attività connesse a terrorismo e torture e lo scrittore inizia a temere che il suo predecessore (scomparso in un incidente) abbia scoperto qualcosa di molto scottante che collega Lang alla Cia.
L'uomo nell'ombra non è il miglior Polanski ma è comunque un gran bel bel film che cresce alla distanza. Ha il look del cinema fantapolitico ma dentro l'essenza di un torbido noir, non fulminante come Luna di fiele (anche se l'inizio con l'immagine del traghetto poteva apparire quasi un segno) ma si tratta comunque di un'opera tesa e incalzante, pieno anche di ambiguità neanche troppo nascoste. Forse non convince del tutto nei momenti si sottolinea in maniera esplicita l'attività illegale dell'ex-Primo Ministro, sottolineata spesso da fotografie nelle quali si cercano di rintracciare comunque delle associazioni o nelle immagini tv in cui si trova al centro dello scandalo, elemento che da l'impressione di rimarcare a livello di scrittura quella perfidia propria di certi personaggi del cinema del regista, già evidente solo con l'immagine di Brosnan che appoggia le mani (in segno di protesta ma anche come inconscia resa) sulla vetrata della casa al mare. L'uomo nell'ombra però possiede anche un'attraente imprevedibilità, una claustrofobia potentissima degna di alcuni suoi film celebri (da Il coltello nell'acqua a Rosemary's Baby) che delimita gli spazi esterni, comprese anche le scene sulla spiaggia e un'inquietudiune nascosta evidente nei comportamenti della moglie di Lang e nella scena in cui va a parlare con il professor Emmett. Inoltre si tratta di un film maledettamente oscuro, e lo è talmente che Polanski prova addirittura ad alleggerirlo con quella sua ironia, segno di un cinema dell'assurdo che continua nel suo percorso con innegabile coerenza.
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