"Sex and the City 2", di Michael Patrick King
Le ragazze non sono tornate. Sex and the City 2 sancisce definitivamente la trasformazione delle quattro single che hanno rivoluzionato la serialità televisiva al femminile in altrettante desperate housewives metropolitane. Allora meglio augurarsi che alle avventure in Medio Oriente non si aggiungano altre “fughe dalla città”: nemmeno la consolidata mitologia glamour di Sex and the City potrebbe resistere a un altro colpo letale.
Le ragazze non sono tornate. Sex and the City 2 sancisce definitivamente la trasformazione delle quattro single che sul finire degli anni Novanta hanno rivoluzionato la serialità televisiva al femminile, già abbozzata nel primo episodio cinematografico, in altrettante desperate housewives metropolitane. I primi dieci minuti esauriscono sia quel che di originale il film ha da offrire sia i legami con l’innovativo referente televisivo: “Tanto tempo fa c’era un’isola, qualche olandese, qualche indiano e alcune pietre”, racconta la voce narrante di Carrie Bradshaw, catalogando la New York delle origini fino a quella degli anni Settanta dello Studio 54 come l’era “A.C. – Avanti Carrie”. E in effetti l’apporto di SATC sull’immaginario pop ha rivoluzionato la stessa immagine di New York, declinando la Grande Mela al femminile e lasciandola emergere come quinta protagonista del serial, con una personalità brillante dalla voce forte che si libera nel tappeto sonoro di voci e rumori urbani della colonna audio originale.
Ma la New York vivida della televisione viene impietosamente sacrificata dal mezzo cinematografico, che si affida a un esercizio del bigger than life (…e than television) chiassoso e roboante ma poco efficace. Ci vuole più glamour dice ancora Carrie, inseguendo lo “scintillio” tanto nella vita personale, nel matrimonio solitario con Mr. Big, quanto nella vita mondana, per cui la sola città non basta più. E allora via, verso scenari esotici alla Lawrence D’Arabia, a far risaltare i colori di Dior fra le dune del deserto, in quella che appare più un’affermazione ed esportazione del brand che una vera necessità narrativa.
Decurtando dal racconto il sesso e la città, ossia i suoi elementi fondativi, ma rinunciando anche a un discorso ragionato sulla moda che il primo film proponeva invece in maniera programmatica, Sex and the City 2 smarrisce i suoi punti di forza, la sua stessa ragion d’essere. Quella che le sei stagioni del serial avevano mantenuto intatta pur nel profondo mutamento dall'iniziale docufiction sui costumi sessuali della New York modaiola verso la commedia romantica, capace di strizzare l’occhio tanto a Come sposare un milionario quanto al Colazione da Tiffany di Capote-Edwards,primo mirabile connubio tra la metropoli newyorkese e il glamour dell’alta moda.
Le quattro protagoniste, modulate sui tipi della Hollywood classica – la scapestrata, la dura, la femme fatale, la dolce ingenua – aggiornano i prototipi traendo linfa dall’aura cinematografica di Manhattan. E l’incidenza della città è tale che non appena la location cambia il film si affloscia e scade nella volgarità, sorta di cinepanettone fuori contesto e fuori tempo massimo.Sostenuto dal fasto di una produzione poderosa, Michael Patrick King si gioca le sue chance sul grande schermo ma resta vittima delle proprie ambizioni. Perché se ancora il primo film riusciva a porsi in continuità con lo stile della serie, trattenendone atmosfere e umori, il nuovo lavoro mostra tutti gli evidenti limiti di un’operazione di marketing, incapace di apportare una pur minima novità a quanto detto durante le sei stagioni televisive.
La riproposizione del film-guida, come nume tutelare nel passaggio dal piccolo al grande schermo, prima il minnelliano Incontriamoci a Saint Louis, ora Accadde una notte di Frank Capra, non è sufficiente per mantenersi nel solco della commedia brillante. E fra gli urletti entusiastici della Nixon, le smorfie di Kristin Davis, i patemi d’animo di una Sarah Jessica Parker ormai poco credibile, e gli approcci volgarotti della Cattral è meglio augurarsi che alle avventure in Medio Oriente non si aggiungano altre “fughe dalla città”: nemmeno la consolidata mitologia glamour di Sex and the City potrebbe resistere a un altro colpo letale.
La riproposizione del film-guida, come nume tutelare nel passaggio dal piccolo al grande schermo, prima il minnelliano Incontriamoci a Saint Louis, ora Accadde una notte di Frank Capra, non è sufficiente per mantenersi nel solco della commedia brillante. E fra gli urletti entusiastici della Nixon, le smorfie di Kristin Davis, i patemi d’animo di una Sarah Jessica Parker ormai poco credibile, e gli approcci volgarotti della Cattral è meglio augurarsi che alle avventure in Medio Oriente non si aggiungano altre “fughe dalla città”: nemmeno la consolidata mitologia glamour di Sex and the City potrebbe resistere a un altro colpo letale.
Titolo originale: id.
Regia: Michael Patrick King
Interpreti: Sarah Jessica Parker, Kim Cattral, Cynthia Nixon, Kristin Davis, Chris Noth
Distribuzione: Warner Bros
Durata: 146’
Origine: USA, 2010
Regia: Michael Patrick King
Interpreti: Sarah Jessica Parker, Kim Cattral, Cynthia Nixon, Kristin Davis, Chris Noth
Distribuzione: Warner Bros
Durata: 146’
Origine: USA, 2010
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