"La città verrà distrutta all'alba", di Breck Eisner
Il remake del classico di Romero è ancora il ritratto di un'America smarrita e in preda all'autodistruzione: nonostante il messaggio passi inevitabilmente in secondo piano rispetto alle esigenze dello spettacolo, La città verrà distrutta all'alba si rivela un dignitoso rifacimento che guarda alle cose da lontano, perchè tutto è gia passato, assodato, metabolizzato. Un'apocalisse silenziosa adattata al punto di vista dei suoi protagonisti.
Piaccia o meno, non si può comunque far finta di nulla: l’horror americano guarda ormai quasi esclusivamente al passato, a ciò che è già stato fatto, a ciò che è già stato detto. Proprio il genere che una volta era fucina di idee e terreno fertile per la sperimentazione, ora è solo ripetizione: adesso che tutto è stato copiato, rifatto, cannibalizzato, non resta che accettarlo e guardarlo, leggerlo per quello che è. La città verrà distrutta all’alba 2010 è il quarto remake di un film di Romero (dopo La notte dei morti viventi di Tom Savini, L’alba dei morti viventi di Snyder e l’inedito in Italia Day of the Dead di Steve Miner), mentre sono in arrivo anche Cimitero vivente da King, un nuovo Nightmare, Piranha 3D, Poltergeist e molto altro ancora: ormai all’appello non manca quasi più nulla, ormai il cinema dell’orrore americano non fa che ricalcare se stesso. A volte con risultati sorprendenti (l’Halloween di Rob Zombie, che rimane un ottimo testo teorico in grado di rimettere in discussione il concetto stesso di remake), altre volte con disastri incommensurabili (Venerdì 13 di Marcus Nispel): nel mezzo, con un po’ di fortuna, si possono trovare anche dignitosi prodotti medi, come questo La città verrà distrutta all’alba. Che guarda al film del 1973 senza subirne passivamente il richiamo (seppur valido, l’originale non è certo tra i migliori lavori di Romero) e riuscendo a guadagnarsi una propria autonomia: se il messaggio politico passa decisamente in secondo piano, subordinato alle logiche dello spettacolo e alle esigenze del pubblico da multisala, rimane comunque una sottile inquietudine di sottofondo; nonostante privilegi la componente action a quella riflessiva, il film di Breck Eisner riesce ugualmente quindi a mettere in scena il ritratto di un’America senza più alcun punto di riferimento, senza salvezza e senza redenzione. Un’America che si distrugge da sola, perchè il nemico non è più rappresentato da un elemento esterno (terrorismo, alieni ecc.), e le paure dell’uomo comune - a partire dalla perdita della casa e lo sgretolamento del nucleo famigliare - ritornano sempre e comunque. Il messaggio è vecchio, certo, e ripetuto senza molta innovazione; eppure, nella rappresentazione di un’Apocalisse silenziosa e fuori campo, Eisner lascia intravedere alcune idee di regia inaspettate in un prodotto del genere: adatta lo sguardo al punto di vista dei personaggi e ci mostra l’orrore come visto da lontano, filtrato – a seconda dei momenti – da un letto d’ospedale da campo, da una fessura del fienile o da un parabrezza sporco dentro l’autolavaggio, senza facili concessioni all’effetto gratuito e lavorando molto sugli spazi aperti. In questo modo è come se tutto fosse ormai talmente assodato agli occhi, talmente visto e metabolizzato, che non si può far altro che guardarlo con distacco (non a caso papà Romero col capolavoro Diary of the dead azzera il controcampo, distrugge i limiti dell'inquadratura e abbraccia il caos gnoseologico). Perché qualsiasi cosa è passato: quel passato (del cinema) che si ripete, e dinanzi al quale La città verrà distrutta all’alba si pone con umiltà, utilizzando strumenti e idee preesistenti per cercare di parlare (ancora) del presente. Non è certamente la strada più coraggiosa da seguire per fare cinema oggi (un 28 giorni dopo qualsiasi gli è di molto superiore), ma considerata la quantità e la qualità dei rifacimenti odierni, forse non è neanche la più dannosa.
Titolo originale: The crazies
Regia: Breck Eisner
Interpreti: Timothy Olyphant, Radha Mitchell, Joe Anderson, Danielle Panabaker
Distribuzione: Medusa
Durata: 101'
Origine: USA, 2010
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