"La papessa", di Sönke Wortmann
Se, come vuole la leggenda, la Chiesa ha cancellato Giovanna dalla Storia, Sönke Wortmann non le ha di certo reso un servizio migliore. Dalle violenze subite dalla protagonista durante l’infanzia, fino alla conquista del soglio di Pietro, La papessa è un estenuante kolossal che mostra tutta la povertà di uno sguardo che, tenendosi ad un’incolmabile distanza i suoi personaggi, svuota l’immagine di ogni passione
Meravigliosa e terribile, è la leggenda di Giovanni Anglio, un nome maschile che nasconde una donna, la prima e l’unica a salire sul soglio di Pietro, nell’853 secondo la Chronica de romanis pontificibus et imperatoribus, e a regnare per due anni su Roma e sulla cristianità. Dopo aver reso pubblico il suo segreto durante una processione generale, dando prematuramente alla luce il frutto della sua libertina condotta sessuale, la dotta e intelligentissima Giovanna finisce trucidata dalla folla inferocita.
Non è questa la storia che ci racconta Sönke Wortmann. Nel travagliato adattamento cinematografico del bestseller dell’americana Donna Woolfolk Cross, che avrebbe dovuto portare la ben più lungimirante firma di Volker Schlöndorff, liquidato dalla Constantin Film poco prima di iniziare le riprese, il cammino di Giovanna (già protagonista al cinema con il volto di Liv Ullmann nel film di Michael Anderson) è spogliato da ogni contraddizione. L’eroina de La papessa diventa un personaggio del tutto positivo, privo di zone d’ombra e, soprattutto, senza alcuno spessore. La leggenda viene depurata dall’ambiguità di un mito burlesco che vuole incrinare quell’impermeabilità duramente eretta dalla Chiesa medievale per separare sacro e profano e per espellere dal corpo culturale dell’epoca la minaccia che s’inscrive in ogni tentativo di superamento dell’ordine regnante. Mentre ripercorre la sfida di una donna, non più santuario del diavolo, ma incarnazione di un principio di purezza e di saggezza capace di riformare le aberrazioni del sistema ecclesiastico, La papessa tenta di esplorare la tensione di un’anima dolorosamente divisa tra il desiderio di vivere la pienezza dell’amore terreno e l’aspirazione di farsi strumento del volere divino. Una tensione che Sönke Wortmann si accontenta di risolvere attraverso l’impiego tanto insistito quando inefficace dei primi piani della pur brava Johanna Wokalek, unico vero motore del film, e che invece finisce per perdersi miseramente nella debolezza di una struttura narrativa a compartimenti stagni, puntellata da un’irritante voce fuori campo, e nella sciatteria senz’appello di una messa scena sempre troppo contenuta che, al contrario della magnifica potenza del Robin Hood di Ridley Scott, ci consegna un’eroina senza vita. Se, come vuole la leggenda, la Chiesa ha cancellato Giovanna dalla Storia negandole un posto nei suoi annali, Sönke Wortmann non le ha di certo reso un servizio migliore. Dalle violenze subite dalla protagonista durante l’infanzia, alla scelta di entrare in un monastero benedettino spacciandosi per un frate di sesso maschile, fino all’incoronazione come capo della Chiesa universale e alla definitiva caduta, La papessa è un estenuante kolossal che, pur tra lo sfarzo degli scenari, peraltro pessimamente sfruttati, e i nomi illustri ridotti a ridicole caricature, primo tra tutti John Goodman, ma anche David Wenham e Iain Glen, mostra tutta la povertà di uno sguardo che non si sporca mai le mani, che non rischia nulla e che, tenendosi pavidamente ad un’incolmabile distanza dai suoi personaggi, svuota l’immagine di ogni passione e di ogni emozione.
Titolo originale: Die Päpstin
Regia: Sönke Wortmann
Interpreti: Johanna Wokalek, David Wenham, John Goodman, Iain Glen
Distribuzione: Medusa
Durata: 149’
Origine: Germania, UK, Italia, Spagna, 2009
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