"The Final Destination 3D", di David R. Ellis
Più che un sequel, l’ennesimo remake di una saga dal fiato corto: l’utilizzo del 3D è qui puramente decorativo e inutili ai fini artistici della pellicola, togliendo così di fatto qualsiasi potenzialità dialettica a questo mezzo espressivo. The Final Destination 3D è un innocuo horror per minorenni, il cui unico pregio consiste nel non prendersi mai troppo sul serio.
Giunta al quarto capitolo, la saga di Final Destination continua a riproporre invariata la stessa formula di sempre: un body-count ininterrotto e inesorabile, generato non dal solito assassino mascherato bensì dalla mano invisibile della Morte. Che cos’è, nel sottogenere slasher, una vittima? Nulla, è solamente un corpo da sacrificare all’interno del plot, affinchè la storia possa proseguire con altri massacri. Quella che all’inizio era una discreta trovata teorica di sceneggiatura - in grado di apportare un minimo di innovazione all’interno di un universo chiuso di regole - ormai però non sorprende più nessuno al punto che, più di un seguito, si può quasi parlare dell’ennesimo remake: dopo il primo e il terzo episodio realizzati da James Wong, la saga torna nelle mani più capaci di David R. Ellis, già autore di quel Final Destination 2 che si apriva con una delle migliori sequenze di incidenti stradali degli ultimi anni. Ma il risultato non convince: non c’è inventiva, non ci sono sorprese, non ci sono idee. L’unico elemento innovativo rispetto ai capitoli precedenti consiste nell’utilizzo del 3D, ma anche su questo ci sarebbe molto da obiettare: è davvero così fondamentale ai fini del film proiettare oggetti in faccia allo spettatore? E soprattutto, è davvero questa la rivoluzione del 3D? Crediamo di no. Se davvero l’utilizzo del tridimensionale porterà a una nuova era del cinema (come Avatar fa ben sperare), film come The Final Destination 3D fanno fare al mezzo più passi indietro che avanti, spostando lo sguardo su una dimensione più videoludica che altro. Se di sguardo si tratta ("io ti vedo..."), allora in questo film - come in San Valentino di sangue, come in Scontro tra titani - non ve n’è traccia: piuttosto, è apprezzabile il tentativo di Ellis di non prendersi mai sul serio e di dare al film un’impronta smaccatamente ironica (a differenza dei tre precedenti episodi). The Final Destination 3D comincia con una discreta sequenza all’autodromo, tra lamiere in fiamme e corpi straziati: l’utilizzo della CGI è palese, le dinamiche delle uccisioni ai limiti del parossismo e il senso del ridicolo è sempre in agguato; non vuole essere altro che un prodotto di intrattenimento, ma il déjà vu è tanto e non è quasi mai compensato da un adeguato tasso di divertimento.
Titolo originale: id.
Regia: David R. Ellis
Interpreti: Bobby Campo, Shantel VanSanten, Nick Zano, Haley Webb, Mykelti Williamson, Krista Allen
Distribuzione: Warner Bros
Durata: 98’
Origine: USA, 2009
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