"Goodbye, Mr. Zeus!", di Carlo Sarti
Ha una strana e contagiosa follia iniziale e non appare mai ridicolo nel mostrare il protagonista che parla col pesce. In una Bologna estiva gag surreali con Fabio Troiano estremamente convincente nell'essere spesso stralunato. Poi ad un certo momento la pellicola va in riserva dopo aver dato il meglio di sé: qualche personaggio forzato e qualche sguardo su un aereo in cielo di troppo
Una Bologna estiva come gli squarci di quello (s)cult con Gigi e Andrea, Acapulco, prima spiaggia a sinistra. E poi, una serie di gags dal tamponamento iniziale, alla casa allagata con il protagonista che gira nudo in strada fino all'esplosione del palazzo con un corpo che è provvisoria reincarnazione di Buster Keaton (le immagini del film in tv) nella personale guerra contro gli oggetti. Ha una strana e contagiosa follia la parte iniziale di Goodbye, Mr. Zeus, premio Solinas per la sceneggiatura in cui lo sguardo di Sarti produce uno straniamento rispetto alla realtà vissuta dal protagonista. Alberto è un giovane impiegato di banca che, per il compleanno della fidanzata Adelaide, decide di regalarle un pesce rosso al posto di un cane perché troppo costoso. Lei, che abita nello stesso condominio, lo respinge al mittente. L'uomo inizia a comunicare con lui, lo chiama Zeus e vede che il pesce ha doti straordinarie e mostra il disappunto che prova nel vivere in un acquario. Intanto ne succedono di tutti i colori. Il regista dirige un'anomala commedia fantastica su una doppia vita parallela: quella reale, con la fidanzata opprimente (resa efficacemente da Chiara Muti) che gli tarpa le ali; quella surreale dove Troiano si dimostra interprete capace di sperimentare questo spaesamento ma anche la voglia e il coraggio di poter vivere la vita come gli pare. Un merito indiscusso Goodbye Mr. Zeus! ce l'ha: quello di non apparire mai ridicolo nel mostrare il protagonista quando parla col pesce. Per certi aspetti, nella sua dimensione surreale, non sembra neanche un film italiano. Poi però da un certo momento la pellicola mostra di andare in riserva dopo aver dato il meglio. Qualche personaggio forzato (il dottore), qualche situazione meno spontanea di quello che appare (la seduzione del direttore del carcere nei confronti di Adelaide) e uno sguardo di troppo su un aereo che vola in cielo. Con i suoi limiti, viene voglia comunque di difendere Goodbye, Mr. Zeus!. E questa aumenta grazie all'apparizione nel carcere di Bruno Schiavoni. Con il suo volto seduto nel parlatorio o nella apparizione alla mensa, per fortuna non passa inosservato e il suo passaggio illumina ogni inquadratura dove è presente.
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