"Scontro tra Titani", di Louis Leterrier
La rivoluzione del 3D non passa da qui, e il cinema visionario di Louis Leterrier subisce una brusca battuta d’arresto: in Scontro tra Titani non c’è mai meraviglia, non c’è passione, non c’è visione. Lo spazio non interagisce con il corpo, l’occhio non entra nel film e così tutto si riduce a un teatrino kitsch senza mordente, tanto imbarazzante quanto privo di qualsiasi forma di epica e pathos.
Non abbiamo fatto in tempo a dimenticare il recente e disastroso Percy Jackson, che ecco arrivare nelle sale un altro fantasy mitologico avente per protagonisti le divinità dell’antica Grecia: rifacimento di Scontro di Titani del 1981, il film di Louis Leterrier sostituisce l’artigianale stop motion di Ray Harryhausen dell’originale con la tecnologia digitale odierna, esponenziata da un posticcio ricorso alla proiezione tridimensionale. Ideato e realizzato in 2D, il film è stato poi “gonfiato” in 3D in fase di post-produzione, nel tentativo di emulare i recenti successi del nuovo formato, da San Valentino di sangue fino ad Avatar: come in Alice in Wonderland di Tim Burton però, questo stratagemma commerciale (già aspramente criticato da James Cameron) non reca vantaggio al film perché, in buona sostanza, non aggiunge nulla alla visione ma anzi, se possibile, la danneggia. Nonostante lo sfarzo scenografico e la qualità degli effetti speciali, in Scontro tra titani non c’è mai quella profondità di campo e quella consapevolezza nell’uso del 3D in grado di coinvolgere lo spettatore e “farlo entrare” nel film; in questo modo quindi non si va mai oltre quell’effetto luna park che con il cinema, per fortuna, ha davvero poco a che fare. Ma anche considerando Scontro tra Titani su un piano prettamente “bidimensionale”, le cose non migliorano: se finora Louis Leterrier aveva dimostrato di essere uno dei migliori prodotti della scuderia Besson, soprattutto grazie a un Incredibile Hulk sorprendentemente ricco sul piano visivo, ora siamo davanti a una decisa battuta d’arresto del suo cinema, speriamo momentanea. Manca infatti la capacità di reinterpretare gli spazi e i corpi in essi contenuti, manca la visionarietà dell’insieme, manca – in definitiva – quel sense of wonder che dovrebbe essere un presupposto fondamentale per rendere reale il fantastico, perchè tutto ha il sapore della plastica, tutto sembra troppo distante dall’occhio di chi guarda: in mezzo a inquadrature ricchissime di dettagli, nelle quali gli attori si perdono e rimpiccioliscono, non si instaura mai quel processo di azzeramento dei corpi che poteva esserci in un 300 o, ancora meglio, negli ultimi lavori dei fratelli Wachowsky. Manca qualsiasi forma di epica, di coinvolgimento, di pathos: la sceneggiatura è talmente basilare al punto da sembrare un semplice accostamento di sequenze che non portano da nessuna parte e che sfociano frettolosamente in una conclusione fulminea (il tanto temuto Kraken…), mentre anche sul piano visivo Leterrier non sembra volersi discostare troppo da un Signore degli Anelli qualsiasi; fa volare la sua macchina da presa sugli sfondi digitali, ma non riesce a catturare l’essenza della narrazione per immagini; è bravo nella costruzione di alcuni momenti abbastanza suggestivi (Caronte, il consiglio delle streghe), ma non va oltre uno stile derivativo e poco efficace. Scontro tra Titani si riduce così a un teatrino kitsch dove anche attori del calibro di Liam Neeson e Ralph Fiennes, costretti a recitare battute improbabili, si ritrovano a sfidare il ridicolo e a ricordarci ad ogni inquadratura, ad ogni espressione, ad ogni smorfia che, dopotutto, lo hanno fatto solo per il portafogli.
Titolo originale: Clash of the Titans
Regia: Louis Leterrier
Interpreti: Sam Wortinghton, Ralph Fiennes, Liam Neeson, Gemma Aterton, Alexa Davalos
Distribuzione: Warner Bros Italia
Durata: 118’
Origine: USA, 2010
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